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14/01/2013

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GLI ANIMALI INVADONO LA PARROCCHIA

Clicca per Ingrandire Cani, gatti, cavalli e conigli ma anche pesci rossi, tartarughe, canarini e galline si preparano a invadere il cortile della Chiesa Madre di San Nicola di Mira a Rodi Garganico in occasione dei festeggiamenti in onore di Sant'Antonio Abate che si terranno giovedi 17 gennaio. La tradizionale festa, organizzata ormai da quattro anni dal parroco don Michele Pio Cardone, nasce dopo che lo stesso parroco quattro anni fa decise di adottare un cane pastore tedesco (foto del titolo e 1 sotto; ndr) abbandonato per le vie della città. Dai bambini della parrocchia è stato dato al cane il nome Rex.

Ormai a Rodi celebrare il santo protettore degli animali è una delle ricorrenze più sentite e attese dai cittadini ma anche da quelli dei paesi limitrofi che giungono in città coi loro animali domestici per la tradizionale benedizione (foto 2). Una festa capace di unire grandi e piccoli che si ritrovano per mettere i loro animali domestici sotto la protezione del santo dalla lunga barba bianca. Una manifestazione di grande attrattiva e coinvolgente che negli ultimi anni ha registrato un numero sempre maggiore di presenze in città. Appuntamento quindi alle 18 del 17 prossimo con la celebrazione della Santa Messa cui seguirà una lotteria dove i possessori degli animali potranno vincere gustosi premi per i loro piccoli e amati amici.

Sant'Antonio Abate è invocato in Occidente come patrono di macellai, contadini, allevatori e protettore di animali domestici. Fu reputato essere potente taumaturgo capace di guarire malattie terribili. Solitamente è raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Tradizionalmente il 17 gennaio la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo che l'iconografia ufficiale distingue da Sant'Antonio da Padova rappresentandolo con un maialino. La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant'Antonio (sfogo pruriginoso della pelle simile alla varicella). I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.

Tina Guerra


 Redazione

 

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