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18/01/2013

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“VENTI DI GRECALE”: Alternanza di ricordi e appunti di viaggio - 6° cap. (2)

Clicca per Ingrandire La vita nonostante le tragedie - incredibilmente - continua.
La vita di famiglia a casa continua.
Teresina si č fidanzata con Mimģ. Aldo č tornato a Peschici. Paolo ha frequentato la prima classe elementare. La parte della famiglia lontana - Maria, Pola, Rosalba - si č stretta maggiormente intorno a Papą e Mammą. La morte di zia Concetta ha avvicinato Teresina a zio Luigi; la morte di Ettore ha avvicinato Mimģ a Papą. Mimģ si č laureato e intende affiancare il padre nella farmacia a Peschici.

«Papą sendė ‘a nėcėssėtą ke, nu kundė na kąusė, ą tėnč n’omėnė avvucčinė, n’omėnė dė fėdņucėjė» mi confida Angela.

Il fidanzamento di Teresa e Mimģ, avvenuto non molto tempo dopo la morte di Ettore, č celebrato in sordina. E Papą fa aprire un passaggio nel muro che divide la terrazza di casa dalla terrazza di zio Luigi.

«Akkušģ Mimģ nan gė nġrapčinė kjł. Ą fėnģ ke c’ą fą malė!»

Aldo dopo la fine della guerra, e dopo l’amnistia concessa ai renitenti di leva, č tornato a Peschici. Non riesce a concentrarsi su nessun tipo di lavoro. Continua a passare molta parte del suo tempo alla Marina. E, da quando Michelino ha l’automobile, lo accompagna spesso, quando va in giro. S’č affezionato molto a Paolo: ogni tanto se lo carica sulle spalle e se lo porta nelle sue passeggiate; m’hanno detto che spesso lo porta, tenendolo sulle spalle, a nuoto fino al Monaco; e che una volta al ritorno, che non ce la faceva pił, hanno dovuto soccorrerli.

Paolo ha frequentato la prima elementare. Don Pasqualino, che ha le casse comunali vuote, non ha potuto comprare per la scuola nessun libro nuovo, ma si č rifiutato di dare quei pochi libri che tiene in magazzino: «Vannė dėcennė mėrąkulė dė krėstėjąnė ke cė so’ kummurtątė malamčndė.» Paolo sta imparando a leggere; scrive pure benino. E parla peschiciano purtroppo, pił che italiano; come i suoi compagnetti. Gli stessi con i quali comincia ad azzardare qualche marachella; come quando si affacciano dai lucernari della terrazza, a sorprendere qualcuno che sta in bagno, o a disturbare qualcun altro che riposa nella propria stanza; o come quando si attardano a giocare a nascondino, o a far finta di pescare nella cisterna di fronte alla scuola - che č pure pericoloso! - mentre noi a casa siamo gią a tavola. Ma il paese č piccolo, e Papą sa sempre dove scovarli. Tutto sommato della scuola sono contenta. E lui dimostra anche una qualche intraprendenza: Michelina quest’anno ha sostituito la Maestra Lisuccia in prima elementare; e Paolo, che č assegnato alla classe della Maestra Lisetta, lo trovano ogni tanto in quella di Michelina.

«Mą» mi dice candidamente, «Mėkelčinė jč ggiņvėnė, jč bėjondė, jč bellafąttė, jč sembė alląiġrė: kučstė mė pėjacė dė kkjł!» Questo a Lisetta non gliel’ho voluto dire.

Sta crescendo bene, mi pare. Ha completato la dentizione decidua. M’ha fatto avere un’altra paura: un’intossicazione addominale, durata una settimana, con diarrea, febbre alta e mal di testa. “Febbre tifoidea” ha detto Biasino, e m’ha terrorizzato. Ma nel giro di una settimana č passata. Aldo mi ha poi confessato che avevano estirpato qualche decina di cozze dal Monaco e se l’erano mangiate sulla spiaggia tutte… crude!

