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09/03/2016

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LA STORIA DI UN VERO UOMO

Clicca per Ingrandire Antonio Monte, tredicesimo di quattordici figli, nasce a San Nicandro Garganico il 1° dicembre 1942, durante il periodo dell’ultima Guerra Mondiale, da genitori contadini: Vincenzo classe 1898 e Lucia Campanozzi classe 1900. La mamma non ha latte e lo affida alla balia Angela, che andrà a vivere a Monza il '50, per cui si ritrova un fratello di latte, Giuseppe. Sei dei suoi fratelli naturali periscono per malattie tipiche di quel periodo. Lui stesso ha un fisico gracile che non gli permette di ultimare la scuola primaria, interrotta in terza Elementare.

Per due anni le febbri ne tormentano l’organismo, ma quando può offre servizi a una insegnante che dà ripetizione a scolari delle scuole inferiori. Spesso si sofferma a origliare i tanti argomenti di studio e un giorno suggerisce a un bambino, oggi professionista, che non riesce a rispondere, la data della morte di Napoleone (1821). L’insegnante allora convince i genitori di Antonio a fargli sostenere l’esame di ammissione che vigeva al tempo per accedere alle Scuole Medie. Lo supera e così ritrova gli amici delle Elementari che mai l’hanno abbandonato.

Durante l’ultimo anno delle Medie, spesso attende gli studenti delle Superiori che scendono dal trenino della Garganica rientrando da San Severo o Foggia. Gli stessi che, più tardi, pretenderanno l’inserimento di un racconto - da lui scritto sul giorno che aveva viaggiato con loro, immedesimandosi studente, - nel libro “Il treno dei desideri”, realizzato dall’Unitre di San Nicandro. Il 1957, conseguita la Licenza Media, interrompe gli studi e diventa pastorello, a quaranta chilometri dal paese.

“I pascoli, vere palestre di vita”: così definirà il periodo trascorso insieme ai pastori della transumanza che dall’Abruzzo scendono in Puglia durante il periodo invernale. I pastori abruzzesi diventano i suoi insegnanti, perché tutti preparati culturalmente, avendo frequentato sin da piccoli le scuole dei salesiani per non pesare sul bilancio familiare, e riprendendo poi, da grandi, il mestiere dei genitori. L’umidità del cascinale in cui vive gli procura la deformazione degli arti e febbri reumatoidi con alte temperature che lo costringono a svolgere il lavoro di pastorizia a cavallo (foto 1 sotto; ndr) e deciderlo, il 1965, a ventitre anni, a trasferirsi a Milano.

Arrivato a Cinisello Balsamo, affitta un sotto-tetto e trova lavoro come semplice operaio in una ditta elettrochimica di Paderno Dugnano che produce circuiti stampati, uno dei quali finirà nel satellite italiano “San Marco 1966”. Nel frattempo si iscrive al triennio serale di Ragioneria in un Istituto di Milano e si diploma, praticamente, con appena nove anni di frequenze scolastiche: tre Elementari, tre Medie, tre Superiori. Per rispettare l’orario scolastico (18.30-23), anticipa di un’ora quello di lavoro, mezza al mattino e mezza al pranzo, percorrendo settanta chilometri al giorno in bicicletta - Cinisello-Paderno-Milano-Cinisello - che nel tempo gli gioveranno.

Un giorno, il responsabile del reparto galvanico della ditta, laureato in Chimica, ne accetta il suggerimento atto a ripristinare alcuni circuiti deteriorati già destinati al macero. Rifatti i tracciati con una nuova immersione galvanica, i fili conduttori di tre di questi risultano più resistenti. Conseguito un attestato per trattare i gas tossici, è promosso operaio specializzato ma è costretto a dimettersi - i soliti motivi di salute - dopo aver indossato tre anni la classica divisa da lavoro: stivali, tuta di gomma, maschera e occhiali per preparare i bagni con acidi.

Un giorno scopiazza una domanda di richiesta lavoro in banca, preparata dalle Acli per un iscritto, e ne inoltra due a due banche diverse. Esito: il Banco di Roma lo vuole assumere come impiegato, la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde come uomo di fatica. Antonio, deludendo tutte le aspettative, accetta la seconda proposta e così… fa amicizia con la Dea Fortuna. Da uomo di fatica sale la scala gerarchica divenendo commesso, impiegato, capo reparto, capo ufficio, funzionario!

All’epoca, le Banche assumono ex professionisti dello sport per gare di Campionato Italiano Amatoriale. In una gara ciclistica ne spinge uno che ansima in salita. Scoperto dal giudice di corsa, viene allontanato con la sua bici di ferro perché… fuori gara! (Vi stava partecipando senza essere iscritto e senza essere un ex ciclista professionista.) Il mattino del giorno dopo è convocato dal Capo del Personale. Pensando al licenziamento, viene invece invitato a fare parte della squadra di ciclismo della Cariplo. I tanti chilometri coperti in bicicletta, che hanno debellato i reumatismi nel sangue, adesso, con fiato e cuore spinti dall’entusiasmo, vogliono attestare il miracolo. E così, per otto anni, partecipa da gregario ai Campionati Italiani Bancari di ciclismo su strada.

