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05/01/2015

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NON VOGLIAMO UNA VICO “LIQUIDA”

Clicca per Ingrandire Miei cari quattro amici, buon Anno! Abbiamo un compito difficile ma non impossibile. Vico del Gargano dal 2012 è sotto la nefasta influenza di Orione che fa rima con coxxxxne. Se non liberiamo dal passato il nostro paesello e ci adoperiamo per generare e aiutare il nuovo non abbiamo nemmeno il diritto di definirci ‘cittadini’, nel senso nobile e laico del termine. Mark Twain scriveva: “Politici e pannolini (per Vico sarebbe meglio chiamarli pannoloni, visto il dato complessivo anagrafico; nda) dovrebbero essere cambiati spesso e per lo stesso motivo...” (puzzano). Se poi ritenete che non serve a niente, che i danni maggiori ormai sono stati fatti, che non c'è nulla da salvare, allora godiamoci albe e tramonti di San Menaio, senza imprecare per la monnezza quotidiana, le buche nelle strade, le pozzanghere quando piove, il peso del voto di scambio e il cronico immobilismo. Senza lasciarsi prendere dalla nostalgia di poter vivere decorosamente, nel 2015, in un borgo “veramente” bello.

Ma non è così: ogni Amministrazione che passa, ogni giorno, ogni settimana, mese, anno, in cui ci acconciamo, e ci pieghiamo, a stare fermi, a contemplare la polvere che nasconde il crimine del villaggio Macchia di Mare e la sua storia di cialtroni; del Palazzo della Bella e dei burleschi tentativi di riuso; di quanto resta del Centro Storico; del futuro di Calenella; il crimine, insensato e miope, dell'urbanistica stracciona, una distorta e antiquata visione del territorio e della sua economia; l'assenza totale di legami con le realtà circostanti… tutto questo è un ulteriore passo verso il fondo. E' un insulto al paese e alle nuove generazioni.

E' vero, siamo nel tempo ‘liquido’: la politica è liquida, i partiti sono liquidi, trasformazioni e orizzonti sono liquidi. Si fa sempre più fatica a seguire questa perenne e veloce precarietà di un paese boccheggiante e smarrito, e diventa liquida anche quella “responsabilità collettiva”, vero motore di una comunità. Se questa è la cifra Vico, non è un paese liquido ma liquefatto. I giovani scappano, lasciano il paese, e chi resta finisce per diventare più scettico e vecchio dei genitori. Ci si aggrappa a una economia senza senso e senza fondamentali. Negli ultimi tempi si è passati dalla corsa al mattone e al cemento, alla corsa al commercio. Vi è stata una proliferazione ed esplosione del terziario, frutto di non appropriati strumenti culturali e informazioni puntuali, che ha generato un lungo elenco di tentativi abortiti: negozi aperti e chiusi nel giro di pochi mesi, una vera giungla dove si salva solo chi ha profonde radici e spalle robuste. Così alla paralisi del settore immobiliare abitativo, ampiamente documentato dai media, si è aggiunto il tonfo del settore commerciale.

Eppure nonostante il lungo elenco degli appuntamenti mancati, non latitano attenzione e interesse per il nostro territorio. Quello che manca è una visione lungimirante e compatibile: manca il coraggio delle scelte, manca il dopodomani. Per questo, cari miei quattro amici, nello scambiarci gli auguri un po' meno liquidi e un po' più solidi, un po' di certezza farebbe bene anche a noi. Prendiamo l'impegno di una riproposta culturale, di rigenerare un dibattito meno stanco e ammuffito, di guardare la realtà vichese e garganica con occhiali nuovi e non col monocolo del passato. Proviamo a liberarci dei fantasmi e della perenne, sterile e suicida conflittualità. Proviamo a generare e aiutare il nuovo. Proviamo a essere cittadini, per una volta. Auguri!

Michele Angelicchio

 Redazione

 

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