Maria, Pola e Rosalba, a Peschici per la morte di Ettore, si sono ripromesse di tornare a casa spesso, il pił possibile; specialmente in estate, quando il lavoro lo consente. Cosģ si potrą rafforzare intorno a Papą l’unione della famiglia.

* * * * *

La 508 procede lentamente lungo la discesa. Lasciamo sulla destra la caverna di Vincenzo il Cavallaro da cui spuntano fascine e sacchi di carrube; e le caverne di Mastro Matteo, in cui si intravedono uomini e donne indaffarati intorno a reti da pesca e a una barca in lavorazione. Dopo la Curva di Mastro Matteo alcune donne salutano; anche un uomo, che mi pare Michelino la Marina. Al bivio tra Rodi e Vieste prendiamo per Rodi. Procediamo lungo il podere di Rocco, il papą di Mariolina: il cancello č chiuso; la strada d’accesso č spazzata per benino; siepi di alloro e di mirto ben potate la delimitano; le finestre sono aperte; tutte meno quella della stanza di Mariolina. Poco oltre inizia sulla destra la siepe di fichidindia del Renazzo; sulla sinistra i gelsi, compagni di giovinezza di Papą. Lungo la siepe appaiono, uno dopo l’altro, Francesco, Annuccia, Nunziatina, Angelantonio, chi con una zappa, chi con una cesoia, chi con una cesta, Annuccia pure con un bel pancione. Ci riconoscono, ci sorridono, ci salutano agitando le braccia, urlano qualcosa; pił in lą, da dietro il cancello del Renazzo, una figura solitaria fa ampi gesti di saluto.

«Zė Dėddčinė!» Paolo si eccita. «Zė Dėddčinė!»

La strada adesso comincia a salire verso Monte Pucci. Incrociamo il sentierino per Croce; siamo tra i pini; sulla destra Peschici, appollaiata tranquilla sul suo sperone di roccia, compare e scompare tra i pini; come il mare; come tanti volti cari, da Papą, a Mammą, ad Angela, a Pola, a Rosalba, a Teresa, ad Aldo, a Ettore, a Papą, a zio Raffaele, a Biasino, a Don Pasqualino, a Lisetta, a Papą, a Ettore, a Mariolina, a Ettore, a Ettore. La salita finisce, c’č un falsopiano; siamo alti un centinaio di metri sul mare. Percorrendo una curva, le case di Peschici scompaiono gradatamente tra le fronde dei pini, finché scompare anche lo strapiombo. Ed ecco tra i pini s’intravede il trabucco, e poi la torre, e i volti dei ragazzi della guarnigione, di Biondģn, di Giulia, di Robert, di Ettore, di Ettore.

Le tragedie passano davvero? Ettore passa? E la guerra č passata?

* * * * *

La pace!

L’epilogo della tragedia bellica, maturato con un crescendo tumultuoso, ha lasciato tutti di stucco, fiaccati, senza forze. Si č parlato e parlato: della caduta degli dei tedeschi, di Piazzale Loreto, della fine della Repubblica Sociale, del bunker della cancelleria, e di quant’altro. Don Pasqualino dopo Piazzale Loreto č accasciato: non ce la fa pił a trattenersi.

«Macellerčjė mėssikąnė!» va ripetendo. «Ferrłccio Parrė avė propėjė raggiąunė: macėllerģja mėssikąnė! Ma a jissė, a Musėlčinė, mendre ke stąivė mortė, appčisė kapėsņttė, kė tuttė i krėstėianė ke i dėcevėnė parąulė, da’ sakkoccė nan jč ššņutė manġė na lčirė. Ą fattė tandė pė ll’Itąliė. Senz’arrubbą. E ą pajątė. E ‘kkąumė k’ą pajątė!»

