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14/01/2013

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GLI ECHI DELLE TRIVELLE

Clicca per Ingrandire “M’è dispiaciuto tanto, sai Menù, di non esserci potuta venire a Manfredonia! - confesso sconsolata. È la verità: m’è dispiaciuto davvero non poter accompagnare Menuccia, la mia amica del cuore, ambientalista convinta, che incontro dopo qualche mese dal famoso ‘No Triv Day’ tenuto il 6 ottobre 2012. - Che peccato che è stato! Ti sarebbe piaciuto! Di gente ce ne aspettavamo di più, ché le adesioni sono state tante! Ma di passione ce n’era, ce n’era tanta! Si respirava la passione, con la brezza che saliva dal golfo.”

Gli echi della manifestazione voluta e organizzata dalla “Rete di Associazioni contro le trivellazioni” continuano ad aleggiare nelle conversazioni di ogni giorno. Menuccia e io siamo sedute a un tavolino all’esterno del bar, sorseggiando il nostro analcolico. La serata non è fredda, la temperatura accettabile; qualche gruppetto passeggia per il Corso, «fàur’u Pondë».

“Toh, guarda Masì! C’è Mimì che passeggia e discute come al solito animatamente.”
“Sì, sì, è lui! Pure lui c’è rimasto male, sai, che non sono venuta a Manfredonia! S’è dato da fare tanto lui per organizzare il ‘No Triv’… E quell’altro… quell’altro chi è? Non lo riconosco.”
“Quell’altro… quell’altro? Ma sì. È Giggino, Giggino nostro!”
“Giggino? La voce nostra a Roma? Il politico nostro a Roma? E sta qua?”
“Ma lo sai che Giggino fa parte del gruppo di lavoro che ha elaborato la SEN?”
“La … SEN? E dai, Menù, «nan më parlà giargianàisë!»”
“Ah ah!” Menuccia ride divertita.
“La SEN? SEN è il documento sulla Strategia Energetica Nazionale che il Governo ha proposto alla consultazione popolare fino al 30 novembre scorso.”
“Alla… consultazione popolare!? Cioè ognuno poteva esprimere un parere suo?”
“Beh, Masì, pare di sì! Pare una cosa democratica no?”
“Democratica, sì. Ma io che ci capisco? Tu almeno…”

Mi viene un lampo. Guardo verso Mimì, alzo un braccio verso l’alto in segno di saluto.

“Ehi, Mimì! E’ l’ora dell’aperitivo!” sorrido.
Mimì si volta, mi sorride, mi saluta con un gesto della mano.
“Ehi, Tommasina, come va? Filomena, anche tu qui?”

Parlotta con Giggino, ridono. Vengono verso di noi, siedono al tavolino vicino a noi. Giggino è qui, fuori dalla politica romana, per qualche giorno di rianimazione. Assediato comunque da Mimì, che ha sete di fatti per alimentare le discussioni locali.

“E quindi, Giggì, la SEN… che ne pensi, soddisfatto del documento?” chiede Menuccia.
“Beh sì, ci voleva, la SEN! Ma lo sapete voi che di piani energetici in Italia era una ventina d’anni che non se ne parlava? Del piano energetico, dico, dell’energia, che è nostro pane quotidiano.” L’accento dauno di Giggino ha resistito agli anni di lontananza.
“Sento dire che la SEN insiste sull’estrazione di petrolio qui davanti, nel mare nostro. - Mimì pare visibilmente preoccupato. - Che buffo! Noi, che stiamo qua, organizziamo il ‘No Triv Day’… Tu, che sei di qua, lavori alla SEN, che propone le trivelle!”
“Senti, Mimì, la situazione economica è drammatica, la tensione sociale è palpabile. Nessuno vuole offendere il mare nostro per partito preso. Dobbiamo cercare di capire come procedere al meglio.” Tace come soprappensiero.

Un attimo di silenzio.

“Beh, «mo» godiamoci l’aperitivo” intervengo.
“Senti, Giggì - Menuccia riavvia il discorso, - ma la SEN, veramente, che dice?”
“Delle trivelle qua davanti? Dice, dice … e quello che dice lo inquadra in un contesto più ampio, com’è necessario.”
“Contesto più ampio? - incalza Menuccia. - L’Europa? La situazione economica mondiale?”
“Sì, certo! La SEN si pone quattro obiettivi: 1. la riduzione del costo dell’energia per consumatori e imprese; ma lo sapete voi che qua in Italia arriviamo a pagarla, l’energia, il 25 percento in più di altri Paesi europei? 2. Il mantenimento degli impegni assunti con l’Unione Europea su standard ambientali e decarbonizzazione; ci siamo impegnati - lo sapete? - a ridurre l’emissione di anidride carbonica in maniera davvero drastica. 3. Il conseguimento di un certo livello di sicurezza negli approvvigionamenti di energia; la bolletta energetica che paghiamo a Paesi esteri è pazzesca: 62 miliardi di euro l’anno, circa mille euro l’anno per cittadino italiano, lattanti compresi, ovvero circa 3mila l’anno per famiglia. 4. Il sostegno alla crescita economica, nella salvaguardia comunque della vivibilità dell’ambiente. Obiettivi non da poco, no?”
“Madòoo…” mi sento sospirare.
“Un bel casino, certo!” Mimì interpreta bene anche il mio pensiero.

