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19/03/2013

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UNA SETTIMANA SANTA VICHESE DA BRIVIDO

Clicca per Ingrandire Ogni anno la Chiesa rivive la Pasqua del Signore preparandosi con la preghiera e la conversione spirituale della Quaresima. Atteggiamenti concreti e propositi di rinnovamento di ogni fedele sono accompagnati dalla preghiera della Via Crucis, devotamente pregata in ogni chiesa parrocchiale e confraternale, che ripropone i tratti salienti della salita al Calvario di Gesù di Nazareth. Il Cristo, abbandonato dai suoi discepoli, sfila tra il popolo raccogliendo ora le lacrime ora gli insulti: tutto di quella “via” è salito con Lui sulla croce, per essere capovolto in perdono. Nella settimana cruciale per la storia dei credenti, la settimana riconosciuta da ogni calendario come “santa”, la comunità cittadina di Vico del Gargano è in fermento: parrocchie, Confraternite e sacrestie sono raccolte per i preparativi. Vediamoli in dettaglio.

GIOVEDÌ SANTO = In ogni chiesa, durante il pomeriggio, si celebra la solenne messa “In Cœna Domini”, memoriale del sacrificio di Gesù che dall’Ultima Cena si perpetua fino a noi per ricordare e rivivere quel “per voi e per tutti” che il Cristo inaugura nella notte del tradimento. Alla celebrazione delle Messe segue il pellegrinare dei fedeli che, di chiesa in chiesa, scoprono e pregano lo stesso Mistero d’amore che, quasi simbolicamente diffuso in ogni angolo del paese, presenta Gesù nel Santissimo Sacramento dell’Eucarestia. La tradizione suole chiamare questo camminamento sacro col nome di “visita ai sepolcri”. Il sacrificio di Gesù è accompagnato, come raccontano i Vangeli, dallo smarrimento dei discepoli, dal tradimento di Giuda prima, dal rinnegamento di Pietro poi.

Unica fra tutti che resiste nella fede e nella speranza è sua madre Maria che, Addolorata, lo insegue in quella notte decisiva. La tradizione vichese si associa al dolore della Vergine Maria e come lei, con fiducia e speranza che si compia la volontà di Dio, piange e cerca il suo Signore. Il “Pianto della Madonna” che si tiene nella Chiesa Madre intorno alle 20.30 della sera di giovedì, vuole significare proprio questa partecipazione al dolore della madre, ma anche la serena certezza che vi è un disegno divino anche nel dolore. Nella notte, senza solennità, i confratelli vegliano nelle chiese per assicurare presenza e orazione al SS.mo Sacramento dell’Eucaristia, e così vivere con Cristo il significato del sacrificio.

MATTINA DEL VENERDÌ SANTO = Tutte le Confraternite si recano, di chiesa in chiesa, a pregare e visitare “i sepolcri” accompagnate e sostenute dalla presenza statuaria della croce alle cui braccia sono legati i simboli della passione, dalla Vergine Maria Addolorata e dal Cristo Morto. Queste processioni mattutine, poiché partecipate dalla quasi totalità dei confratelli, giovani e anziani, porta in strada “le Madonne” custodite nelle proprie chiese ed è da questa secolare tradizione che prende il nome. Nel primo pomeriggio, nella chiesa di S. Maria del Suffragio, detta del Purgatorio, si tiene dalle 15 in poi “l’Agonia”, la riproposizione delle sette parole di Cristo sulla croce col canto dell’Ufficio Sacro.

Alle 18, in Chiesa Madre, col concorso del popolo e di tutte le Confraternite, la comunità paesana si riunisce per la Liturgia della Passione e l’adorazione della Croce. Tale liturgia è chiamata dalla tradizione vichese “Messa pazza” in quanto non è una messa, ma una liturgia scarna ed essenziale, tuttavia sentita e profondamente partecipata. Quest’anno sarà animata e cantata da tutti i cori delle Confraternite, dal coro ‘Armònia’ e dal coro ‘Pax et Bonum’, a testimonianza del grande risalto che questa giornata ha nel cuore e per la fede dei vichesi. A conclusione di questa, per il corso principale, intorno alle 19 si snoda la processione del Cristo Morto, precedentemente portato in chiesa dalla Confraternita dei Cinturati di S. Agostino e S.ta Monica che ne è la custode.

La processione si reca all’estremità del paese in zona “le Croci”, nei pressi della chiesa del Carmine, un locale “Calvario” che custodisce cinque croci di ferro piantate nella roccia, simbolo delle cinque piaghe di Cristo in croce. Ad esse chi può si afferra, quasi a sostenere Gesù nel suo sacrificio e altrettanto per ricevere sostegno da Lui nel proprio sacrificio quotidiano. All’andata la processione è accompagnata dal canto del “Miserere”. Il re Davide, dopo aver commesso peccato si lasciò andare in una struggente e accorata richiesta di perdono (Salmo 50). Il perdono cerca la colpa e il desiderio di riscatto della vita di noi tutti è affidato alle voci possenti e commosse dei confratelli che intonano il Salmo fino alle “croci”. Da qui, si respira già aria di Resurrezione. Tutto il popolo ora, di ritorno dal patibolo, acclama la croce quale “sorgente di gloria, eterna memoria del mio Salvatore”. La croce non fa più paura, ma è di stimolo a una vita pacificata e rinnovata dal sangue di Cristo: “Evviva la Croce”!

SABATO = Giorno di silenzio e di preparativi. I tumulti del dolore fanno spazio al silenzio della tomba di Cristo che nel cuore della notte, al suono delle campane, annuncia a tutti il capovolgimento della storia: la morte è stata vinta! In un misto di fede, passione e tradizione, il popolo ritorna, con la domenica di Pasqua, alla normalità che non significa indifferenza alla Resurrezione, ma è interiore certezza che qualcosa può cambiare: quel qualcosa che è, prima di tutto il cuore, sorgente di ogni volontà di bene.



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