“Che ‘asse’ strano si sono inventati Mussolini e Hitler - commenta zio Raffaele. - I tedeschi con l’animo di chi č abituato a combattere, e a vincere; gli italiani abituati a chiacchierare e a cantare! Mussolini, catturato, mentre cerca di fuggire in Svizzera, travestito, meschino, da soldato tedesco … ma come poteva pensare di passare inosservato, con quel capoccione che si ritrovava? … Hitler, superbo fino alla fine, suicida nel bunker con Eva, seguito nel suicidio da una pletora di gerarchi. La tragedia di Goebbels, con la moglie e i sei figli, farebbe impallidire Eschilo! Ma ditemi voi, si č suicidato qualcuno in Italia per salvare la faccia? Ah sģ, ho sentito dire di un direttore di giornale!”

La guerra, terminata in Europa, č continuata catastrofica nel Pacifico. La notizia delle decine di migliaia di morti, soprattutto civili, provocati dalle bombe atomiche, lanciate dagli americani in Giappone prima a Hiroshima e poi a Nagasaki, dopo un primo momento di incredulitą ha creato grande sbigottimento. La successiva resa del Giappone, che in agosto sembra aver scritto finalmente la parola ‘fine’ alla tragedia della guerra mondiale, ha sopito le apprensioni.

“Altro grande popolo quello giapponese! - commenta zio Raffaele. - Sembra che Hirohito, l’imperatore, dopo la resa si sia offerto agli americani, addossando su di sé tutte le responsabilitą della guerra. E che la dichiarazione della disfatta abbia provocato una sequela infinita di suicidi, e non solo fra i militari. Che popolo! Che carattere! Che nobiltą! Meglio non far paragoni con casa nostra! Siamo stati alleati coi giapponesi, ma li abbiamo conosciuti? Sembrano diversi, lontani, e non solo perché la loro terra č dall’altra parte del pianeta.”

«Giasėkristė mčjė!» dice Papą al Sacro Cuore, «sti mėrėkanė so’ propėjė n’ata razza d’omėnė! Arrivėnė a’ Merėkė e cė piġġjėnė ‘a terrė dė kuģllė ke gią stannė, e’ ndianė natė jind’a kui postė, e kuģllė ke anġņurė nan annė accčisė, ‘i kaccėnė jind’i rėservė; ‘i servėnė vraccė pė fatėją e pajėnė p’avč i skėjavė dall’Afrėkė; anna kundrullą u pėtroġġjė e ‘ccidėnė krėstėianė a mėġġjarė kė na bomma nąuė ke strņujė tuttė kundė! Kučstė jč ‘a cėvėltą ke cė vonnė addņucė?»

“Paulł - zio Raffaele cerca di placarlo - quelli dicono che con questa bomba atomica hanno salvato non so quanti morti, che la continuazione del conflitto avrebbe provocato.”
«Mo jč!» si stupisce Papą. «Anna sola dėcčidė sė nė vonnė accčidė nu mėġġjarė o nu mėlėjąunė dė krėstėianė? Vąaa va, Failł!»

“Paulł - insiste zio Raffaele - noi stiamo uscendo da una tragedia tutta nuova nella storia dell’umanitą: decine e decine di milioni di morti, soprattutto civili; intere popolazioni coinvolte in una mobilitazione totale, senza risparmio di energie, vittime di distruzioni devastanti, sofferenze atroci, lutti inconsolabili.”

La suddivisione della Germania in quattro zone sotto il controllo dei vincitori della guerra ha destato grande emozione.

«Po jessė ke fannė a pezzė pņurė ‘a terra nostrė» ringhia Don Pasqualino. «Pinzė mo tu mo ki frangčisė o’ Pėjemņndė, l’austrģjėkė o’ Trendčinė, i slavė a’ Venezia Giulėjė, i ġrąicė jind’a Pulėjė.»
“Se n’č parlato. Se n’č parlato. Ma - lo rassicura zio Raffaele - non se ne parla pił, almeno in questi termini. Resta, č vero! il problema della Venezia Giulia con gli slavi!”

