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12/08/2014

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INTELLETTUALI IN PRIMA LINEA

Clicca per Ingrandire Nella difficile e ingarbugliata questione israelo-palestinese ancora una riflessione dell’artista a tutto tondo Lidia Croce, pittrice-scultrice “di casa nostra”. Questa volta è affidata alla preghiera di una madre di Gaza. La donna vaga da un rigo del Cantico dei Cantici a una strada bombardata della sua città.


«Tre dei miei figli si sono già spenti,
il quarto succhia ancora la mia mammella inaridita:
tu mi compiangi, ma non devi, qui per strada,
sporca di sangue è vero io sono, nella mia veste sbiadita.

***

«I tunnel distrutti, i bambini morti, i terroristi vivi!!
I tunnel distrutti, i terroristi vivi, i bambini morti!!

***

«Ma tu non mi compiangere, o ciarliero cronista delle Nazioni,
il mio presente è l’inferno, ma ebbi anche un passato,
quando dolci erano il tempo e la vita!
Non guardare ora la mia veste sbiadita.

***

«Dolcissimo era il mio tempo,
quando un grande poeta ch’era re mi corteggiava,
tra i cedri del Libano e i monti Galaad!
Il vento soffiava verde nei palmeti!
Anche se vesto una logora veste sbiadita,
prima e dopo la DIASPORA, anch’ io sono stata Sulammita.

***

«E Salomone per me scrisse quel canto,
in vero per l’ amore il più bello di tutto il tempo!
Ma prima che ne scrivesse, c’era già stato!
Era la Palestina al tempo di Ramesse,
che nella sua bellezza l’amore espandeva.

***

«Non badate che son nera come le tende di Kedar.
A guardia delle vigne mi han posto i miei fratelli e il sole mi ha abbronzata.
A guardia delle vigne ma la vigna, la vigna mia non l’ho custodita!

***

«Poi ecco ecco la voce del mio diletto,
egli viene saltando sui monti, balzando sui colli.
La sua voce mi ha detto “alzati amica mia e vieni!
L’inverno è passato, il tempo di cantare è giunto”.
(Ma sento le lugubri sirene e lì un fuoco divampa ed una casa brucia, e canti non son ma urla)
Devo andar via da qui non voglio più vedere, non voglio più vedere. Non voglio più sentire e nel cantico mi devo rifugiare.
Ma, dov’è il mio diletto che con me dormiva?
Esco a cercarlo ma non lo trovo… è fra i cedri del Libano e le colline di Galaad?
Ma dove lo sto cercando, tra il sangue e le macerie?
Le guardie mi picchiano e mi tolgono il velo, io inciampo nei corpi insanguinati.
(Sul rigo devo tornare, presto sul rigo… sul rigo!)
Ecco l’ ho trovato!
“Come sei bella amica mia, come sei bella!
Giglio tra i rovi tu sei tra le ancelle,
due cerbiatti gemelli di gazzella son le tue mammelle,
e grappoli d’uva cui mi voglio aggrappare,
perle i tuoi denti e vermiglia la tua bocca da baciare.
Dai cedri del Libano ti costruisti una lettiga,
e ora con me tutta la notte vi dormirai poggiando il capo tra le mie mammelle”.

***

«O mio diletto, il tuo aspetto è come il Libano maestoso come i cedri.
O mio diletto, più non te ne andare perché in quel paese dipinto di sangue non ti potrei più trovare.

***

«Vedi or mi rialzo e tolgo la veste sbiadita, mi lavo dal sangue e mi rivesto di seta pura e pulita, e metto i monili d’oro della sposa.
La mia vigna, la mia è davanti a me.
Appoggiandomi al mio diletto io risorgo, seppur nel sogno, seppur nel pianto ma certo nel canto.»

Anonimo cantore



(foto: “CANTICO DEI CANTICI”, olio su tela – 2012 cm 120x80, daò sito francomurer.it)

 Redazione

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 16/08/2014 -- 23:49:33 -- Paolo

Che begli scritti! Emozionanti! Di gente che sente. E riesce a trasmettere quello che sente.

 
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