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26/06/2016

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MASCHERE A VICO DEL GARGANO

Clicca per Ingrandire Le fatiche del 16° Laboratorio Teatrale “Teatro K” di Vico del Gargano, diretto da Massimo Montagano, si concludono con la presentazione di due pregevoli lavori che gli allievi porteranno in scena. Sabato 2 luglio, alle 20.30, nell’Auditorium comunale “Raffaele Lanzetta”.

Chi non ha sognato almeno una volta di nascondersi dietro una maschera per vedere l'effetto che fa? Chi, almeno una volta, non ha desiderato di mutare volto e pensiero per apparire e raccontare tutto quello che per conformismo, falso pudore, non osa fare e dire col vero volto dell'uomo e della donna? Pirandello dice che indossiamo una maschera a ogni situazione della vita: una in famiglia, una per gli amici, una per la società.

Il privato non coincide quasi mai col pubblico, una continua recita, e si potrebbe continuare ancora. Ma, allora, qual è il vero volto? Dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, perché siamo sempre alla ricerca di una maschera e di un ruolo che meglio si adattino al tempo e alle circostanze? Perché non raccontiamo la nostra vita col volto che Dio ci ha dato senza nasconderci dietro una maschera? Un vagheggio, un desiderio, paura di essere quelli che siamo.

Tutte queste cose insieme ci danno il volto di una società finta, che recita malamente una parte e, come dice l'autore del testo, “... ha perso il gusto di ridere di se stessa...” Continuiamo a parlarci solo attraverso il filtro, la paratia e la comodità della maschera, spesso senza neanche guardarci negli occhi. Ce lo ricorda Colombina nella sua schietta riflessione: “... sono fermamente convinta che il volto di ogni uomo o donna è la maschera di Dio”.

Mentre ritorna, onnipresente e pressante, il dubbio di Pulcinella: “Sei Dio o non sei Dio. Oppure anche tu giochi a fare Dio?” E' comodo indossare una maschera, ieri, oggi e sempre, copre tutto, nasconde tutto, tranne una cosa, una sola: la libertà di coscienza, che nemmeno Dio può coprire una volta che ci è stata concessa. “Non potevo fare niente, perchè non ero IO a perseguitarvi, ma chi ha inteso, nell'esercizio della libertà della sua coscienza, in modo sbagliato, il mio insegnamento e la mia verità.”

Il testo di Frate Fuoco, illuminante e profondo, ancestrale e ricco rivoluzionario, un atto d’accusa contro questa società parolaia e superficiale, un ceffone ai senza volto e agli indifferenti, spiegato amorevolmente dalla forza dello Psicologo, un dardo infuocato che il Laboratorio teatrale “Teatro K”, diretto con la solita maestria da Massimo Montagano, ha incoccato e scagliato diritto al cuore della gente che non sa più ridere.

Un'ora di teatro - che definire ‘spettacolo’ è riduttivo - è storia, dove le più grandi e belle maschere, conosciute in tutto il mondo, prenderanno vita sul palcoscenico e davanti ai vostri occhi, e il fruscio della verità arriverà alle vostre orecchie e alle vostre coscienze. Lentamente, passeranno dallo studio dello Psicologo per svelarsi completamente, a mezzanotte, sotto il cielo stellato, al ritmo della Tarantella, nella città, fra le case sgarrupate e la vecchia via che porta al volto delle nostre anime.

Sabato 9 luglio, ore 20.30. Auditorium comunale “Raffaele Lanzetta” (ingresso libero): “Fili”, intrecciati con Garcia Lorca. Il filo sottile che lega il perdere e il ritrovarsi. Un racconto antico, antico quanto le parabole e il Vangelo, ma di una attualità viva, presente e problematica come le storie di tutte le fughe, il lasciare, l’allontanarsi, lo scappare. Fede e Ragione non sempre riescono a spiegare tutto, prevedere tutto. Gli interrogativi restano di fronte all’insofferenza, all’inquietudine, al mistero della fuga, come al mistero della vita.

Il chiedersi i tanti perchè mentre alcuni restano, costruiscono, silenziosamente accettano e vivono la quotidianità, gli altri gettano il fardello delle cose comuni, rompono il cerchio protettivo della famiglia, si vola sulle ali della leggerezza, della libertà, delle banalità, si tocca perfino il fondo, e il pensiero va alle parole di Federico Garcia Lorca: “... Getto ancora una volta la rete nella fonte della mia vita, rete fatta di fili di speranza, nodi di poesia, e prendo pietre false tra un fango di passioni addormentate...”

Ma cos'è la fuga, la libertà, la normalità, il diritto alla felicità? Massimo Montagano, regista, ha affidato a un gruppo di donne la risposta ai mille tormenti e alla suadente voce tentatrice di un diavolo in gonnella. Saranno loro a spiegare, la sera del 9 luglio, il mistero della vita legata ai mille e mille fili della quotidianità. Vi racconteranno che la vita non è un’approssimazione, come non è approssimazione il dovere, il perdono, il rapporto con gli altri, il cordone ombelicale che lega e nutre la famiglia.

Il ritorno, il ritrovarsi, l’accoglienza, l’incontro è sempre una festa, qualunque sia la distanza percorsa. Vi ricorderanno che l'amore del padre in attesa è infinito.

Michele Angelicchio

 Redazione

 

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