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06/04/2016

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MAI DIRE MAI

Clicca per Ingrandire A margine dell’ultima puntata poetica, un giorno qualsiasi, tempo fa. Squilla il telefono e scuote quel vago senso di torpore che satura talvolta la redazione. Una voce si presenta: “Sono Tommaso Di Ciaula” (foto del titolo; ndr). La risposta è troppo pronta per non essere sincera: “Ci conosciamo!” Attimo di perplessità al di là del tempo e dello spazio, poi l’approfondimento, il ricordo in graduale levitazione e la memoria che si concentra in un definito periodo di svariati anni fa. Ecco, ci ha inquadrato. “Mi facesti un paginone sul quotidiano ‘Puglia’, vero?” Eggià, al ‘nostro’ tempo di ‘Puglia’ gli dedicammo un’intera pagina perché Di Ciaula era Di Ciaula, non l’ultimo arrivato.

Tommaso Di Ciaula era l’autore del bellissimo “Tuta blu. Ire, ricordi e sogni di un operaio del Sud”, pubblicato con Feltrinelli, tradotto e distribuito in Germania, Francia, Messico, Cuba, Unione Sovietica, Spagna, America latina, osannato non solo dalla sinistra politica ma da tutti coloro che avevano a cuore (e si spera abbiano ancora, con quella serie di ‘morti bianche’ che ci ossessiona) l’esistenza degli operai. Eppure, non apprezzato dal segretario Cgil, Luciano Lama, che accusò l’autore di ‘attaccare il sindacato’. Il libro è l’autobiografia di Tommaso, operaio in tuta blu, che racconta la sua storia e i suoi affanni, fra rimpianti della civiltà contadina e modernità, e cerca di uscire dall’incubo della sua condizione in fabbrica.

Di Ciaula, in conferenza stampa, a Taormina, dichiarò: “Questa storia l’ho vissuta, l’ho sofferta. E’ la mia storia. L’ho scritta perché stanco di essere considerato uno dei tanti numeri di un’assemblea o di un corteo o di uno sciopero. In tutto il mondo del lavoro più marginale e molto diffuso, c’è ancora il tornio, la cattiveria della macchina”. Una storia tanto ricca di significati da essere trasferita su pellicola cinematografica e diventare oggetto di film - girato in Puglia, fra Bari, zona industriale di Modugno, Bitetto e per alcune scene a Bitonto - la cui ‘prima’, il 30 aprile 1987, avvenne in… Germania Ovest!

Da operaio - e qui è il successo del libro - alla Pignone di Modugno, in Terra di Bari, Tommaso si stava mettendo in discussione anche come autore di poesie, passione mai sopita, ma all’epoca portata a conoscenza del grande pubblico insieme alla sua sensibilità di uomo sensibile, al suo volare alto fra le emozioni della vita e alle avventure e disavventure della vita stessa. Non si poteva assolutamente sottovalutarne l’«appello» venato di sofferenze e dolore, mortificazioni e schiaffi in faccia, ma anche di gioia di vivere e commozione per la bellezza che lo - e ci - circonda, da cui trae ispirazioni elevate e sottilmente denuncianti.

Un esempio concreto è nei versi della lirica oggetto della sesta puntata di “Poesia” pubblicata il 3 aprile scorso. Ora vogliamo proporvene alcune altre, per comprendere meglio l’uomo, l’autore, il personaggio. “Poesie magiche, esplosive, reali e struggenti”, scriveva “Repubblica”.


LA VECCHIA
Ammiro la vecchia pazza,
la fanatica delle galline
che si barrica in casa,
e chiude e richiude finestre:
non vuole vedere la luna,
accende e riaccende candele,
dialetta con le ombre
e borbotta come una pentola rotta.
Ammiro la vecchia pazza
la fanatica della treccia
nel giardino accumula
immondizie e feccia,
la fanatica della scopa.
Topi e lenticchie
sbiadito è il drappo rosso
muore la vecchia nel fosso.
Ammiro la vecchia che annega nel fosso.

DIETRO LA PORTA
La mia ragazza
guarda la luna
mangia la mela.
Ieri notte non le potevo contare
i capelli nella lana,
la pallina rossa nella stanza
seminava sangue di gazzelle.
La mia ragazza
guarda la luna
mangia la mela.
Ieri notte ho contato
chilometri di rose sul suo corpo.
Dietro la porta
la canzone azzurra del vento,
dietro la porta
il fischio antico dello zappatore
e il canto tragico del gallo mattutino
arruffato di penne e di sogni.

DALLA FINESTRA ROTTA
Aspetto che la vigna
nella finestra cambi colore,
cambi direzione il vento.
S’impigliano cornacchie nel cielo.
Si dice che verrà la notte
sul dorso di una rana
e di una stella,
il vento suona un macabro flauto
dalla finestra rotta.

IO SONO L’UOMO DEI FORNI
Io sono il dio vulcano dell’officina:
quello che vi acceca
con zaffate di fumo,
che vi soffoca
con sulfuree nubi
e vi spaventa
coi fuochi coi lampi.
Io sono l’uomo della tempera
dalle larghe cicatrici,
giorno per giorno
tra questi olii
tra questo fuoco rosso
la mia pelle si copre di piaghe
facendomi somigliare
ad un piccolo mostro.
Impazzisco di caldo
tra i forni l’estate
meglio l’inverno
io sono l’uomo
di questo piccolo inferno
io sono l’uomo delle scottature
queste sono le mie avventure.

LA MIA AVVENTURA
Ammucchiare sudore
col sole
al canto lontano delle cicale.
Ammucchiare sudore
col freddo
all’urlo lontano del vento.
Formare montagne di trucioli
con in cambio
una busta elegante
ma con pochi soldi da campare.
Questa è la mia avventura
che dura
finché ci saranno
montagne di ferro da plasmare.


A differenza di chi ne tace la produzione, quasi negandola (e succede solo in Italia da un decennio in qua, perché all’estero è tuttora stimato e apprezzato), noi sappiamo che Tommaso Di Ciaula ha pubblicato romanzi, sillogi poetiche, brevi saggi letterari (con Feltrinelli, Sellerio, Laterza, Argo, Delphos, Zambon...) eppure Di Ciaula continua a essere “quello di Tuta blu”, come se il suo tempo si fosse fermato, disconoscendone la forza attuale, lo spessore di una escalation che continua da oltre trent’anni e non accenna minimamente ad arrestare la propria valenza.

Forse per un suo preciso accenno emerso durante la lunga conversazione, ma un flash velocissimo ce lo avvicinò a Matteo Salvatore, il cantore di Apricena, diventato leggenda solo dopo la morte, che visse gli ultimi anni della vita su una sedia a rotelle in un misero alloggio foggiano. Non lo abbiamo augurato al nostro “amico”, piuttosto era un implicito invito a non dimenticare quanto di lui e della sua produzione sia stato scritto da autentici nomi della letteratura. E che l’intelligenza umana scopra o “riscopra” pienamente «l’uomo» Di Ciaula, affidandogli quella funzione che gli è propria: assistere le anime assetate di poesia. Ben venga quindi, considerandone lo stato di necessità, l’assegnazione per speciali meriti artistici dell’assegno straordinario vitalizio (legge Bacchelli) concesso dal Consiglio dei ministri il 17 dicembre 2009.

Piero Giannini



 Redazione (foto youtube)

 

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