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19/08/2012

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UN RACCONTO ANTICO: Premonizioni. Arrivo a Lesina (5)

Clicca per Ingrandire Una notte feci un sogno che mi turbò parecchio: mi trovavo in aperta campagna con mio padre e mio fratello, a bordo della Simca 1000 rossa di famiglia. La macchina era parcheggiata sul ciglio di una stradina isolata e sconosciuta, ma non so per quale ragione eravamo lì. D'un tratto papà si sentì male: accasciato sul volante si teneva il petto con le mani chiedendo aiuto. Io e Domenico, pieni di spavento e terrore, cercavamo di aprire le portiere con molta difficoltà.

Quando infine ci riuscimmo, ci accorgemmo di essere sulla sommità di una collina arida e disabitata. Urlavamo soccorso a gran voce nella landa desolata, invano... Dall'interno dell'auto, il filo di voce straziante di papà implorava: “Fate presto... fate presto...” Mi svegliai in un bagno di sudore, in preda a una violenta agitazione. Una spiacevole sensazione di tristezza e angoscia indefinita mi accompagnarono per tutto il giorno seguente.

Pochi giorni dopo, furono le vacanze e giunse il tempo di partire. Salutai i compagni che non avrei più rivisto e con mio fratello prendemmo l'Espresso Milano-Bari delle ventuno e quindici. Avremmo attraversato l'Italia tutta la notte per arrivare alla stazione di San Severo alle prime luci dell'alba. Andavamo a raggiungere papà e farci un'idea di cosa sarebbe stata la nostra vita nell'immediato futuro che ci si apriva davanti. Avremmo alloggiato provvisoriamente a casa degli zii finché non si sarebbe trovata una nuova sistemazione per tutta la famiglia.

Il mattino dopo, non ancora fermo il treno sul binario, dal vetro intravidi papà sulla banchina, in piedi, ad attenderci. Lo sguardo esprimeva una indefinibile e fugace necessità d'urgenza. Ebbi un brivido di sconsolata nostalgia. Quando scendemmo dal vagone e si accorse di noi, i tratti tirati del viso si tramutarono in sorriso. Ci venne incontro. “Ciao ragazzi, fatto buon viaggio?” Il ricordo del sogno di qualche giorno prima si riaffacciò prepotente, come un ceffone improvviso. Ero preoccupato e inquieto, ma mascheravo i miei confusi stati d'animo per non sciupare il piacere del ritrovo: “Certo papà, è stato un ottimo viaggio”. Ci dirigemmo verso l'esterno.

L'orologio sul muro della stazione segnava le sette e quarantacinque. Era il 23 dicembre 1980. Fuori dalla stazione il primo sole mattutino intiepidiva gentilmente l'aria. Filtrava attraverso il fogliame non ancora caduto macchiando di luce i tetti rossi delle case e il marciapiede. Camminammo lungo il viale alberato fino al parcheggio. Il cielo scintillava di un azzurro brillante e gioioso: sarebbe stata una bella giornata mite e soleggiata. Io però trascinavo i passi, quasi avessi piombo in valigia e scarpe... Un peso sottile e denso che non riuscivo a decifrare. Né a scacciare.

Luigi Scarabino


(5.6 cont.)


NB. Per seguire meglio la narrazione, questi i link delle puntate precedenti:
1. http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5755
2. http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5772
3. http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5783
4. http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5847

 Redazione (foto freeforumzone.leonardo.it)

 

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