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25/05/2013

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ELEZIONI, VIGILIA: E MÒ, PER CHI VOTO?

Clicca per Ingrandire «Fortunati voi, a Peschici!» sospira Menuccia. «Solo tre candidati sindaci c’avete!»
«A me sembrano già tanti!» si lamenta Claudia. «Figuratevi voi a Roma! Quanti ce n’avete voi a Roma?»
«Diciotto ce n’abbiamo, diciotto!»
«Oh, madonna!»

Volgo lo sguardo fuori della finestra. Le chiome degli olivi ondeggiano lievi nella brezza di maggio. Sullo sfondo le luci di Peschici occhieggiano a tratti tremule nel biancore delle case illuminate dalla luna.
«Io mi chiedo come possa decidere per chi votare, uno che vuole decidere sulla base di elementi oggettivi e non per qualche altro motivo» riflette Menuccia.
«Ah ah ah!» Sergio scoppia a ridere. «Sembri, Menù, uno di quei tanti dirigenti d’impresa che a Tommy e a me è capitato di aiutare a decidere.»
«Coi nostri modellini di supporto alle decisioni, dici?» sorrido. «Ma dai!»
«Ma che so’… ‘sti modellini!?» Menuccia s’incuriosisce.
«Non dire così, Menù» interviene Claudia, «ché va a finire che ‘sti due c’ammorbano la serata!»

La cena è terminata. Claudia e Menuccia armeggiano in cucina. Sergio continua a scarabocchiare con una matita su un foglietto. Io zippo fra un canale e l’altro.
«Eccolo l’espressino!» Claudia sbuca dalla cucina con un vassoio.
«Mettilo lì, sul tavolino» suggerisco, «che tanto mò ce lo facciamo un burrachino, no?»
«Aspè!» s’inserisce Sergio, sventolando il foglietto. «Mò, durante l’espressino, vi racconto il modellino che ho disegnato per aiutarvi a decidere per chi votare.»
«Che ti dicevo, Menù?» Claudia ride amaro. «Siamo perdute adesso!»

Sediamo intorno al tavolino. Sergio ci stende su il foglietto, lo stira per benino col palmo di una mano. Intravedo dei numeri inquadrati in qualche tabella.

«Allora…» esordisce Sergio. «Ho buttato giù qualche numerello, che penso possa aiutarmi a spiegarmi meglio.»
«No! I numerelli no!» implora Claudia.
«Numerelli!» Menuccia, lo so, coi numerelli ci litiga. «Sei proprio sicuro che servono, i numerelli?»
Le faccio coraggio, accarezzandole il dorso di una mano.
«Allora…» Sergio riprende imperturbabile. «Il modellino prevede due fasi: la prima fase la chiamiamo ‘Filtro’ - vedete? - la seconda ‘Stadera’.»
«‘Filtro’? ‘Stadera’?» fa eco Menuccia. «Questi due termini, beh, li capisco.»
«Bene! Cominciano da ‘Filtro’» incalza Sergio.
«Ma perché, Sergio, lo chiami così?» Claudia è curiosa.
«Serve, immagino» conosco lo stile di Sergio, «serve a filtrare i candidati che si ritengono eleggibili dai candidati che si ritengono ineleggibili.»
«Proprio così!» conferma Sergio. «Astuto ‘sto Tommy, eh?» ammicca verso di me.
«E come filtra… ‘sto filtro?» è Claudia che incalza adesso.
«Beh, io ho individuato due stadi di filtraggio.» Sergio assume l’atteggiamento ex-cathedra. «Il primo stadio filtra, esclude i candidati in stato giudiziario non cristallino: quelli sotto processo, quelli indagati…»
«Questo stadio lo condivido senz’altro» Menuccia sembra prendere coraggio. «E il secondo?…»
«Il secondo stadio filtra i candidati che, avendo già vissuto l’esperienza come sindaco, hanno evidenziato prestazioni negative.»
«Anche questo stadio lo condivido senz’altro» ribadisce Menuccia convinta.
«Bene bene!» Sergio si mostra accondiscendente. «Passiamo adesso a ‘Stadera’.»
«Ma se uno volesse tener conto di altri criteri di esclusione?» chiede Claudia.
«Si aggiungono, Claudia, si aggiungono! E costituiscono altri stadi di ‘Filtro’.»