L’attenzione del Paese č centrata adesso sul referendum che porterą alla scelta istituzionale fra monarchia o repubblica. Si terrą con suffragio universale: votiamo anche noi donne! Voteremo, in quasi trenta milioni! il prossimo mese. Don Vito appare turbato, ma non preoccupato. “Ha fatto bene Sua Maestą ad abdicare a favore di Umberto! Possiamo essere sicuri adesso che il referendum indicherą monarchia. Qui nel sud dell’Italia siamo tutti monarchici. Guardate qui a Peschici: i peschiciani sono tutti monarchici. Le donne poi … votano pure loro! … sono tutte per Yela, la regina Elena. Č lei che viene subito dopo la Madonna.”
«Mah! Ji na’ ssarrčjė akkušģ sėkņurė!» replica Biasino. «Avė da parģkkjė mčisė, da ke jč fėnņutė ‘a učrrė, ke cė parlė kkjł ‘ssajė dė pulģtėkė. Parė ke cė rėspčirė n’avėta arėjė, n’arėjė dė lėbbertą dėversė, dė pėnząirė nąuė; a sti kąusė i taliąnė na stannė abbėtuątė.»
«Ke po purtą pņurė avėti učrrė e ngiustģzėjė e ‘nġņurė sanġė E pu stą sėkņurė ke a Peskėcė nann’arrģvėnė tanda nutģzėjė e nan so’ manġė addrģttė. Kristė! Kuąnda fattė bruttė, kuand’accėdėtņrėjė senza leggė! Mo ‘a uerrė jč fėnņutė, ma l’armė cė stannė angąurė, e fannė sembė malė ląurė!»

“La guerra č un crogiolo di illegalitą sempre - fa eco il giudice Darrigo - e la transizione fra stato di illegalitą e stato di legalitą č lungo e doloroso. Possiamo mai pensare che in un certo giorno tutti i belligeranti depongano le armi e si rimettano tranquillamente a fare i contadini? o i pescatori? E che tutti i facinorosi attendano i tempi infiniti della giustizia legale? Sģ, lo so, oggi ci sono le giurie popolari a decine, lorde di sangue; ma c’č anche una giustizia legale, che processa per crimini di guerra, tradimento, spionaggio e quant’altro. La legalitą, il tempo della legalitą, deve ancora venire. Verrą! Verrą!”

“Ma c’č fervore di idee, c’č vivacitą - sostiene incoraggiante zio Raffaele. - Meno male! Di idee ce ne sono tante e diverse. Ci sono tanti partiti! Democrazia Cristiana, comunisti, socialisti, liberali, Partito d’Azione, Democratici del Lavoro! E ci sono tante persone valide, che mettono la propria intelligenza e la propria vita al servizio di tutti gli italiani: i Bonomi, i Parri, i De Gasperi, i Togliatti, gli Einaudi, i Saragat, i Nenni, e tanti altri!”
“Sģ, ma chi sono? Chi li conosce? - obietta Don Vito. - Casa Savoia ha fatto l’Italia, sta lģ da cento anni, ha cercato di fare un popolo. Di loro sappiamo tutto! Questi, chi sono?”

E quando Parri si insedia a capo del governo, racconta: “Lo sapete voi che Ferruccio Parri, quando č arrivato a Roma in treno, notando una calca di giornalisti ha chiesto a uno di loro cosa stesse accadendo e quello ha risposto: ‘Scusate, ma non possiamo darvi retta: stiamo aspettando il nuovo Presidente del Consiglio’. Dopodiché Parri ha raggiunto Palazzo Chigi nel completo anonimato.”

E mentre i vari partiti danno indicazioni di massima agli elettori, nota indispettito: “Questi dicono che lasciano agli elettori la responsabilitą di decidere secondo la propria coscienza individuale. E vorrei vedere! Che, vengono a sbirciare cosa fai nella cabina elettorale? Ma poi tutti ci tengono ad aggiungere che i loro sondaggi interni fanno ritenere che i sostenitori della Repubblica sono tanti! Che sono in maggioranza.”