“Obiettivi pazzeschi! E come diavolo si può riuscire a raggiungerli?”
“Beh, la SEN individua sette linee guida da seguire - Giggino parla lentamente, come cercando le parole. - E una di queste, la sesta, fa riferimento all’aumento della produzione di gas e di petrolio in Italia.”
“Fammi capire meglio, Giggino. La SEN, tu dici, si propone la decarbonizzazione… e noi ambientalisti di questo siamo felici (Menuccia ricorda spesso la sue convinzioni) e contemporaneamente propone di incrementare la produzione italiana di idrocarburi. Che senso ha questo?”
“Ma sì che ha senso, Menuccia. La carbonizzazione dell’ambiente è dovuta ai consumi, alla combustione degli idrocarburi; non è dovuta proprio alla produzione.”
“Vero! - ammette Menuccia. Riflette. - E i pericoli d’inquinamento, d’inquinamento del nostro bel mare?”
“Mare? Quale mare!? - Mimì s’infervora. - L’Adriatico un lago è, altro che mare!”
“Quello dell’inquinamento, sì, è un pericolo che c’è.” - Giggino sembra cercare ancora le parole con cura. - L’inquinamento è un rischio sì, ma un rischio non nascosto, un rischio che si conosce. L’Italia produce già adesso il 7 percento degli idrocarburi che consuma e di grossi guai non se ne sono verificati: una qualche esperienza l’abbiamo accumulata! La SEN ritiene che si possa passare dal 7 al 14. È un rischio, l’inquinamento, certo, un rischio che va controllato, che può essere controllato.”
“Controllato? E l’Ilva? E Porto Marghera?” è Menuccia ora che s’infervora. “E l’esplosione della piattaforma nel Golfo del Messico? E le perdite nel Mar Rosso? E quelle nel Mare del Nord? E…”
“Sì, accidenti, sì! Dobbiamo stare attenti, attentissimi. Ma le esperienze qualcosa insegnano, anche quelle negative. E le tecnologie di contenimento dei rischi progrediscono. D’altra parte se lo estraiamo qua da noi il petrolio, possiamo controllare noi sia la produzione sia il trasporto. Se lo estraggono altri invece, altrove, i problemi di produzione certo non li abbiamo… ma quelli di trasporto? E quei problemi, noi li controlliamo? No, amici miei, non c’è nessuno purtroppo che possa assicurarci sulla tenuta stagna di quella marea nera infinita che ogni giorno percorre i mari nostri.”

“No, no, Giggino - Menuccia appare perentoria. - Non riuscirai mai a convincermi che estrarre il petrolio è un bene, un bene per la salute della gente, per il turismo, e quant’altro.”
“Non lo è davvero un bene, Menuccia, ne sono convinto anch’io. Il fatto è che noi l’energia la utilizziamo. E occorre decidere come approvvigionarci dell’energia che utilizziamo. Con questa iniziativa, la SEN sta proponendo di risparmiare cinque miliardi di euro l’anno di importazioni. Sta proponendo di crearci un cuscinetto di disponibilità sicuro, tutto nostro, che non dipenda dagli umori di altri Paesi. Sta proponendo di supportare lo sviluppo del Paese nostro, creando 25mila nuovi posti di lavoro.”
“No, no, Giggino, non m’incanti. - Menuccia è decisa. - Risparmio e posti di lavoro… e magari royalties (che truffa orribile le royalties nei periodi di vacche magre!) sulle macerie delle nostre terre, dei nostri corpi, dei corpi dei nostri figli!”
“Una cosa almeno mi sfugge - si inserisce Mimì. - Abbiamo deciso di decarbonizzarci, e va bene! Perché allora non puntiamo decisamente sulle fonti di energia rinnovabili? Ne abbiamo in Italia di sole, e di vento, e di biomasse, da utilizzare.”
“Eh, sì, Mimì, magari si potesse! È che costano, oggi, le rinnovabili. Anche se il loro costo è destinato a decrescere.”
“Puntiamoci, allora!”
“Ci puntiamo, eccome! Infatti pensiamo che le rinnovabili diverranno nel breve la fonte primaria di produzione di energia elettrica. Ma pensiamo pure che loro, da sole, non siano sufficienti al fabbisogno del Paese.”

“Uffa, che sfortuna! - esplodo. - Proprio qua davanti doveva stare ‘sto petrolio!”
“Non sta solo qui, Masina! Sta pure in Lombardia, in Emilia Romagna, in Basilicata, in Sicilia…”
“Madò, dappertutto! - sono sorpresa. - E la gente di questi territori non reagisce?”
“Sì, sì, la gente protesta - interviene Mimì, piuttosto su di giri. - Protesta, magari non sapendo bene neanche con chi protestare, se con la Regione, o lo Stato, o chi so io! Ma ditemi voi se può risultare poco chiara l’attribuzione delle competenze nella gestione di un problema di queste dimensioni, le dimensioni di una guerra.”
“Ehi, ehi, l’affare si complica ora! Tu vorresti addirittura che per diradare qualche zona d’ombra si mettesse mano al titolo 5° della Costituzione!”

Giggino, finalmente disteso, accenna un risolino ironico. Il riso contagia tutti.

“E certo! Cambiatelo dunque il titolo quinto, per favore!” Mimì fa il verso di chi implora uno-che-può.
“Sapete, m’ha telefonato un’amica da Roma - riesce a pronunciare Menuccia fra una risata e l’altra. - È stata a ‘Trivelle d’Italia’, il seminario organizzato da Greenpeace, Legambiente e Wwf. Sembra che qualcuno, lì, accennasse al ministro come a ‘Er Trivella’.”

Scroscio di risa generale.

“Er Trivella! ‘Sti romani!… Meh, Carlì, ce lo porti un espressino? - chiedo al cameriere ridendo fra lacrime. - Ma di quelli buoni, eh? Per tutti!”

Paolo Labombarda

 Redazione

 

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