Sergio si versa un secondo espressino con studiata lentezza. Sta cercando le parole - lo conosco! - per raccontare qualche pensata un pochettino più complicata. Sorbiamo l’espressino.

«Allora… ‘Filtro’, i candidati ineleggibili, li ha segati. I candidati che restano sono tutti eleggibili.» Sergio riprende parlando lentamente, cercando le parole. «Tra questi dobbiamo individuare quello da votare. Voi come fareste? Avete qualche idea, qualche suggerimento?»
«Beh, qualche cosa sulla personalità dei candidati si conosce, no? Dalla stampa, dalla tv, dai comizi…» azzarda Menuccia. «Che so? Che età hanno, cosa hanno fatto nella vita…»
«E il programma elettorale, pure!» Cerco di fare da spalla a Sergio. «Il programma elettorale è pubblicato: lo possiamo leggere tutti!»
«D’accordo! Possiamo decidere allora di valutare ciascun candidato eleggibile sulla base del suo profilo personale e del suo programma. Ok?»
«Valutare un candidato? Valutare il suo profilo? e il suo programma?»

Menuccia getta uno sguardo perplesso al foglietto. «Che vuoi dire, Sergio? ‘Valutare’, che significa? Significa fare una valutazione, dare un valore?»
«Proprio così. Significa dare un voto. Né più né meno come fa a scuola Claudia coi suoi allievi.»
«Ma dai! Come si può fare a valutare ‘ste cose! E come si può fare poi a paragonare fra di loro i vari candidati!»
«Aspè, piano piano!» Sergio invita alla calma. «Cominciamo a paragonare i candidati sulla base del loro profilo.»
«E come facciamo? Soprattutto se i candidati sono tanti…»
«Proviamo a fare così, guarda!» Sergio mi lancia uno sguardo d’intesa. «Facciamo conto che i candidati sono tre e si chiamano X, Y e W.»
«E se non sono tre?» chiedo, avendo già ben chiara la risposta.
«Il ragionamento resta del tutto identico, quale che sia il numero dei candidati.» Sergio ammicca verso di me. «Ma adesso facciamo che sono tre, X, Y e W.»
«Va be’, so’ tre. E mò?» Claudia lo guarda sospettosa.
«Facciamo una valutazione del loro profilo, assegnandogli un voto.»
«Un voto? Un voto come faccio io, abbiamo detto, a scuola coi ragazzi?»
«Proprio così, Claudia. Però facciamo che i voti possono essere solo o 1 o 2 o 3 o 4. Così viene più facile, non ti pare? E si raggiunge comunque lo scopo di poter paragonare fra di loro i profili di X, Y e W.»

Sergio sospinge il foglietto verso Menuccia e Claudia. «Guardate! Io qui ho fatto conto che il profilo di X lo abbiamo valutato 3.40, quello di Y 2.70 e quello di W 2.80.»
«E allora?»
«Questo significa che il profilo di X ci piace più di quello di Y e di W e quello di W ci piace più di quello di Y.»
«Uh, e allora? Ah sì, se è così, decidiamo di votare per X!»
«Beh, aspè. Sarebbe così se avessimo deciso di valutare i candidati solo per il loro profilo. Ma noi abbiamo deciso di valutarli anche per il loro programma.»
«Vero!»
«Allora dobbiamo valutare anche il loro programma! E, guardate, io ho fatto conto qui che il programma di X lo valutiamo 3, quello di Y 4 e quello di W 3.»
«E questo significa che il programma di Y ci piace più di quello di X e di quello di W»
«Brava! Così!»

Un attimo di pausa. Si avverte il fruscio dell’oliveto, che giunge misterioso.

