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05/07/2008

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TURISMO: L”ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Clicca per Ingrandire Appena ieri abbiamo postato in categoria ATTUALITA’ le dichiarazioni di due esponenti dell’Ente Regione, Ostillio e Frisullo, intitolandole: “Luglio: prenotazioni in aumento” e dopo 24 ore ci arriva il documento di Trademark Italia che ci “riapre” gli occhi. L’indagine, fatta da gente seria che lavora da anni nel turismo, è stata realizzata sulla base di 2.067 interviste telefoniche somministrate a un campione di popolazione italiana maggiorenne, tra il 16 maggio e il 12 giugno 2008. L’intervista, condotta mediante un questionario semi-strutturato della durata di circa 11 minuti, poneva come condizione di eleggibilità del rispondente l’aver effettuato almeno un periodo di vacanza di 3 o più notti nel corso del 2007. Ve ne proponiamo in sintesi le risultanze in modo da dedurne le vostre considerazioni. Il documento è un po’ lungo, ma merita di essere letto e analizzato con una certa... serenità di spirito. Aggiungiamo solo che, essendo noi malati di ottimismo, può anche essere che il 22 percento di prenotazioni in più indicato dagli assessori regionali vada cercato al di fuori delle oltre duemila interviste e che da un momento all’altro, dopo il 12 giugno termine ultimo del sondaggio, chi ha dichiarato qualcosa abbia cambiato idea. Tireremo comunque le somme a fine stagione.


2008: estate difficile per tutte le destinazioni balneari italiane.
Un’estate con rari segnali positivi, una stagione peggiore di quelle precedenti. Ottimismo tarpato, promozione nazionale inesistente, istituzioni fiaccate, casualità e sprechi di comunicazione, sono la cornice di un’Italia nella quale Regioni ed Enti turistici si muovono in ordine sparso. Sullo sfondo l’andamento negativo dei consumi, con in più gli aumenti dei prezzi e del costo dei trasporti. Nessuno è colpevole, si parla di ciclo negativo dell’economia e del turismo. E’ cambiato il sottosegretario con delega al Turismo, ma essendo appena insediata non potrà incidere sulla congiuntura negativa.

Risultato atteso e confermato da questo sondaggio: un ulteriore taglio alla durata delle vacanze che significa la contrazione delle presenze ma non degli arrivi. In sostanza, il numero di italiani in partenza rimarrà stabile o aumenterà (per effetto della frammentazione delle vacanze), ma il rientro a casa avverrà prima rispetto al passato. Tutti i settori dell’industria dell’ospitalità saranno vittime del taglio: trasporti, alloggio, ristorazione, commercio turistico, divertimenti saranno influenzati dalla crisi. Il classico sondaggio di Trademark Italia registra inoltre che: • la maggioranza degli italiani ha dichiarato di non ritornare nel solito posto e nel solito periodo (ma alla fine due terzi andranno dove sono sempre andati); • il 54% ha deciso di fare ferie e vacanze molto tardi (la decisione è scivolata a fine maggio); • le agenzie di viaggi sembrano riprendere fiato grazie all’aumento delle vacanze internazionali; • le diverse formule di booking on line piacciono agli Italiani, ma fanno crescere il numero degli spostamenti, non delle presenze in albergo; • la positiva evoluzione sociale fa aumentare del 2% all’anno la popolazione turistica e quindi il numero dei turisti potenziali aumenta anche nel 2008 di circa un milione di unità; • se il milione di turisti in più andrà in ferie al mare o in montagna, potremmo contare alcuni milioni di presenze in più.

Il sondaggio indica anche la generale contrazione della domanda di vacanze estive per Campania, PUGLIA, Abruzzo, Calabria. Più leggera la flessione per Sardegna, Sicilia e arcipelago toscano. Stabilità degli arrivi nelle altre regioni italiane, ma con una sensibile contrazione delle presenze (in media 5 punti percentuali). In sintesi, le presenze italiane in alberghi, appartamenti, campeggi e agriturismi nell’Italia balneare diminuiranno complessivamente di 5,7 punti percentuali, con punte del meno 12% nelle zone di minore attrattività.

