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06/07/2008

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Prepariamoci diligentemente al Festival folk di Carpino: 4.a lezione

Clicca per Ingrandire Quarta, e non ultima, “lezione” in preparazione al festival folk di Carpino (foto 8 sotto, un fotogramma della edizione 2007; ndr) che partirà il 1° agosto e si protrarrà fra concerti, laboratori e autentiche lezioni (non le nostre). Ce la suggerisce Velardiniello dal sito “guide.dada.net/musica_folk” permettendoci di tornare a parlare della serenata garganica e ampliandone struttura e corposità, e della “tarantella garganica” (foto 4-5 sotto; ndr).

La serenata poteva essere “ad personam” (per conto proprio, se era l'innamorato il cantatore) o su commissione e rappresentava il momento più importante per l'esecuzione di canti tradizionali carpinesi. Merito di Andrea Sacco (nella foto del titolo; ndr) classe 1911 (scomparso due anni fa) con la sua favolosa chitarra battente, Antonio Piccininno (foto 1 sotto; ndr) classe 1916, castagnole e voce e Antonio Maccarone (foto 2 sotto) classe 1920, chitarra francese, che dando vita ai “Cantori di Carpino” (foto 9 sotto, tutti e tre insieme; ndr) la fecero conoscere all’interno di un repertorio musicale dei più suggestivi e tradizionali nati nel territorio pugliese.

Entrambe le forme di serenata erano il momento più importante per l'esecuzione di canti tradizionali di Carpino. Gli stessi canti che venivano utilizzati in una pluralità di occasioni (nell'ambito dei lavori campestri, durante la pesatura del grano in estate, la raccolta delle olive in autunno, nelle feste, specie durante il carnevale) sulle melodie strumentali dei balli, sul ritmo delle varie Tarantelle alla “muntanara”.

La serenata a Carpino, come in altri paesi del promontorio, era di due tipi: d'amore e di sdegno.
La serenata d'amore (purtà la canzonë) era suddivisa in sei parti:
a) strofette di apertura (sunettë dë salutë)
b) strofette prima della canzone (sunettë primë dëlla canzonë )
c) canto a distesa, serenata vera e propria (canzonë)
d) strofette di scusa dopo la canzone (sunettë dë scusë dopë la canzonë)
e) strofette (sunettë)
f) strofette di commiato (la bonaserë).

La serenata di sdegno, invece, era caratterizzata da una successione di stramurtë, ad andamento sillabico. I testi dei canti dei sonetti di stramurtë, anche se di segno opposto a quelli d'amore, erano identici sotto il profilo musicale.

E passiamo alla “Tarantella di Carpino”, la forma più evoluta di tarantella che sia possibile ascoltare. Qui il ballo supera la sua antica funzione rituale e si stempera in sublimi forme di poesia e canto che risuonano ancora oggi nelle serenate portate di sera in giro per il paese. Nel frattempo ha varcato i confini dei suoi luoghi di origine, veicolata dai migliori interpreti del folk revival e, con l'eco di una diffusione internazionale, questo genere ha innescato un effetto di ritorno sulla stessa Carpino, dove oggi le nuove generazioni tributano un riconoscimento senza precedenti ai grandi maestri della tradizione.

Antonio Piccininno e Antonio Maccarone, con la loro veneranda età, sono garanzia di originalità della loro musica, veramente tradizionale (non dimenticando l’eredità di Andrea Sacco). Non “folklorismo”, ma testimonianza autentica di un patrimonio di cui sono gli ultimi interpreti e insieme ad altri continuano a scrivere e inventare, di modo che il patrimonio musicale, pur conservando l'essenza delle sue purissime radici, passa ad assumere uno straordinario carattere contemporaneo.

Pur non essendo considerati professionisti, all'occorrenza si riuniscono per prestare la loro “opera” anche per semplici serenate e feste di paese. Lo stesso Sacco, con fervoroso entusiasmo, cominciò da ragazzino a girare per l'Italia e portare sul palco i suoi concerti, affiancato da Maccarone e Piccininno. Scomparso lui, i due ultraottuagenari rimasti, con un gruppo di giovanissimi di Carpino che accompagnano i loro “nonni” nell'inconfondibile fantastico stile carpinese, perpetuano l'autenticità e il valore culturale del loro lavoro, avvicinati sin dagli anni '50 da studiosi di tradizioni popolari. Tra questi Eugenio Bennato, che negli anni '70 iniziò un lavoro di approfondimento dei contenuti e dello stile di alcune forme musicali garganiche.

Prima di raccontare l’incontro del cantautore partenopeo con l'arzillo Andrea Sacco, diciamo ancora qualcosa sulla “Tarantella del Gargano”, in realtà un repertorio vastissimo di canti detti “sonetti” che a Carpino i vecchi cantori portavano come “serenate” in giro per le strade e alle finestre del paese: voce, chitarra battente (foto 3 sotto); ndr), chitarra francese e tamburello (foto 7 sotto; ndr). Si tratta di canzoni d'amore su un ritmo di tarantella lenta, nelle tre forme fondamentali: “Montanara” (da Monte S. Angelo, in tono minore), “Rodaniella” (da Rodi Garganico, in tonalità maggiore) e “Viestesana” (da Vieste, in modo misto).

Ed ora l'incontro, raccontato all’epoca dallo stesso Sacco: “Lo invitai a casa mia a prendere un caffè e gli feci sentire la mia Garofano d'Ammore che lui registrò promettendomi che l'avrebbe inclusa nel suo repertorio. Eugenio mantenne la promessa e la mia canzone dette titolo a un suo lavoro”. Il “Garofano” è un esempio della forma del canto tradizionale carpinese che va sotto il nome di “sonetto” e rientra nel modello dello “strambotto” meridionale. La parte centrale dell'intera esecuzione, detta “Canzone”, rappresenta la serenata vera e propria e si avvale di un'ampia libertà vocale consentita dalle particolari tonalità della chitarra battente.

Lo stesso Bennato, durante i suoi concerti, coglie spesso l'occasione per raccontare le sue esperienze di ricercatore di tradizioni popolari del Gargano e all’ultimo Festival di Sanremo presentando la canzone “Grande Sud” si è fatto accompagnare da una chitarra battente,


strumento tipico dell'area meridionale, di cui Carpino era uno dei centri di produzione. Lo stesso Andrea Sacco è stato l'ultimo possessore di una chitarra battente costruita qui nel 1924 da Francesco Paolo Cozzola, detto Fascianeddë, artigiano del luogo. “Costava 25 lire - raccontava il cantore scomparso - e la pagai con i soldi delle serenate. Il mio strumento è fatto di legno di ciliegio, noce e faggio, con cinque corde e la buca coperta da una pergamena”.

 Redazione

 

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