«Ho paura di perdermi io!» Menuccia riprende. «Ho capito che preferiamo X per il suo profilo, ma che preferiamo Y per il suo programma. Mò come facciamo a decidere chi preferiamo tenendo conto di tutt’e due le caratteristiche?»
«Vediamo! Quando tu a scuola devi valutare i tuoi allievi, Claudia, tieni conto, presumo, di vari aspetti della loro personalità.»
«Sì, certo! Tengo conto certamente del profitto, ma anche della capacità di esprimersi, del comportamento, della puntualità… Di tanti aspetti, certo!»
«E comunque esprimi la tua valutazione con un voto, un voto unico, no?»
«Sì, lo sapete che è così!»
«Bene! Io penso che tu - come capita a molti altri - segua istintivamente, senza rendertene conto, un meccanismo mentale che è possibile descrivere adeguatamente con un modellino logico. Io c’ho provato.»
«Davvero?» Claudia, che deve sentirsi indagata dentro, arrossisce lievemente. «E quale sarebbe ‘sto meccanismo?»
«Tu, dopo che hai individuato le varie caratteristiche che per te hanno importanza - il profitto, la capacità di esprimersi, e quant’altro - certamente le poni in relazione le une con le altre secondo una qualche scala di valori.»
«Beh, sì! Il profitto innanzi tutto, poi il comportamento, poi… chessò, io…»
«Bene! Dopo di che tu dapprima valuti separatamente le varie caratteristiche dell’allievo, poi cerchi di desumere una sua valutazione unitaria partendo dalla valutazione delle singole caratteristiche e pesandole secondo quella certa scala di valori.»
«Beh, penso di sì! Può essere!»
«Magnifico! ‘Stadera’ consente di seguire proprio questo meccanismo mentale.»
«Davvero?» Menuccia sgrana gli occhi. « Ma cosa fa ‘Stadera’?»
«‘Stadera’ - lo dice il nome - pesa i vari candidati, ne fornisce una valutazione unitaria partendo dalla valutazione di singole caratteristiche. Proprio come fa Claudia a scuola quando valuta i suoi allievi.»
«Io questa correlazione non riesco ancora a intuirla» si preoccupa Menuccia.
«Noi, Menù, abbiamo deciso di valutare i candidati sulla base di due caratteristiche: il profilo e il programma. Facciamo ora conto che per la valutazione dei candidati intendiamo dare lo stesso peso al profilo e al programma.»

Un sorriso illumina il volto di Menuccia. Deve iniziare a intravedere una qualche luce nel ragionamento di Sergio.

«Uhmm… io a occhio mi sentirei di dare peso maggiore, una maggiore importanza cioè, al profilo.»
«Io sarei del tutto d’accordo con Menuccia» cerco di lasciare un attimo di respiro a Sergio. «Il programma, il candidato lo scrive, ma poi… lo mantiene?»
«Ma figurati! Quando mai?»
«Mentre il profilo è quello che è.»
«Vabbé, d’accordo! Però adesso per un momento facciamo conto che diamo lo stesso peso al profilo e al programma.» Sergio con una strizzatina d’occhio m’invita a continuare nel ragionamento.
«Sì, certo, Sergio! In questo caso la valutazione del candidato può dedursi in parti uguali dalle valutazioni del profilo e del programma: 50 percento dell’uno e 50 dell’altro.»
«Che bravo!» mi canzona Sergio. «E quindi la valutazione di X, che ha un profilo che vale 3.40 e un programma che vale 3, in questo caso ha una media di 3.20...»
«Che bravo!» restituisco a Sergio.
«Però!...» sorride Claudia, lanciando uno sguardo di complicità verso Menuccia.

Un attimo di silenzio.

«Ma… » riprende Menuccia «avevamo detto che noi intendiamo dare un peso maggiore al profilo rispetto al programma.»
«Già!» riflette Claudia. «Come facciamo mò?»
«Vediamo un po’! Vogliamo dare peso più al suo profilo che al suo programma.» Sergio riflette un istante. «Diciamo pesi pari a due terzi e un terzo?»
«Ma sì, Sergio» intervengo ancora. «Dai, facciamo 70 percento e 30, che è più facile.»
«Aggiudicato?» Sergio s’atteggia a banditore, sorridendo a Claudia e Menuccia.
Aggiudicato!» acconsente Menuccia con una smorfia sulle labbra.
«Se è così, la valutazione di X vale il 70 percento del suo profilo più il 30 del suo programma. Viene - vedete questo calcoletto? - … viene 3.28.»
«E 3.28 che significa? La valutazione di X è buona… è cattiva?»
«Beh, è buona: 3.28 è più vicina a 4 (il massimo) che a 1 (il minimo). Assomiglia alla valutazione di un allievo che prende 7 su 10! E poi comunque la valutazione di X va paragonata con le valutazioni di Y e di W.»
«E queste quanto valgono?»
«Se fate lo stesso calcoletto, Y vale 3.09 e W 2.86.»
«E allora vince X» azzarda Menuccia.
«Eh sì, Menù, ‘Stadera’ dice che vince X.»
«Et voilà!» Menuccia ride contenta. Claudia ride con lei. Si danno un ‘cinque’, allegre.
«Allora votiamo per X!»
«Dai, Claudia, le prendi le carte del burraco?» Cambio discorso, con l’intento di salvaguardare l’integrità psicofisica di Claudia e Menuccia.

