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30/04/2015

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OLIO: MA QUANTO VALI?

Clicca per Ingrandire Nel corso di “Tuttofood”, lunedì 4 maggio alle 15, saranno presentati nel Padiglione 6-Stand Unaprol di Milano due volumi su “Il Valore dell’Olio”, pubblicazione promossa dall’Aifo, Associazione Italiana Frantoiani Oleari, (Agra Editore). Interverranno: Filippo Falugiani presidente Associazione Internazionale Ristoranti dell’Olio, Alberto Grimelli direttore Teatro Naturale, Francesco Lenoci docente Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Alessandra Moneti responsabile canale Terra&Gusto dell’Ansa, Giampaolo Sodano direttore Associazione Italiana Frantoiani Oleari. A seguire, ore 16.30, sarà consegnato il premio “Leone d’oro” dei Mastri Oleari ai vincitori dell’edizione 2015.

Il primo volume, di Mario Pacelli e Giampaolo Sodano, affronta il tema “L’olio artigianale e gli artigiani del cibo” con contributi di Tiziana Sarnari, Fabrizia Cusani, Fabrizio Mangoni, Maurizio Pescari, Giuseppe Barbera, Alfonso Iaccarino, Colomba Mongiello. Il secondo, “Il manifesto dell’olio artigianale”, raccoglie i contributi di Piero Gonnelli, Riccardo Gucci, Guido Stecchi, Maurizio Servili, Lamberto Baccioni, Raffaele Sacchi, Vittoria Brancaccio, Sara Farnetti, David Granieri, Stefano Caroli, Andrea Giomo, Mauro Loy, Carmine Laurenzano, Matteo Pennacchia, Gigi Mozzi.

L’avvento, nel mondo della produzione alimentare, del frantoio oleario artigiano e, sul mercato, dell’olio artigianale, costituisce certamente un elemento di chiarezza e trasparenza a favore del consumatore, ma potrebbe determinare anche una rivoluzione in un comparto agroalimentare rimasto indietro e non più adeguato ai tempi, superato nei processi e nella legislazione, nella formazione e nella comunicazione. L’aver affermato che esiste un olio dalle olive tracciato e certificato per la sua qualità, regolato per il suo processo di lavorazione, che pone una lunga esperienza al servizio della tecnologia moderna, ha cambiato senso e ruolo del Mastro Oleario, una figura relegata fin qui alle ‘macchine’ per fare l’olio.

Se il valore della sua professionalità viene riconosciuto, perché in grado di trasferire cultura e storia, ‘know-how’ tecnico e tecnologico, valore aggiunto al prodotto ‘che fa’, allora siamo di fronte a una nuova figura professionale in grado di garantire il valore economico e l’alto livello di qualità del prodotto, che ne fa un cibo buono, sano, nutriente e necessario alla salute del consumatore. In grado, anche, di offrirgli una varietà di sapori e gusti resa possibile dalla biodiversità territoriale e olivicola. Una novità imprenditoriale e professionale che si rende necessaria proprio nel momento in cui si manifesta nel nostro Paese una grave crisi della produzione olearia, che mette in evidenza una fragilità strutturale del sistema produttivo e costringe tutti i soggetti della filiera a compiere una profonda autocritica e una riflessione sul futuro dell’olio italiano.





 Comunicato (foto alimentipedia.it)

 

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