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19/07/2012

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DIALETTI: UNA PIETRA NELLO STAGNO

Clicca per Ingrandire Marted 17 luglio, location sala consiliare G. Azzarone del Comune di Peschici, si tenuto il tanto atteso 1 Forum dei dialetti garganici (foto del titolo; nd). L'evento organizzato dallAssociazione Punto di Stella in collaborazione con il Comune di Peschici e l'Accademia del Trabucco si fregiata della partecipazione di notevoli presenze fra cui quella del glottologo Nando Romano (foto 1 sotto) e di tanti amici esperti di dialetti che, col loro apporto (foto 2), hanno tentato di fare chiarezza sugli aspetti linguistici del dialetto delle tre cittadine scelte in questo primo appuntamento: per Rodi Garganico Vincenzo Campobasso (foto 3), per Vico del Gargano Maria Rosaria Vera (foto 4), per la citt ospitante Paolo Labombarda (foto 5).

Doveva intervenire anche il vichese Giuseppe Maratea ma un fastidioso contrattempo glielo ha impedito. Ha comunque inviato un messaggio allorganizzazione in cui si legge: Una fastidiosa bronchite e una persistente febbricola mi impediscono di essere stasera a Peschici e mi costringono a declinare il gentile invito per l'incontro che - sono certo - offrir contributi interessanti per una sistemazione organica e meno casuale dei dialetti del Gargano. Qualche amico pu confermare con quanto entusiasmo mi proponesti di partecipare alla serata e quanto cocente sia la mia delusione per l'assenza. Ma il caldo e l'et non offrono generose possibilit curative. Peschici, poi, anche d'estate, nonostante tutto rimane bellissima e, seppure sbiaditi, conserva ancora i suoi caratteri distintivi. Siamo spesso scontenti di come vanno le cose. Scontenti, ma non scorati. L'incontro di questa sera lo dimostra. Occorre insistere. E' il classico provare e riprovare del filosofo. Provando e riprovando, il responso per Peschici e per tutta la Montagna Sacra potr essere benigno. E' questo l'augurio che alimenta le comuni speranze.

La serata stata moderata da Piero Giannini direttore Editoriale del giornale telematico new Punto di Stella che fra i ringraziamenti ne ha inserito uno particolare allartista Lidia Croce che ha voluto dedicare una sua tela al Forum (foto 6 e 7, part.). Esposta in Aula, stata illustrata brevemente dal direttore: Letta dal basso verso lalto, da una nebulosa e imprecisa massa di personaggi, che gradualmente per prendono forma e consistenza, si arriva a un unico individuo, in alto, sovrastato da un oggetto volante proveniente dallo spazio a ricordarci la nostra pochezza e limitatezza. Cosa significa il tutto: dallalto di una condizione privilegiata - il vichese, quasi biblico, Monte Tabor che abbraccia in un solo sguardo il mare col profilo di Peschici (a dx) e Rodi (a sx) - i dialetti, semplici grugniti della protostoria (la massa informe alla base), via via si concretizzano, si distribuiscono geograficamente (gli archi di cerchio in cui sono racchiusi) e tendono verso una regola (il volto chiaro, netto, distinto, preciso, quasi didattico) che, nella pi totale autonomia fonetica, riesce a permettere loro il passaggio dal fonema al grafema. in parole povere: a essere scritti.

Alla presenza delle autorit intervenute - locali: sindaco Domenico Vecera e delegato alla Cultura Leonardo Di Miscia, e dei Comuni invitati: assessore alla Cultura Concetta Bisceglie (Comune di Rodi) e consigliere Oscar Lanzetta (Vico) - levento si svolto in diversi momenti. Dopo la presentazione iniziale del moderatore e i saluti ai presenti, la parola passata a Paolo Labombarba che ha gettato la prima pietra nello stagno spiegando i motivi che lo hanno spinto ad appassionarsi tanto allo studio del dialetto peschiciano. Ha cos passato in rassegna in modo attento e particolareggiato il percorso che, insieme agli studiosi dell'Accademia del Trabucco, lo ha portato alla concezione-creazione della Grammatica peschiciana (foto 8).

Centrale l'intervento del dialettologo Nando Romano che ha stuzzicato i presenti in sala (foto 9) con una serie di interrogativi sul si deve o no scrivere in dialetto o sul come si parla il dialetto. Interessante la sua relazione intitolata Blasit Agol zei (una delle sette epigrafi daunie) scritta in onore e ricordo di un suo docente e carissimo amico, Oronzo Parlangli. Due le esigenze affrontate: la prima connessa alla rivendicazione e conservazione o meno dell'identit in tutti i suoi aspetti e in primis la lingua. Quando si rinnegano le proprie radici si costruisce la vita senza fondamenta ha spiegato. La seconda una domanda di chiarezza che investe il settore specifico degli studi: la Dialettologia italiana. Si chiede, in parole povere, di divulgare che cosa sia un dialetto, come si studia, quali le caratteristiche del vernacolo del posto e se c' la possibilit dell'uso di questa lingua nella comunicazione quotidiana. Il relatore ha presentato in chiusura un cd-rom contenente materiale per lo studio dei dialetti garganici e ha espresso il desiderio che sarebbe davvero bello pensare che i nostri giovani ne utilizzino l'alfabeto, codice magico per scrivere gli sms in dialetto.

