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11/05/2013

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NELLE VENE DI MICHEL SANGUE DI ARTISTA

Clicca per Ingrandire Le vele saracene, provenendo da levante, adocchiano una baia dorata dominata da una rupe sulla cui estremità modestamente si stagliano contro il cielo cobalto i resti di una piccola fortezza greca. Sul costone che digrada alla marina, occhi di grotticelle brulicanti di frenetica vitalità: fuggono, gli indigeni, verso la relativa protezione di quei ruderi, alcuni, altri in direzione di un’abazia fortificata nella piana. Non perdono tempo i predoni dei mari e in un attimo sono a riva, pregustando stupri e razzìe. Quale non è la loro sorpresa quando dal canneto che divide la spiaggia dalla fertile campagna sbucano gli Slavoni di Suerìpolo. La banda guerriera giunta dall’altra sponda dell’Adriatico, commissionata dall’imperatore Ottone I e assetata di ordine e denaro, traccia sulla sabbia di velluto scie rosseggianti e vi semina arti e teste staccate dai tronchi. Non torneranno più i predoni dei mari (se non seicento anni dopo quel leggendario 970 dopo Cristo) segnando così l’inizio della storia di Peschici, oggi mèta di vacanzieri dal palato fine.

Colonia slava da sempre, porta nei suoi cromosomi la sfrontatezza dei padri d’Oltreadriatico e la pacatezza dei pastori autoctoni, la passionalità delle genti nate e vissute al calore del sud e la genialità di chi nella vita ha imparato l’arte di arrangiarsi, senza finire mai d’imparare. E oggi continua a farlo per utilizzare meglio le sue attrattive e proporsi ‘ad hoc’ sul mercato del turismo. Il sangue che scorre nelle vene degli abitanti è quello, esemplificando, di uno dei suoi figli, Michel, che segue solo l’istinto e il 1999 inventa una manifattura di gelati da offrire nella bella stagione (da aprile a settembre) ai turisti del Centro Storico mettendo inconsapevolmente a frutto le due principali peculiarità di insegnamenti ìnsiti in quel mèlange di dna che lo contraddistingue. Quali?

- SPIRITO DI RICERCA = Costantemente a caccia di materia prima, sceglie solo quella di altissima qualità col fermo rifiuto di standardizzare i gusti: latte-panna-ricotta di pecora-uova (prodotti freschissimi attinti da piccole realtà pastorali del luogo), radici èduli della propria terra, fico d’India e altre specie di fichi (“vucëllinë, “dottatë”…), fiori di alcune varietà coltivate personalmente nel piccolo orto botanico, mandorle, carrubo (da lui riportato agli antichi splendori dopo un accenno di scomparsa).

- RISPETTO DELLE TRADIZIONI = Aiutato da tale eccellente, esclusiva quantità di materia prima autoctona, il substrato del suo impegno affonda le radici nelle antiche ricette locali, specialmente quelle inerenti i dolciumi, in particolare natalizi, un coacervo di sapori apprezzati da chi frequenti Peschici e il suo Borgo Antico. Nella specifica degli elementi da lui ossequiati e omaggiati, occorre distinguere i due gusti per i quali Michel è diventato uno specialista: le creme e i sorbetti.

Per le ‘creme’ la sua fantasia e creatività va dal cioccolato extrafondente (70 percento) a fichi e mandorle, dalle “pètt’lë” di pasta usata nelle “chiacchiere” al decotto di carruba, dai “crust’lë” di pasta frolla al mosto cotto, dalla mandorla torronata al “gusto del pastore” (ricotta fresca di pecora, mascarpone, pere Williams, noci locali), dal fico d’India coltivato personalmente al classico pistacchio di Bronte e alla nocciola (di provenienza dop e igp da rinomate aziende agricole nazionali: Paparo e Fontana).

Per i ‘sorbetti’ la scelta cade su prodotti in gran parte territoriali: frutta fresca di stagione e agrumi (pesche e limoni su tutti, di coltivazioni locali), anguria di San Severo, non disdegnando - solo se prodotti di sicura garanzia e origine - il melone di Cantalupo (colli romani) e la fragola di Policoro (costiera materana).

Sarebbe riduttivo concludere spiegando che la materia prima ha un “condimento” d’eccezione: la volontà mista a impegno, passione, entusiasmo, amore, con cui Michel “inventa” le sue proposte; non lo è invece se si aggiunge che ogni sua produzione è lontana mille miglia dall’aggiunta e dall’uso di additivi e derivati (del latte specialmente). Perché il suo motto - che in questi ultimi tempi tiene conto anche del momento di crisi che stiamo attraversando - è stato, è e rimarrà sempre: “PICCOLA GELATERIA (sì), (ma) GRANDE GELATO”. E ogni stagione lo legge scritto sui volti e negli apprezzamenti di chi si avvicina ai suoi banchi-frigo e già si predispone a leccarsi le labbra: la più grande gratificazione che un piccolo imprenditore possa meritarsi per tutto il lavoro svolto finora. Un riconoscimento che va ben al di là di uno scontrino fiscale battuto dal registratore di cassa.

Piero Giannini

 Redazione

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 12/05/2013 -- 18:47:32 -- Fiorenzo

Complimenti Michel....un vero Professionista!!!

 
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