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22/01/2013

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ALLA RIVOLUZIONE BASTA UN PERNACCHIO

Clicca per Ingrandire Un’analisi - meglio dire “chiacchiera quotidiana” - rozza e sbrigativa sulla crisi al Comune di Vico del Gargano si affanna a scaricare sul sindaco, e solo sul sindaco, tutta la responsabilità. Rozza e sbrigativa per nascondere la responsabilità collettiva e l’obbligo di rappresentanza degli interessi generali da parte del Consiglio comunale. Da aggiungere, in questa responsabilità, la cosiddetta società civile e tutti gli uomini di buona volontà, compresi alcuni vecchi padri nobili, i quali prima hanno allattato, coccolato, votato questa maggioranza e oggi la disconoscono e disprezzano.

I soggetti istituzionali che dovrebbero confrontarsi, spiegarsi e spiegare, approfondire e trovare una soluzione alla crisi sono il sindaco e il Consiglio comunale nella sua interezza. L’Ordinamento degli Enti Locali, anche se carico di tanti difetti, ha il pregio di legare indissolubilmente la responsabilità dei due soggetti, altrimenti si potrebbe raccontare, per esempio, che i successi vanno al sindaco e le catastrofi vanno al Consiglio comunale, oppure tessere le lodi al Consiglio e menare mazzate al sindaco.

Mentre ci raccontiamo queste cose, siamo giunti al quinto mese di crisi amministrativa annunciata, alle reiterate dimissioni del sindaco Amicarelli, al pilatesco affacciarsi dei partiti consolidati, allo sciacallaggio delle responsabilità. Questa crisi-non crisi si alimenta, di giorno in giorno, solo di chiacchiere da caffè, nelle pizzerie, alla fermata degli autobus, dal fruttivendolo e nelle macellerie, al dopo-messa nella passeggiata della domenica, al seguito dei funerali. Dappertutto tranne nell’unico luogo deputato e istituzionale: il Consiglio comunale.

Vi è una logica in tutto questo, pericolosa e ignava: questo Consiglio comunale non voterebbe mai la sfiducia al sindaco. Gli ignavi, dice il sommo Dante, sono la peggiore specie degli uomini. Li colloca nel girone dell’antinferno, indegni di andare sia all’inferno sia in paradiso. Appartengono a “quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli né furon fedeli a Dio”. Più vicino ai giorni nostri un altro grande italiano, Eduardo De Filippo, ci spiega che «‘o pernacchio» (foto del titolo; ndr), quello fatto con cervello e passione, può fare una rivoluzione, figuriamoci una seduta di Consiglio comunale.

A oggi l’Assemblea cittadina ha ignorato totalmente l’argomento e nessun “consigliere” ha chiesto, in questa sede, di aprire un dibattito sulla miscellanea delle posizioni, a partire dalla maggioranza, soprattutto per spiegare le ragioni della crisi e la liquefazione di una maggioranza che ha avuto il 48 percento dei voti appena sei mesi fa. A oggi conosciamo solo i tentativi infruttuosi del sindaco e, in chiaroscuro, la posizione dei tre consiglieri di opposizione. Mancano all’appello i sette consiglieri di maggioranza, le loro ragioni e un chiaro dibattito in Consiglio comunale.

Michele Angelicchio


 Redazione

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 23/01/2013 -- 08:07:09 -- vincenzo

Ben detto, Angelicchio, ben detto! Se l'opposizione , anziché essere in "chiaroscuro", fosse in piena luce, ai consiglieri di governo, si dovrebbe dare un epiteto ancor più negativo di "ignavi"! Visto che hanno ottenuto il 48% dei suffragi, li chiamiamo "traditori"? Ma, questo aggettivo è peggiore di "ignavi"? Poverini!

 
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