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26/06/2008

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Enzo Avitabile, la “chicca” della festa patronale di S. Giovanni R.

Clicca per Ingrandire  La festa patronale dedicata a San Giovanni Battista, si è conclusa ieri sera con la premiazione dei partecipanti al concorso "Balconi Fioriti", presieduta
dal sindaco Gennaro Giuliani, il presidente della Pro Loco , Angelo Marino e Francesco Impagliatelli e con l'esibizione di Enzo Avitabile e i Bottari, che a noi del "Diario Montanaro" ha concesso un'intervista prima del concerto. " Sono molto felice di stare qua per motivi personali, chiaramente religiosi, sono più di dieci volte che vengo a San Giovanni Rotondo"

GIORNALISTA - "E' già stato, oggi, a vedere le spoglie di San Pio?"

AVITABILE - "Ci sono stato, ma era già chiuso e questo per me è un messaggio. Padre Pio mi ha voluto dire: "Oggi sei qui per suonare" e quindi per fargli una visita devo ritornare. Questo, per me, è un concerto speciale, per una motivazione mia personale, ma ogni concerto è speciale ed è giusto che sia così"

G. - "La sua musica non è quella che si definisce commerciale. Lei come la definisce?"

A. - "La musica è musica. Una distinzione la possiamo fare tra "opera" e "prodotto", e tra "creatori" e "creativi". I creativi riescono a mettere insieme degli elementi che creano un prodotto quelli sono "artieri" e i creatori che creano con un linguaggio innovativo una serie di cose e sono gli "artisti" e creano le opere. La differenza tra un' opera e un prodotto stà nella sua collocazione storica, un prodotto nasce per soddisfare un mercato, un'opera, invece, nasce, prima per soddisfare Dio, se uno ci crede e per creare un messaggio tra uomo a uomo e tra cuore a cuore. Un'opera può diventare prodotto, un prodotto no. Un film di Benigni,che è un'opera, commercializzato diventa un prodotto, un film di Pozzetto, che è una "chiavica" non diventerà mai un'opera. Il prodotto si muove attraverso la pubblicità e l'unico suo concorrente è un altro prodotto. La musica di Gigi D'Alessio ha come concorrente il panettone, chi più si vede più si vende. L'opera non è così perché non c'è concorrenza tra Michelangelo, Mozart, Debussy e Miles Davis, perché si muovono attraverso la promozione del messaggio. Tutto ciò che è musica si muove in ritardo ma anche in anticipo, è in anticipo rispetto alla mentalità dell'uomo medio, ma poi si muove dietro perché gli uomini vivono altri tipi do realtà. La nostra che è una realtà "italiota", che vive di visibilità definisce musica tutto ciò che è sottocultura."

G. - "Cosa ne pensa della riscoperta della musica etnica?"

A. - "La musica etnica nasce dalla nostra cultura in genere. Sono le nostre radici, e il nostro lavoro è quello di rendere le nostre radici attuali, come, per esempio, il mio dialetto. Io ho fatto un grande lavoro sul mio dialetto renderlo contemporaneo, e attraverso di esso parlare dei disagi del mondo. Quello che vedrete sta sera è un recupero delle tradizioni , rivisitato e riscritto da capo. Ho preso i ritmi dei bottari antichi e li ho lasciati così ma, tutto il resto, la parte centrale dei nostri strumenti è stata rivisitata, riletta e tutta riscritta. C'è un legame costante con il passato e uno sguardo costante verso il futuro"

G. - "Molti hanno definito la sua musica contaminata. Cosa ne pensa?"

A. - "La contaminazione nasce da uno scambio culturale, e ha duo o tre iter diversi. Noi abbiamo una contaminazione storica che nasce dalla dominazione, il padrone o colui che domina di per sé contamina. Il blues nasce dal rapporto tra colonizzatore e colonizzato. A volte è una contaminazione non cosciente. C'è una contaminazione storica fatta di classi sociali, a Napoli il popolo sognava il palazzo, i regnanti volevano comandare con una mentalità da popolo e prendevano dal popolo usanze antiche e viceversa. La nostra è una contaminazione cosciente che nasce da uno scambio multietnico. Io ho avuto due fasi della mia vita, la prima quella della musica nera, vivendo a Marianella, un paese povero, la musica la sentivo attraverso il juke box, allora io ascoltando i grandi della musica nera ho imparato a suonare il sassofono e sognavo di suonare con loro. Ho studiato e pregato e sono stato l'unico bianco a suonare con James Brown, con Africa Bambaata, con Tina Turner, questa fase della musica nera io non oserei definirla contaminazione, perché quando sono tornato a casa avevo imparato la loro lezione e volevo un mio suono da portare nel mondo, e quali erano i ritmi della mia terra? O la tammurriata, ma era già troppo utilizzata o i bottari, mai usati. Recupero dei ritmi antichi, recupero del dialetto, lavoro di ricerca e poi gli scambi culturali."

G. - "Cosa ricorda della Napoli della sua infanzia e quella degli inizi della sua carriera?"

A. - "A Napoli a quei tempi arrivavano la navi che andavano nel Vietnam, e non si faceva una grande musica, perché era una musica per clienti. La mia città non mi è piaciuta per questo, mi è piaciuta quando Eduardo De Filippo ha messo in opera i suoi lavori , quando il maestro De Simone ha fatto le sue ricerche, e mi è piaciuto Massimo Troisi, il resto no, perché molti hanno cercato di vendere questa napoletanità a tutti i costi."

G. - "Che rapporto ha con la religione?"

A. - "Mi sono avvicinato al buddismo grazie a Tina Turner, anche se in realtà non capivo se era la personalità di Tina Turner o la dottrina in sé da affascinarmi, in un periodo successivo mi sono avvicinato ad una setta religiosa con un guru spirituale a capo che mi ha aiutato a trovare energie positive e a credere in me stesso. Dopo la morte di mia moglie ho attraversato un momento di grande difficoltà interiore e di grande confusione e ho trovato conforto nel recitare il rosario, notando che in esso erano rinchiusi molti ei principi delle altre religioni a cui mi ero avvicinato"

G. - "Qual è la persona o il posto che le è rimasto nel cuore?"

A. - "Sono io come Vincenzo e la mia città."


Grande soddisfazione per gli organizzatori della festa patronale. "La macchina organizzativa è stata perfetta e questo è per me motivo di grande orgoglio. Per la prima volta nell'ambito della festa patronale c'è stata fattiva collaborazione tra le autorità amministrative ed i gruppi organizzativi, soprattutto per la mole di eventi che sono stati proposti e attuati", ha commentato il presidente della Pro Loco Angelo Marino, visibilmente soddisfatto, al quale insieme al segretario della Pro Loco Elena Ritrovato vanno i più sinceri ringraziamenti da parte di tutta le redazione de "Il Diario Montanaro".

Maria Pia Carruozzi



 ildiariomontanaro.it (testo e foto)

 

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