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22/03/2014

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CULTURA È CIÒ CHE RESTA QUANDO SI È DIMENTICATO TUTTO

Clicca per Ingrandire Quale definizione dare al termine cultura. In molti si sono cimentati nell’impresa. Oltre a Édouard Herriot, cui si attribuisce l’aforisma del titolo, annoveriamo Aristotele: “la cultura è un ornamento nella buona sorte, un rifugio nell'avversa” oppure “il miglior viatico per la vecchiaia”, Matthew Arnold: “è la passione per la dolcezza e la luce, e (ciò che più conta) la passione di farle prevalere”, Jean Bousquet: “ha la virtù di abbellire un volto più che il trucco e i cosmetici”, Henry Brougham: “rende un popolo impossibile a ridursi in schiavitù”, Karl Kraus: “cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno”, Gabriele La Porta: “la cultura è capacità di scelta e di giudizio, altrimenti non emancipa né migliora gli esseri umani”. Potremmo andare avanti ancora per molto.

E la Cultura - usiamo volutamente il maiuscolo per il sostantivo, - quella vera, quella pulita, quella genuina, quella non inquinata, quella che supera frontiere e limitazioni, quella che non deve chiedere niente a nessuno se non a chi la incontri e affronti ad acceleratore affondato, con cuore, passione, adrenalina e senza conflitto d’interessi, pare prendere sempre più piede a Peschici. Il termometro della situazione ce lo dà la nascita spontanea di associazioni che si richiamano al tema. Che è vasto, ampio, orbita e si muove a 360 gradi e contagia ogni area. Ultima nata, fra le diverse già in attività: “Ars Nova”, in questi giorni ufficializzata con tanto di rogito notarile. Ne è presidente Stefano Biscotti, ancor giovane virgulto di questa terra, qualificatosi nel settore artistico altrove (Università di Roma) ma, dopo varie esperienze nella Capitale, tornato a casa per mettere a frutto qui le sue abilità.

Intorno a lui - avveduto regista che ha già messo in evidenza indiscusse capacità nella progettazione e programmazione di altre spettacolari manifestazioni (leggi su tutte le rappresentazioni della “Passione” a Pasqua 2013 e della “Sacra Famiglia” lo scorso Natale) - ruoteranno di vita propria ma ‘voci in ensemble’, in perfetto ordine alfabetico: Nicola Costante, Francesco D'Arenzo, Raffaele Delli Muti, Lucrezia D'Errico, Giuseppe De Sio, Giuseppe Mastromatteo, Domenico Mazzone, Elia Salcuni e Camilla Tavaglione. Ad accompagnarlo quindi nell’impresa (ardua come tutte le altre ma non impossibile) un coacervo di personaggi senza privilegio di censo, casta o studi. Si va dal pescatore all’insegnante, dall’impiegato al pittore, e così via. Un corpo unico mirato al conseguimento di obiettivi artistici attraverso l’organizzazione di spettacoli teatrali o ad ampio spettro nonché notevole livello.

A dimostrazione di ciò, la prima uscita, che avverrà sabato 29 marzo (in replica domenica 30) nell'atrio della locale Scuola Primaria - sempre nell’attesa che una delle varie “opere in costruzione” sia finalmente portata a termine, l’Auditorium - con un impegnativo e… eduardiano banco di prova: la commedia napoletana “Il Contratto” (leggi scheda in coda). Nemmeno il tempo di riprendere fiato e già una decina di giorni dopo, 8 e 9 aprile, i nostri si accingeranno a sviluppare sul palcoscenico più bello e scenografico del pianeta - il ‘paese’ Peschici - la rappresentazione della “Passione” e la “Via Crucis” del Redentore, confermando e consolidando una tradizione ormai entrata negli annali storici della cittadina garganica.

Viste le personalità coinvolte nella duplice iniziativa non possono esserci dubbi sulla spettacolarità e positività del risultato, ad attestare e documentare una vitalità insita e connaturata nel dna di una generazione non totalmente nuova ma ancora giovane. Non solo, ma anche di una ‘esistenza’ e quotidianità superattive in un luogo definito turistico - quindi retoricamente ‘vivo’ solo nella bella stagione - anche in quelli che di consueto vengono definiti ‘tempi morti’. Non resta che augurare alla neonata associazione e ai suoi componenti un ipergalattico ‘ad majora’ e l’auspicio di non stancarsi mai, di non esaurirsi dopo i primi entusiasmi, di non abbandonare quello che oggi è soltanto un hobby (domani, chissà) o una operazione di volontariato attivo e insistere nel continuare a coltivare consapevolmente una passione che è vita, è pura adrenalina, è pane dell’anima, è… Cultura.

p.g.


SCHEDA (“Il Contratto”) = Commedia in tre atti scritta e interpretata da Eduardo De Filippo il 1967. La trama - Personaggio principale è Geronta Sebezio, un uomo alto, magro, 55enne, nobile discendente, dice lui, di una ricca aristocratica famiglia da cui in gioventù ha ricevuto un'ingiustizia: i fratelli lo hanno fatto interdire ed espropriare di tutte le proprietà ricevute dall'eredità paterna poiché, per generosità e amore del prossimo, donava a chiunque ne avesse bisogno il suo denaro. Ridotto a vivere in una piccola proprietà di campagna, Geronta continua a donare agli altri il suo amore per l'umanità, “senza nessuno scopo di guadagno personale”, come fa sottoscrivere nel “Contratto” a chi ne richieda il suo aiuto. La vicenda quindi si sviluppa, in situazioni a volte paradossali altre surreali, intorno a questa clausola per la gioia e l’interesse degli spettatori. Buon divertimento.


 Redazione

 

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