Dopo che De Gasperi sostituisce Parri al Governo, zio Raffaele osserva: “Questo De Gasperi perņ se la sta cavando! L’esperienza non gli manca: č gią stato nel governo austro-ungarico; č moderato convinto, un mediatore eccezionale; pure in campo internazionale si fa rispettare, e difende fiero la dignitą sua, e la dignitą dell’Italia tutta, anche quando gli ricordano … come nella conferenza di pace a Parigi … che l’Italia la guerra l’ha persa, e che č una guerra che proprio l’Italia ha voluto, che proprio l’Italia ha contribuito a provocare. E sta cercando di impostare il piano di ricostruzione del Paese che soddisfi i bisogni alimentari immediati e il ripristino del sistema industriale. E mostra di capire che deve misurarsi innanzi tutto coi temi della ricostruzione e della convivenza sociale.”

La ricostruzione! La convivenza sociale! ‘Ce la faremo!’ mi incoraggio, guardando Paolo che gioca con la sua immagine nel vetro della finestra.

* * * * *

Il momento del ritorno dei reduci infine arriva. Molti di loro hanno pensato di ritornare in patria subito dopo l’armistizio; ma l’armistizio č stato, sģ, la fine della guerra contro gli anglo-americani, ma anche l’inizio di un periodo caotico, funestato da altre due guerre fratricide: la guerra fra due patrie sorelle e la guerra civile; un periodo nel quale quanti erano interessati a rientrare in Italia hanno preferito rinviare il rientro a tempi migliori; o sono stati comunque impossibilitati a farlo. Ora, finita la guerra in Europa, inizia gradatamente il rientro.

“Ne stanno rientrando a milioni di reduci - osserva zio Raffaele - e debbono tutti reinserirsi nella vita civile, ritrovare una casa, un lavoro. In un Paese, che trovano, che non č pił quello che hanno lasciato, e non solo per la fine del regime fascista. Č un Paese vinto, umiliato, povero, affamato, diroccato, tutto da ricostruire fisicamente e moralmente.”

«Mo jč!» si stupisce Papą. «Failł, ke dčicė? Mėlėjņunė dė rčducė? Akkušģ ‘ssajė so’?»

“Paulł, mo i reduci non sono pił solo gli ex combattenti, come finora č sempre stato, come č stato anche nell’altra guerra. Mo sono reduci pure i rifugiati all’estero … pensa a quanti sono riparati in Svizzera, … i deportati politici, gli ebrei espatriati, i combattenti volontari, i giovani arruolati nei corpi della Repubblica di Salņ, e tanti invalidi, militari e civili.”
«Mo jč!» ripete Papą. «E tuttė kuģstė andņ anna truą ‘a fatčjė, akkąumė anna mańńą?» Poi, pensando a Gino: «Ma kuģllė ke tornėnė, kuģllė ke anna fattė ‘a učrrė pu Pająisė, kuģllė almąinė avčssana jessė aiutątė a truą nu postė pė kambą.»
“Beh, Paulł, speriamo! Quelli da soli pare che sono gią pił di un milione! Prigionieri degli anglo-americani, deportati dai tedeschi in Germania, prigionieri dei russi! Il reinserimento per ognuno di loro puņ non essere facile. Sono tutti educati nella generazione fascista, che si č dissolta; sono stati portati in molti a combattere, per la prima volta nella storia d’Italia, fuori dal territorio nazionale, in terre sconosciute, fra genti sconosciute, in paesaggi non familiari. Hanno tutti vissuto la dissoluzione dell’esercito, la latitanza e l’abbandono delle istituzioni. Ciascuno custodisce in sé un proprio bagaglio di esperienze, di ricordi, di frustrazioni. Ciascuno porta in sé una propria rabbia per l’incomprensione di quanto č successo qui, mentre loro qui non ci stavano.”

I primi rientri di reduci, malati e anziani soprattutto, iniziano. Ma non tra l’esultanza e le acclamazioni generali, come mi sarei attesa!