1. Segnali palesi di decadenza
Questa è una prima descrizione di un’Italia turistica che sta attraversando una fase di scarso dinamismo. Rallenta il ritmo sociale, le offerte di vacanza si ossidano, ritardano le prenotazioni, si accentua la domanda di sicurezza; 8 italiani su 10 desiderano non una vacanza attiva ma opzioni di ozio e benessere. La maggioranza degli intervistati sogna una vacanza dai ritmi lenti, cerca soluzioni che promettano piaceri e valori materiali, vorrebbe una vacanza da pascià, pacifica e tranquilla.

La decadenza si misura anche osservando da un lato la crescita esponenziale dei Centri Benessere e dall’altro la diminuzione delle palestre dove di suda e si fatica. E’ un segnale evidente di un Paese meno dinamico. La moltiplicazione dei Centri Benessere, delle Spa e delle offerte di wellness indica un forte interesse per i ritmi lenti, per forme di tempo libero orientate al relax, al riposo, al piacere. Si cerca la possibilità di godere oziando. E non è più il tempo di correre per il mondo alla scoperta di nuove destinazioni, meglio cercare fuori casa - possibilmente vicino - quello che a casa non c’è. Questo significa che le vacanze continueranno a essere domestic, ovvero trascorse per quasi l’80% in Italia. Al di sopra delle tendenze, per la prima volta dal 2002, l’Italia balneare registrerà una perdita, meno forte a nord, più marcata a sud (Adriatico 14mln493mila nel 2006, 13mln986mila nel 2007 e 12mln825mila previsti per il 2008).

2. Scenari congiunturali dal 2007 al 2008
Si va a caccia del prezzo basso, conveniente, inferiore, che non si trova, almeno per ora. Le destinazioni balneari del nord Italia che nel 2007 hanno registrato miglioramenti delle loro performance, sull’onda dell’inflazione crescente hanno aumentato i prezzi anche nel 2008, con il risultato che in un biennio i prezzi per un soggiorno balneare sulle coste del Veneto, della Romagna, delle Marche, della Liguria e della Toscana sono aumentati di circa il 20/25%. E non si tratta di una percezione degli intervistati: gli aumenti di luglio e agosto della pensione completa, verificati telefonicamente, in due anni si sono collocati proprio su queste percentuali. Del resto laddove i prezzi non hanno subito incrementi significativi (+5/7%), è perché nel 2007 gli arrivi e le presenze non sono aumentati (Abruzzo, Molise, PUGLIA, Campania, Calabria).

Tra le ragioni della probabile flessione turistica nazionale non c’è solo la scarsa disponibilità economica degli italiani a reddito fisso, ma anche l’aumento delle vacanze degli italiani all’estero. La diffusione dei voli a basso prezzo mette a disposizione delle fasce turistiche meno abbienti e più giovani una gamma di nuove destinazioni fino a ieri improbabili e irraggiungibili. Ma non solo tra i giovani, anche tra gli adulti la tentazione di sperimentare i viaggi all’estero diventa più forte. Infine, oggi più che mai, c’è la forte competitività dell’offerta statunitense. Il crescente outgoing europeo è un segnale inquietante per il turismo italiano, temporaneamente influenzato dalle pessime immagini relative ai rifiuti, alla mancanza di sicurezza, ai disagi dei trasporti, agli scioperi.

3. Un ripasso sui sintomi di crisi
Possiamo affermare che il 2007, anno complessivamente positivo, è stato comunque ricco di défaillances da Sanremo a Forte dei Marmi, da Caorle a Rimini, da Ischia a VIESTE. Ovunque i problemi stagionali sono stati tamponati, ma non risolti. Complessivamente le regioni turistiche dominanti dal punto di vista quantitativo (Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Liguria) viaggiano in parallelo con aumenti del “movimento” tra il +1,6% e il +2,1%, con l’eccezione di alcune spiagge venete e friulane che mostrano aumenti fino al 2,5%. Tra le regioni del sud, emerge la Sicilia con un +5,3% (il migliore risultato nel panorama nazionale). La costa del Lazio è al +3,2%, grazie alla grande calamita turistica rappresentata dalla capitale. Segni negativi per la Sardegna (-1,2%), per la PUGLIA e la Calabria.