Il moderatore ha passato quindi la parola a Vincenzo Campobasso che in maniera a dir poco accattivante ha carpito l'attenzione delluditorio con la lettura di suoi testi poetici letti e interpretati in dialetto rodiano - Riudr forse, Lo Tsunami, San Valentino - riletti in italiano da chi scrive (foto 10). Altro bel momento quello di Maria Rosaria Vera che ha contribuito per il dialetto di Vico del Gargano facendo considerazioni generali sulla lingua e recitando due suoi testi poetici A terr du Gargan e Zia Nenn. Al termine della serata si passati al dibattito con le curiosit del pubblico soddisfatte dai relatori.

Camilla Tavaglione


SCHEDA 1 = ALFABETO PESCHICIANO

/A/ /a/ a art arte
/B/ /b/ bi bll bello
/C/ /c/ cci ciil cielo
/D/ /d ddi dann danno
/E/ /e/ e lett letto
// / / u burr
/F/ /f/ eff ferr ferro
/G/ /g/ ggi giakk giacca
/Ġ/ /ġ/ ġġi ġabb gabbare
/I/ /i/ i citt zitto
/J/ /j/ ji ji io
/K/ /k/ kki kart carta
/L/ /l/ ell lan lana
/M/ /m/ emm man mano
/N/ /n/ enn nas naso
// / e pit pigna
/O/ /o/ o monk monaco
/P/ /p/ ppi pan pane
/R/ /r/ err ram ramo
/S/ /s/ ess sanė sano
// // eė katl scena
/T/ /t/ tti tavl tavolo
/U/ /u/ u umd umido
/V/ /v/ vvi vitr vetro
/Z/ /z/ zetė mazz mazza


SCHEDA 2 = ALFABETO RODIANO

Lalfabeto rodiano, tranne che per alcune peculiarit, non differisce da quello della grammatica italiana. Lo riportiamo di seguito, con le opportune annotazioni e precisazioni.

1. A, a (, ): questa vocale ha sempre suono aperto, pertanto, riteniamo superfluo accentarla, a meno che, nei polisillabi, laccento grafico non corrisponda a quello tonico: ass, bbarr, cassc, latt, lazz, matt,, mazz, patt, pazz, ecc.; cacaczz, cacastt, casckavdd, patatrcch, ecc; patcch, ctrnguəl, mlnguən, nnnguəl, ecc. La si accenta, tonicamente, quando monosillabo: p.es; a j (la a), ed, ovviamente, quando desinenza di parola tronca: cant, cart, lbbert, sudc, sun, quaqquaraqqu, ecc.

1.1., (con dieresi, che non muta il suono della vocale, ma fa s che si distingua come specifica preposizione, nei complementi di termine, come mm, tt, gghjss/jjss, ecc, di moto a luogo o di stato in luogo, come j mmr, sta mmr od in quello che, nella grammatica spagnola, detto accusativo personale, es: stngh aspttnn tt, sto aspettando te)

1.2., ă (con accento concavo, ma con suono sempre aperto, per contraddistinguere alcune persone dellausiliare av: ă fatt, ămma fatt, ăvta fatt, ănna fatt, hai fatto, abbiamo fatto, avete fatto, hanno fatto [mentre poniamo laccento grave del suono aperto, alla 3^ p.: ffatt])

2. B, b: ha il suono della b. italiana in bacio, barba, barca ecc, ma, nelle parole rodiane inizianti per tale labiale, questa non mai semplice, bens sempre doppia, vuoi per una questione di aferesi, vuoi per altre ragioni legate proprio alla pronuncia rodiana: bbaj (aferesi, abbaiare), bbann (banana), BBarbr (Barbara), bbll (bello), bbrtt (brutto), ecc; semplice allinterno delle parole, quando preceduta da labiale /m/ o da altra consonante: bbambn (bambina), bbambl (bambola), bbann (bando), bbann (sbandare), bbombal (ciondolo), cumbr/cumpr, frb, furbacchjn; doppia anche quando in italiano semplice, allinterno della parola: carabbn (carabina), ciabbtt (ciabatta, sandalo), ecc