“«U vi’, Biancł» - mi spiega zio Raffaele, - qua a Peschici ci stanno ancora reduci della Grande Guerra. Quelli la guerra l’hanno vinta; e hanno sempre potuto vivere la loro storia personale con orgoglio. E la gente li ha sempre guardati con rispetto, con ammirazione! Ma adesso non č cosģ! La guerra č stata persa! Questo lo sanno tutti. E tutti vogliono dimenticare. E anche gli ex combattenti vogliono dimenticare, dimenticare El-Alamein, dimenticare Cefalonia, dimenticare le pianure del Don, dimenticare i campi di concentramento, i campi di prigionia. Dimenticare anche il processo di guerra, al quale molti di loro al loro rientro sono assoggettati da parte dello Stato, che intende valutare la correttezza del loro operato come militari. Mentre qualcuno sostiene addirittura che ‘la Patria č morta’! Gli ex combattenti adesso parlano poco delle loro storie; molti si chiudono in un silenzio totale. E si sentono spaesati, estranei a una societą nuova, che non riconoscono, a una societą afflitta dalla disoccupazione, nella quale debbono ricominciare di nuovo a lottare, per reinserirsi: alcuni addirittura finiscono per riandarsene, per emigrare.”
“Ohi, Ohi! - m’č venuto di sospirare. - La guerra č finita; ma la lotta no!”
“Sģ, Biancł, la lotta non č finita! Ma «Gėggčinė», tu lo sai, č forte! Ce la farą! Ce la farete!”

La vicenda di Peppinillo č sembrata un’evidenza drammatica di cosa puņ riservare il ritorno ai reduci. Peppinillo torna in Italia a febbraio. Non sta bene fisicamente. Ed č preoccupatissimo per Denise, dalla quale non ha pił notizie da tempo. La rintraccia dove l’ha lasciata, nell’appartamento che hanno abitato insieme. La trova con un bambino di un paio d’anni, sposata con un francese. Cade in depressione. Lascia Roma; ripara a Peschici. Prende cose dagli scaffali della farmacia. Muore.


(2.5 cont.)


NB1. Per seguire meglio la narrazione, elenchiamo i link delle puntate precedenti relativi ai capitoli del romanzo gią pubblicati (coi titoli originali) e da pubblicare.

Cap.1 - Rifugio a Peschici - Gino e io. Italia in guerra. Gargano. Arrivo a Peschici. (18.06.1940)
(1) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5363
(2) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5369
(3) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5410
(4) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5435

CAP. 2 - La Famiglia - La casa. La famiglia. La giornata. Primi incontri. (23.06.1940)
(1) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5487
(2) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5523
(3) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5559
(4) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5628
(5) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5656

CAP. 3 - Il Paese - Peschici. Guerra in Africa. Gino prigioniero. (21.04.1941)
(1) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5709
(2) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5734
(3) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5751
(4) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5779
(5) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5811

CAP. 4 - Echi di guerra - Guerra in Italia. Gino in India. Ciclo delle stagioni. Brani di vita. (29.09.1943)
(1) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5851
(2) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5882
(3) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5919
(4) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5962
(5) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5992

CAP. 5 - Echi di caos - Caos in Italia. Gino sull’Himalaya. Brani di vita. (29.06.45)
(1) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=6017
(2) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=6054
(3) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=6079
(4) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=6102
(5) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=6113

CAP. 6 – Ritorni - Pace in Italia. Gino a casa. Brani di vita. Partenza da Peschici. (19.05.46)

CAP. 7 – Tra le stelle


NB2. Si puņ facilitare la lettura dei periodi idiomatici tenendo a portata di mano la tabella dell’Alfabeto Peschiciano scaricabile da www.puntodistella.it/public/file/periodici/alfabeto_pds.doc


 Redazione

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 23/01/2013 -- 08:33:29 -- vincenzo

Fine, sufficientemente obbiettiva, mi pare, l'analisi storica. Che, in questo sciorinare di eventi, non si trova fuori luogo. Questo capitolo, cominciato con note tragiche,con una nota tragica si č concluso. Sarą l'ultima?

 
Dx
 

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