4. La moltiplicazione dei week end
L’economia va male, non ci sono soldi da sprecare, la benzina è aumentata del 30% e gli alberghi del 20% in due anni... ma i week end si moltiplicano. La quasi totalità degli intervistati alla domanda relativa a quali week end supplementari aggiungerà alla vacanza principale, risponde non so o il più possibile. All'avvio dell'estate, la lettura “quantitativa” dei week end primaverili e degli indicatori stagionali è la seguente:
• Pasqua negativa (meno turisti che in passato);
• buona affluenza di turisti in tutte le località tra il 24 aprile e il 4 maggio;
• turismo internazionale in contrazione, Pentecoste tedesca negativa;
• ponte del 2 giugno tra molto positivo e ottimo;
• prenotazioni per l’estate a rilento;
• prezzi di alberghi, campeggi e spiagge: in visibile aumento;
• prezzi degli appartamenti: moderati.

I week end possono essere un ottimo complemento per le località balneari, ma per sostenere l’industria dell’ospitalità contano le vacanze vere e proprie, quelle di luglio e agosto. Una flessione di oltre il 5% delle presenze turistiche estive da un lato metterà in difficoltà migliaia di piccoli esercenti e farà tremare numerose località turistiche, dall’altro ridarà ossigeno alle agenzie di viaggi che attendono l’outgoing estivo per sopravvivere.


E gli ottimisti che cosa dicono?
Nel 2007 i turisti ottimisti erano numerosi, nel 2008 si sono rarefatti. Gli italiani ancora indecisi rispondono che la loro scelta è legata all’offerta ricettiva e alla definizione del prezzo. Tre italiani su 10 non sembrano contenti di ciò che è disponibile in Italia e vorrebbero tradirla andando all’estero. La conferma arriva dalle interviste, durante le quali solo 2,5 italiani su 10 citano la qualità dell’ospitalità come ragione di scelta, contro i 4,1 del 2007. Il sondaggio indica che nonostante i proclami ufficiali di impoverimento nazionale, il rapporto tra italiani e vacanze si consolida. Che cosa significa? Lo si comprende dall’enunciazione delle ragioni della propria scelta: • per il 17% del campione dipende dal prezzo; • per 21% da valutazioni legate alla attrattività e al glamour della destinazione; • per 19% dalla prossimità; • per 43% dall’abitudine, dalla tradizione e dal comfort del sistema ricettivo.


LE RAGIONI DI UNA FRENATA (nel comparto balneare)
I motivi della frenata del comparto balneare sono diversi: sociologici, economici, emotivi, ma anche strutturali. Alcuni sono congiunturali, altri permanenti. Dai sondaggi emergono accuse frequenti alla “bassa qualità” dell’ospitalità rispetto alle destinazioni estere e questo non è un tema congiunturale. Si evince una crescente familiarità degli italiani con paesi e destinazioni di vacanza raggiungibili in aereo anziché in automobile. Anche questo è un fenomeno strutturale che potrebbe pesare sul futuro turistico di molte destinazioni nazionali. E poi ci sono questioni che creano ostilità e che non sono congiunturali, ma permanenti. Ad esempio, i turisti italiani intervistati nel 2008 non apprezzano:

• l’esagerato aumento dei prezzi alberghieri;
• l’aumento generale dei prezzi di bar-caffé, ristoranti, negozi, ...;
• i costi crescenti delle spiagge;
• le regole e le garanzie che gli albergatori impongono;
• i trasporti inaffidabili e imprecisi;
• le vacanze nei villaggi, emblematici di packaging rigido e standardizzato;
• gli all inclusive che tali non sono;
• gli alberghi datati, con comfort inferiori a quelli di casa propria;
• gli appartamenti turistici in affitto imperfetti nella manutenzione, nelle attrezzature, nelle dotazioni e privi di elettrodomestici;
• le vacanze nelle case per ferie (circa 500 mila letti che sfuggono alle normali regole dell’ospitalità).

Fin qui la sintesi del documento-Trademark. Cosa aggiungere: che Dio ce la mandi buona e, come sempre… chi vivrà vedrà.

 Redazione + Tradermark Italia

 

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