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29/09/2012

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GLI SCEMPI DI CASA NOSTRA

Clicca per Ingrandire L’ultraottuagenario scrittore e poeta della molisana Cercemaggiore (in provincia di Campobasso), Luigi Di Marzo, si rivolge alla nostra testata, non per accampare pretese, ma per veder riconosciuto un suo diritto: vivere tranquillamente e con un giardino rimesso in ordine. Di seguito il testo della sua dignitosissima e rispettosissima lettera.

“In questo estremo lembo di territorio molisano al confine con la provincia di Benevento, sui declivi d’un monte che culmina con un pianoro dalle primavere sacre, è disseminata Cercemaggiore (provincia di Campobasso; ndr) ove sono nato 86 anni fa. E su questo pianoro, ove si saliva a respirare l’aria dei suoi mille metri, a scorgere l’Adriatico e un incantevole paesaggio d’incomparabili bellezze che fu “eldorado” delle genti sannite pentro-frentane, si staglia un antico tempio del dio della guerra Marte riconsacrato a Santa Maria dell’Assunta dalla quale poi il monte ha preso il nome.

“Un capolavoro solenne d’arte romanica assediato e deturpato da una selva di antenne e ripetitori televisivi e cabine d’alimentazione le cui radiazioni elettromagnetiche si vuole continuino a minare la salute degli abitatori provati già da esalazioni tossiche sprigionate dai non lontani pozzi petroliferi di Selvapiana e ancora da pulviscolo siliceo sollevato dalla frantumazione di rocce dell’acropoli del Saraceno, altro monte, orbato anche dei suoi abeti, che fa immediata sella col Santa Maria. Uno scempio, dunque, non a caso visitato dall’allora sottosegretario ai Beni Culturali e Ambientali Vittorio Sgarbi, e raffigurato in una foto che compare nel suo libro “Un paese sfigurato-Viaggio attraverso gli scempi d’Italia” edito da Rizzoli il 2003.

“Ero stato io, invero - associato a Italia Nostra da quando era presidente il senatore Cifarelli del Pri, - ad accompagnare Sgarbi a visitare quegli scempi, e quel giorno, forse o senza forse, commisi l’errore di non fargli osservare altra devastazione ambientale con mostruose opere cantierate con benedizione e finanziamento ultramiliardario della Regione Molise (delibera G.R.n.261 del’8/2/1991, risanamento sorgenti di Cercemaggiore) accordato a seguito di richiesta del Comune (Delibera C.C.n. 110 dell’1/9/1989, valorizzazione del patrimonio idro-termale). Incredibile!

“Non vantando il Comune alcun patrimonio idro-termale, trattavasi di artifizioso raggiro per dirottare in quelle opere cantierate l’acqua del pozzo del mio giardino per far trarre gratuiti illeciti profitti a una società di comodo precostituita. Perché era ed è questa l’acqua riconosciuta dalle proprietà terapeutiche che aveva già interessato lorsignori del Comune in congrega con uno studioso campano d’idrologia medica. Operazione fallita. E infatti, per conseguire l’approvazione indebita, era stato assaltato il giardino con lo sterminio del suo roseto e alberi da frutta, e con un bottino scavato e ricoperto a quota terreno ove derivare l’acqua del pozzo e dirottarla in quelle opere. Operazione ancora senza il consenso del proprietario e possessore epperciò ‘arbitraria’ (sic per il primo giudice civile che ne ordinò la reintegra).

“Al che fecero seguire decreti di occupazione, progetti e varianti di progetti per opere ‘urgenti indifferibili di pubblica utilità’, un carteggio assunto per far apparire ‘legali’ azioni illegali. E di qui le mie documentate denunzie archiviate puntualmente contro ignoti, la mia estenuante resistenza e minaccia di utilizzare tutta l’acqua del pozzo siccome avevo imparato da una pronunzia della Cassazione (26.2.1952, n.572). Per cui l’acqua è salva e il suo utilizzo continuo a permetterlo all’uso di quanti ritengono poterne trarre giovamento attraverso una fontana fattami costruire attigua al pozzo con ingresso all’abitazione sovrastante qui, alla “Gora dei Mulini” sulla SP Cercemaggiore-Sepino.

“Restano però, a tutt’oggi, quelle opere e il giardino sommerso da frutici e rovi ove si annidano ratti e serpi per la persistente latitanza dell’ente sub regionale attuatore Erim, oggi Molise Acque; una interminabile lite civile per risarcimento; incalcolabili danni all’Erario; danni anche biologici ch’io continuo a soffrire con mia moglie 88enne e con l’incubo di poter essere seppelliti sotto le macerie di casa per il maledetto fenomeno di subsidenza provocato dallo scavo nel giardino che raccoglie caduta di acqua. E allora, persistendo un buio pesto sull’annosa vicenda, qualcuno si faccia vivo per far affermare la legge e il diritto. Grazie.”

Luigi Di Marzo

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  Commenti dei Lettori:

-- 30/09/2012 -- 18:48:34 -- vincenzo

Caro ed illustre poeta, tutta la mia personale simpatia. Ancora una volta, c'è un lupo che minaccia il povero innocente agnello. Ci sarà un cacciatore (la LEGGE, quella in tutto maiuscolo, per l'appunto), che spaventerà (dico spaventerà, non dico ucciderà) il lupo e lo farà recedere dall'assurda aggressione? Noi deboli speriamo sempre in Essa, La invochiamo, La preghiamo, a ginocchia flesse, piangiamo, ci disperiamo... Molte volte sonnecchia, a volte dorme, a volte pare in catalessi o si nasconde, si sottrae al compito, svanisce dietro nubi di nebbia creata a bella posta da chi deve fare il proprio comodo a danno altrui... Non receda, se ha denti ed unghie da mostrare e con i quali difendersi!

 
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