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01/05/2016

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TORRE DI MONTE PUCCI: CHE NE FACCIAMO?

Clicca per Ingrandire Puoi contemplare l’intero giorno dalla Torre di Monte Pucci, dall’alba al tramonto passando per il mezzodì. Puoi scrutare il confine tra luce pallida della notte e quella del primo mattino, seguire il cammino lento del sole verso lo zenit fino a vederlo scomparire nel versante opposto da cui era arrivato… ma nello stesso mare. Puoi sentire la voce del vento dalla Torre di Monte Pucci, che scompone e ricompone le nuvole del cielo mentre giocano a colorare il mare - ora ‘pelle di pachiderma’ ora azzurro profondo. - Lo stesso vento che s’inebria delle resine dei pini d’Aleppo e governa il volo dei gabbiani che lenti ti sfiorano, quasi a volerti portare via con loro.

Sulla Torre di Monte Pucci puoi avvertire la sensazione di essere a bordo di un grande transatlantico che spacca il mare con la sua prua. E tu sei solo dentro il mare e il tuo sguardo si perde sulle creste bianche delle onde che si rincorrono una dietro l’altra, come i versi di un poema. Sulla Torre di Monte Pucci puoi sentire la voce delle guardie che avvistavano le galee dei Saraceni o dei corsari, l’allarme che si lanciava, lo scalpitio dei cavalli che fremevano pronti per essere lanciati al galoppo fino al paese per mettere al riparo famiglie e tesori. Puoi anche ascoltare la leggenda di alcuni pastori che, nell’inseguire un tasso ferito, “scopersero per caso l’ingresso di una caverna da essi ritenuta la grotta del tesoro di Monte Pucci”.

Ancora, dalla Torre di Monte Pucci puoi scavare in fondo negli anni fino arrivare agli ipogei e alle necropoli paleocristiane. Sulla Torre di Monte Pucci puoi ritrovare te stesso senza filtri. E se hai una matita fra le mani puoi catturare l’azzurro che si fa velo di zucchero nell’orizzonte più profondo, quello che ogni pittore ha provato a fissare sulla propria tela, così come puoi scrivere la poesia più bella del mondo perché devi tendere solo l’orecchio.

Dovremmo - noi garganici - riappropriarci della Torre di Monte Pucci, nata da un’ordinanza di Don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, viceré di Napoli per conto di Carlo V d’Asburgo, nel secolo in cui rifiorirono la civiltà, le arti, gli studi. Dovremmo riprenderci quello che siamo stati, lo dovremmo fare in maniera decisa, come fa la massaia con le sue mani mentre lavora l’acqua e la farina per fare la pasta.

Ecco perché trovo interessante costruire un progetto serio intorno a una proposta che leggo su un post di Matteo Cannarozzi De Grazia sul gruppo facebook ‘Monte Pucci: l’ombelico del mondo’, che mi auguro trovi spazio lì dove le idee si possono concretizzare, perché credo che nella volontà e nell’animo di molti di noi sia già realtà: “… uno sportello informativo del Parco del Gargano? Ci proviamo a ‘utilizzarla’ nonostante le problematiche a tutti note?”

Francesco A. P. Saggese

 Redazione

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 01/05/2016 -- 18:00:36 -- vincenzo

Quali alternative? O una delle tante pizzerie con servizio bar o pizzeria-ristorante. Od un museo. Nel primo caso, in qualche modo si determina l'alienazione del bene storico, sia pure a beneficio di turisti e di avventori vari. Le spese della manutenzione sarebbero sostenute dal gestore (che pagherebbe anche un canone al comune di pertinenza - od al demanio, non so). Nel secondo caso, si dovrebbe disporre di reperti storici idonei ad attrarre la gente. Le spese verrebbero sostenute dal "proprietario" del bene. Si renderebbe necessario far pagare un biglietto. Coraggio! Ci si metta ad un tavolo e si decida, purché non si faccia andare in briciole il bene stesso!

 
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