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05/10/2012

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COLORIAMO DI AZZURRO MANFREDONIA

Clicca per Ingrandire La marea color del cielo quando è più terso di un cielo terso ondeggia da Scaloria a Baselice. Ormai ha totalmente ricoperto l’intera distanza. E mentre a Baselice l’azzurro si compatta diventando quasi blu, a Scaloria continuano ad arrivare ondate di azzurro. Un mare… infinito… tenero (all’apparenza, nei fondali è burbero e gorgogliante)… accogliente. Abbraccia case e strade con dolcezza. Sale lungo i muri e avviluppa finestre e balconi, verande e terrazze, antenne e panni stesi. Profuma di salsedine l’atmosfera che ha ancora bisogno di nuovo ossigeno e aria spolverata dopo la lordura degli anni passati. E l’odore pulisce e netta gli olfatti di donne e anziani, bambini e operai, studenti e amministratori, imprenditori e impiegati, contadini e nullafacenti. Una umanità che conosce cosa questa marea vuole, cosa chiede, cosa vuol far intendere, cosa pretende… per sé, per i senza lavoro, per il futuro… per tutti.

Le onde azzurre della marea azzurra, già lente e distanti fra loro, sono ora più ravvicinate, e più il tempo passa, più s’infittiscono, si accavallano, si mescolano con chi le precede sollecitate dalle successive. Quante sono!? Impossibile contarle. Incalcolabile il numero. Incommensurabile il contenuto del messaggio che ciascuna di loro porta con sé. Come indefinibile è il domani, imprevedibile la reazione, ineffabile l’atteggiamento di colui o coloro che subiranno la tremenda ondata, investiti da una energia prevaricante, inarrestabile, scientemente caparbia. Perché lo scopo è visibile a tutti, comprensibile da tutti, recepibile da chi rimane ed è rimasto ai margini… insofferente… indifferente… inconcludente… intollerante… insipiente…

Via Arcivescovado, Piazza del Popolo, Corso Manfredi, Via del Porto, Piazzale Ferri - tappe intermedie fra Scaloria e Baselice - sono ormai corpo unico incollate dalle ventose di tentacoli polipeschi indistruttibili. Incapaci di movimento accettano coscienti - non acquiescenti - la virulenza dell’attacco pacifico e soggiacciono a una volontà più forte di loro: la volontà del giusto che recalcitra, la volontà di soggetti stanchi di essere oggetti, la volontà silenziosa di chi per troppo tempo non è stato in grado di scegliersi i propri rappresentanti, la volontà democratica di coloro che aspirano ad agorà ellenizzanti, la volontà patetica (secondo i detrattori) di gente che non ha nulla da fare, non sa come occupare il tempo. Saranno delusi?

La marea azzurra, ormai compattata, anche se frange ritardanti continuano ad annettersi al corpo principale, è adesso pervasa e permeata da melodie trascinanti e orecchiabili. La musica produce il suo effetto terapeutico e serve a rafforzare le varie componenti, a unire gli obiettivi, ad amalgamare gli intelletti, a corroborare gli intenti. Anche, però, a lenire le sofferenze, allontanare i timori, bruciare le paure, imparare a difendere un bene ricevuto in comodato gratuito da mantenere efficiente e intatto per poi consegnarlo a chi verrà dopo. La musica autorale sa! E trasmette il messaggio, lo lancia nell’etere e a pioggia lo stende, coltre tutelare, sulla marea azzurra. La rassicura, la libera da ambasce, fa sì che lo sgomento si depauperi della sua ridondante porzione di negatività.

Ora la marea azzurra è tranquilla, più aperta alla speranza. Porta lo sguardo sulle acque dell’adiacente zona portuale e respira meglio, più profondamente. Ricolma di iodio i polmoni e allontana i pensieri da melme, oleose visioni e ‘rospi’ galleggianti. Alza gli occhi al cielo e strizza l’occhio alle stelle che lampeggiano come fari su isolotti indifesi. Sembrano inviare, gli astri, lampi di ringraziamento alle stanche ondulazioni che adesso hanno ripreso a viaggiare più pigramente, a rallentare ritmo e frequenza. E’ proprio mentre il corpo unico torna a parcellizzarsi, a ritornare individuo, che accade l’imprevisto e l’imprevedibile, preannunciato dal gorgoglio delle acque al centro del porto: dal mare, piatto come una tavola, una figura maestosa si erge, ricoperta da corazze guerriere e corona sveva. Quando già capo e torace sono fuori dell’acqua, ecco emergere una testa coperta da basco emiliano e occhialetti da poeta, sorriso amaro sulle labbra canore e orecchie tese ai rumori della notte. Silenzio…

*****

Un sogno. Della notte scorsa. Domani sarà realtà!


Piero Giannini

 Redazione

 

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