Sullo stesso circuito dove si è svolto il Campionato del Mondo dei professionisti su strada (a Salò; ndr), partecipa al Campionato di Arti e Mestieri riservato ai migliori primi dieci di ogni categoria: bancari, giornalisti, metalmeccanici, forze dell’ordine… Taglia il traguardo al 18° posto, dietro ex professionisti come Crepaldi, Zucchetti, Soldi, Peruzzi... Si allena di notte intorno all’ospedale San Carlo di Milano, una pista illuminata di 1600 metri. Non taglia mai per primo il traguardo, ma sarà il primo a cadere: in una gara ad Asti gli riscontrano un trauma cranico. Deve restare in ospedale 24 ore in osservazione, ma firma per uscire e il giorno dopo è già al lavoro.

Non sfrutterà mai permessi per allenarsi. Succede così anche per l’atletica. Per caso sostituisce un collega impegnato in una staffetta “24 x 1 ora”, gara che si svolge all’Arena di Milano. Percorre oltre quindici chilometri in un’ora, tanto che il capo-gruppo lo vuole in squadra e i risultati cominciano ad arrivare: Campione Sociale dei 1500 mt. su pista, Campione Italiano Bancari dei 400 mt. su pista a Sportilia, piazzamenti a Roma e Torino. Atleta europeo delle mezze maratone, giunge ai traguardi dei Campionati Bancari fra i primi quindici a Francoforte, Locarno e via elencando. Per la banca segue un corso semestrale e diventa istruttore d’equitazione. “Sono convinto - afferma - che il successo di carriera sia stato un riconoscimento, un premio alla volontà”.

Accumulati 44 anni lavorativi, va in pensione il 31 marzo 2001 (foto 2-3, uno dei regali e la festa) con l’ultima qualifica di funzionario. Riscatta la pensione integrativa della Banca e realizza una casa in Liguria, a Varazze, sul mare, sopra un bunker bellico tedesco. La chiama ‘Cà de Sass’: piante e fiori del Gargano su un balcone di Varazze. Amico di Padre Pio, spesso dialoga con Lui nei sogni, forse per sentirsi rammentare che i dolori atroci di salute, Lui, li ha sopportati per l’intera vita. Come segno di riconoscenza del miracolo ricevuto, dedica al Santo una preghiera in cinque lingue - inglese, francese, spagnolo, portoghese e ovviamente italiano - che recita: “Il Mistero / che mi assale / alla sera / quando incrocio / lo sguardo fisso / che m’invita / alla preghiera. / Dopo che io / l’Eterno Riposo / recito a Dio, / noto / dal Suo viso / un lieve sorriso / e la certezza / che veglia / per me / dal Paradiso”.

Coniugato con Laura Caterina Bonaccorso nata a il Cairo, Egitto, da genitori di origine italiana, rimpatriati dopo la guerra di Suez, attualmente risiede a Milano. Dal matrimonio sono nati Vincenzo, ereditando il nome del nonno paterno, laureato in Psicologia e titolare della società “Turnè Eventi” di Milano; e Alberto, ereditando il nome del padre materno, direttore di produzione (ha collaborato alla realizzazione di alcuni film: “Sole a Catinelle” di Checco Zalone, “Il capitale umano” di Paolo Virzì, “Alaska” di Claudio Cupellini, “Un posto sicuro” di Marco D’Amore, “Onda su Onda” di Rocco Papaleo con Alessandro Gassman…). Il primogenito ha due figli, Emiliano di sei anni che gioca nei ‘primi calci’ del Milan, e Beatrice di tre anni.

Piero Giannini


PS. L’avevamo promesso all’interno del terzo “Chi è di scena?” dedicato alla produzione poetica di Antonio Monte (puntodistella.it/news.asp?id=7281). Cogliamo quindi l’occasione per mantenere l’impegno assunto pubblicandone una lirica estrapolata dal pensiero che accompagnava la poesia di quella puntata all’atto della partecipazione all’iniziativa.


PARETI DI MURAGLIE

pareti di muraglie
ridisegnate dal tempo
arricchite dal verde dei pini
da fichi d’India e capperi
esuberanti giardini verticali
naturali, preposti a orchestrazione
d’immagini donate ai ‘Foresti’
che calpestano strade tortuose
con rumorosi mezzi industriali.

imponenti scenografie
dalla natura offerte
gratuitamente
immagazzinate e rievocate
nelle loro terre fredde
prive di calore.

luogo magico
si affaccia sulle acque prepotente
ruotando silenzioso intorno al sole.
aria pura e soave
dal clima filtrata
rigenera il sangue
di meno giovani e l’arricchisce
di energia vitale.

anche i venti sostano
nei canonici punti d’incontro
e vi giocano
senza arrecare danni
con mulinelli dispettosi
spettinando chiome di ulivi
vele di marinai disorientando.

Territorio Sacro
devoto a Divinità dimoranti
che dagli Altari scongiurano
il male per farsi baciare
integro dal mare.

cicale e rondini cantano festose
al chiarore del giorno e
la notte costellazioni note
vigilano illuminando con premura
mentre le mezze fasi lunari
coronano le alture.


 Redazione

 

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