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07/12/2015

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IL GARGANO NEL CUORE

Clicca per Ingrandire Dopo le puntate televisive di “Questo è il mio Paese” il cielo del Gargano si è dipinto di rosa, il colore della donna improvvisata messaggera e giustiziere della falsa morale. Penso sia stata la natura a colorare il quadro stupendo perché lo vigila da tempo per divenire sempre più bello e rammentarci che della Puglia il Gargano è il fiore all’occhiello. D’obbligo, allora, un pensiero ‘amoroso’ sempre presente nella mia anima.

AMO IL GARGANO = Le pareti di muraglie ridisegnate dal tempo e arricchite dal verde dei pini, fichi d’india e capperi, diventano esuberanti giardini verticali naturali, preposti all’orchestrazione dell’immagine visibile ai ‘Foresti’ (turisti, nel linguaggio locale; ndr) che calpestano le strade tortuose, coi rumorosi mezzi industriali. Le imponenti scenografie che la natura offre gratuitamente vengono da loro immagazzinate per essere rievocate nelle terre, fredde e prive di calore, di appartenenza.

Questo luogo magico si affaccia prepotente sulle acque, ruotando silenzioso intorno al sole. Il clima filtra aria pura e soave e fa rigenerare il sangue del meno giovane e l’arricchisce di energie vitali. Anche i venti sostano per il loro punto d’incontro e vi giocano, senza arrecare guai, facendo mulinelli dispettosi, spettinando le chiome degli ulivi, disorientando le vele dei marinai. Territorio Sacro, devoto alle tante Divinità che vi hanno dimorato e dai loro Altari hanno scongiurato il male per farlo baciare integro dal suo mare.

Cicale e rondini cantano festose al chiarore del giorno e di notte sono le costellazioni più celebri che lo vigilano e lo illuminano con premura, mentre le mezze fasi lunari coronano le sue alture. Amo l’aspro territorio, ogni angolo del Promontorio, così selvaggio e scosceso, le scalinate del paese, le salite, le sue discese. Amo i poveri e i benefattori, le usanze e le tradizioni, chi trascura il proprio aspetto fa cultura in dialetto. Amo chi al cane selvatico lancia il companatico, persone perfette che sanno donare con affetto il sorriso, il rispetto.

Amo chi produce utilità, nonostante la siccità, con lavoro massacrante, sotto il sole scottante, e dall’alba al tramonto suda in ogni istante. Amo chi tanto ne ha bisogno e mai chiede il sostegno, quell’orgoglio contadino che sa di Divino, per come accetta il suo destino. Amo chi non pretende l’utile con autorità. Amo chi si rende utile alla comunità.

Antonio Monte



 Redazione (foto garganotravel.wordpress.com)

 

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