«Ma senti, Sergio! Noi abbiamo valutato i candidati sulla base delle valutazioni effettuate per il loro profilo e per il loro programma.» Claudia ritorna alla carica. «Ma le valutazioni del profilo e del programma, noi, con quali criteri le facciamo? Voglio dire: perché valutiamo ad esempio 3 il programma di X e 4 il programma di Y?»

(Ahio! Penso tra me e me. Forza, Sergio! Sarà dura stavolta!)

«Il meccanismo, Claudia, è sempre quello che abbiamo visto prima. Individuiamo dapprima le caratteristiche in base alle quali intendiamo valutare il programma, poi gli diamo un peso relativo, poi valutiamo le singole caratteristiche.»
«Ah! E quali sono le caratteristiche che possiamo individuare per il programma?»
«Io ne ho pensate due: la comprensibilità e l’aderenza alle esigenze del Territorio.»
«Mi piacciono queste caratteristiche! Così poi si castigano tutti quelli che producono programmi con il ‘copiaincolla’!»
«Sì, certo! E a queste due caratteristiche nella valutazione del programma gli ho dato un peso analogo. Non vedo motivi particolari per i quali i pesi debbano ritenersi diversi.»
«Già!» Claudia conferma pensierosa; poi incalza: «E il profilo? Sembra un po’ più complicato il profilo. Non è certo una chiacchierata scritta il profilo!»
«Mah! Io come caratteristiche del profilo ne ho individuate tre: l’età del candidato, le sue esperienze professionali, la sua capacità di comunicare.»
«Tre, stavolta?» Menuccia sembra riflettere. «E i pesi relativi?»
«Io qui faccio l’ipotesi che le esperienze professionali abbiano peso maggiore della capacità di comunicare, e tutt’e due abbiano peso maggiore dell’età.»
«E allora?»
«Sergio» cerco di velocizzare, «potremmo fare qualcosa come 50, 30 e 20 pecento allora.»
«Perché no?»
«E l’età come la valuto?» Claudia vuole sapere. «E le competenze professionali?»
«L’età possiamo valutarla tenendo conto che, se è vero che gli anni portano con sé esperienze, il mandato di sindaco ha la durata di ben cinque anni. Un sindaco molto giovane non sembra vada molto bene. E neanche un sindaco molto anziano.» Sergio prende fiato. «Le competenze professionali poi…»
«Chi ha esperienza imprenditoriale è sopra tutti» interpreto la visione di Sergio, «poi viene chi ha esperienza dirigenziale, poi…»

Mamma mia, è mezzanotte! Do uno sguardo all’orologio. Domani dobbiamo partire per Roma! «Beh, ragazzi, adesso è bene che andiamo.»

Abbracci.

Mentre ci salutiamo, sussurro all’orecchio di Sergio: «Tu a me non la racconti! Tu, imbroglione, hai fatto il giochino su X, Y e W pensando ai candidati di Peschici, eh?»
«Eh… e chi può dirlo?» sussurra Sergio di rimando, strizzando un occhio.

Metto in moto la Lancia. Claudia si avvicina al finestrino, batte con le nocche sul vetro. Abbasso il vetro. «Sì, vabbè!» Claudia mi sorride, «ma io mò per chi voto?»

La luna illumina il suo sorriso.

Paolo Labombarda

 Redazione

 

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