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03/06/2016

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POESIA x (e di) TUTTI: CHI È DI SCENA? Il Mondo di “Elios” (Elia Tavaglione)

Clicca per Ingrandire Di “Elios” il componimento che proponiamo oggi in questa nuova puntata della nostra rubrica. Elia Tavaglione, l’artista peschiciano ‘cacciatore’ di immagini, non è più fra noi, ma resta nei suoi lavori e la sua presenza è difficile da dimenticare.


PASSASTI…

Decisa, schiva, modesta
timida mi guardi, ti fermi,
la mano affettuosa mi porgi.
stai bene - evviva! - sorridi.
Entusiasta ti osservo, sussulto,
in letizia il Cielo ringrazio.

La tremula mano ti stringo
straripa energia e m’invade.
Concetti smorzati, parole.
Mobiliti il tuo spirto assetato:
il mare, la pace, la casa,
del giorno son cose di mamme.

Gazzella di limpide acque,
turbata, inquieta, indecisa,
trambusto di gente vagante,
in silenzio sparisti piangendo.
Triste l’addio e il volto celato
di chi ha gioito fra noi…

… se ne allontani.

Ci aspettano giorni più corti
ci saranno giorni più freddi.
Per strade deserte, ramingo,
turbato da venti selvaggi
mi fermo un istante e mi dico:
qual vuoto ormai dentro di me.


IL COMMENTO DI VINCENZO CAMPOBASSO = Se, in calce, non ci fosse la firma di un maschio, si potrebbe essere portati a credere che la poesia fosse di uno “spirto” gentile, di una mano muliebre. Invece, è proprio del compianto Elios, che Piero Giannini, all’insaputa dell’Autore, sta “vendicando”, contro la Sorte che non volle dargli onore in vita. Anche se i versi sono misti, passando dagli ottonari ai decasillabi, rimane una netta cadenza, di cui s’avverte la lieve musicalità, per tutta la durata dei cinque pentastici, appena interrotta da un solitario quinario, apparentemente avulso da tutto il contesto, ma posto lì proprio per sottolineare il senso del distacco di chi, amato, è stato visto allontanarsi dai propri affetti.

Mi rammenta una mia breve lirica giovanile (“Timida Cerbiatta”), di poche parole, poste a descrivere un fugace incontro con una donna che sprizzava bellezza, come si dice, da ciascun poro, precisamente come lirismo sprigiona ciascun verso di “Passasti…”. La differenza è nei personaggi incontrati: il mio, era una sconosciuta, con la quale non mi potevo fermare a scambiare convenevoli; il suo, una persona conosciuta che lo guarda, si ferma, gli porge “la mano affettuosa”, gli sorride fino a suscitare in lui entusiasmo e gioia per lo stato di benessere fisico e spirituale, in cui la donna gli appare prima che - “in silenzio” - sparisca, senza poter celare il proprio pianto, evidentemente causato dalla consapevolezza che il suo è, o potrebbe essere, un allontanarsi senza ritorno, un allontanarsi per sempre.

Un allontanarsi che rattrista il Poeta e gli fa presumere “giorni più corti… più freddi”, mentre senza mèta, andrà girando “per strade deserte”, ovviamente non di gente, ma dell’unica persona che possa interessargli e gli farà avvertire dentro un incolmabile vuoto.




 Redazione (foto digilander.libero.it)

 

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