3. C, c: semplice o doppia, preceduta o meno da altra consonante (diversa dalla esse, che ne modifica il suono: cfr sc, ssc): ha il suono aspro quando, come in italiano, incontra le vocali /a-o-u/: canl (canale), capptt (cappotto), accm (come), cs (cosa), cgghjə (ernia), cummr (comare), cumbr/cumpr (compare); ha suono dolce, quando incontra le vocali /e-i/, oppure una muta, che indichiamo con un segno di elisione //: Cecchn (Cecchino, Franceschino), crquəl (quercia), cst (cesta), cc (cece), cst (cesto), cstn (cestino), cstnjə (tartaruga). Per rendere il suono aspro, in presenza di queste vocali, facciamo ricorso allitaliana acca /h/ [che, presente, pur per altre ragioni, nellalfabeto latino, qualche Autore ha chiamato con il nome volgare romanesco di mignotta, meretrice]: bbecchn (becchino), bbucchn (bocchino), cchl (cicala; canocchia), cchtt (cieco), maschr (maschera). Relativamente alla /c/ finale di parola: se deve avere il suono dolce, si pone il segno di elisione: cc (cece), dc (dice), ddc (dodici), forbc/frffc (forbici), lc (alice), qunc (quindici), trdc (tredici); se quello aspro, le si affianca lacca /h/: arch (arco), march (marca, marco [moneta tedesca]), pacch (pacco), parch (parco), prch (maiale, porco), prch (maiali, porci), spacch (spacco, fenditura), trcch-tracch (piccolo fuoco dartificio), trcch (trucco), varch (barca), vasch (vasca); in altri Autori, in qualunque posizione si trovi, si fa ricorso alla cappa /k/, che noi usiamo in pochissimi casi, come si vedr.

3.1. Ch, ch: sostituisce la lettera K, k, anche in parole straniere, come Kenia, che diventa Chnjə, Kilimangiaro, che diventa Chilimangr. La conserviamo in Km, acronimo di chilometro, chlmtr

3.2. Chj-, chj-: grafema di un fonema difficile da riportare, in quanto il suono lo si pu apprendere solo da chi parla il dialetto. A lungo abbiamo accarezzato lipotesi di usare il Χ, χ (chi-greco); ma, per evitare appesantimenti, anche perch non avremmo reso il dovuto suono, ci abbiamo rinunciato. Dunque, parole come ccchjə (biforcazione di rami), chjant (pianto), chjazz (chiazza, piazza), chjs (chiesa), chjv (chiodo; piove), chjs (chiuso; ripostiglio), rcchjə (orecchia/o), scchjə (secchio), vcchjə (vecchio), vnchjə (sottile e lungo virgulto) e sim, vanno apprese direttamente da chi parli il dialetto rodiano.

4. D, d: semplice o doppia, si legge regolarmente come in italiano: damggn (damigiana; volg.arc camscn), dammjə o dann (danno), dnt (dente), dnt/dnd (denti), jnt/jnd (dentro), jndr/jntr (dentro, interiora, alias coratella). La parola inizia con la doppia /dd/ o per aferesi o per naturale raddoppiamento dovuto a presenza di monosillabo forte: ddmur (attardarsi, far tardi), ddummann (chiedere, domandare); ddtt (ha detto; ma ă dtt, hai detto), che stă/sta ddc? (cosa stai/sta a dire?) [per: che stă/sta dcnn?, cosa stai/sta dicendo?).

5. E, e: pu essere con suono aperto, indicato con accento grave o con suono chiuso, indicato con accento acuto. Gli accenti vengono sempre espressi, anche nei monosillabi.

5.1. , : aperta: cnc (cencio, strofinaccio), chn (cagna, cane), fvc/fvc (felce), fnstr (finestra), jənstr (ginestra), mant (manata, colpo di mano), mantt (manetta), mn (mano), mnl (mandorla), mr (mare), mtt (mettere), mzz (mezzo, met), mnstr (minestra), spajtt (spaghetto [pasta], spavento), spr (spari, cercine), trz (terzo), trzz (treccia), ŻŻr (Zara);

5.2. , : chiusa: jr (ieri), luur/luvr (vero, il vero), nr (nera), pr (pera), sr (sera, siero), sfr (sfera, lancetta), żżr (zero). Poche sono le parole con presenza di pi /e/: la prima (presente in italiano) viene in genere trasformata in /a/: telefono d talfn, televisione (come neologismo) detta talevisin (pop) o televisin

5.3: quando pi /e/ siano presenti in una parola, prende laccento, grave o, rarissimo, acuto, solo quella su cui cade laccento tonico: elemnt, elemento, emiggljn, emiliano, emmn!, di!, forza!, sbrigati!, Ernst, Ernesta, Ernesto, esm, esame, esprss, espresso, caff espresso, apposta, televisin. Per la /e-muta/, quella che, sebbene espressa, in francese viene chiamata e-muet [e-muto o schwa], nelle nostre parole figura un segno di elisione: Lsn, Lesina [citt e lago], lsnr, lesinese [agg o sost di Lesina]

6. Ə, ə: segno muto dellalfabeto fonetico internazionale che, in rodiano, potremmo chiamare a j chepstt. Non figura nel lemmario, nessun termine cominciando per tale segno. Altri Autori usano la normale /e/ [la famosa schwa] che noi non troviamo opportuno utilizzare, per evitare che il lettore sia portato a leggerla in modo espresso, quando, invece, solo un segno per avvertire che la sillaba in cui contenuta ha suono sordo. Non mai sola, ma sempre preceduta da /j/ semivocale/semiconsonante, sia internamente che alla fine di una parola: jən (agnello), Ajətann (Gaetanina), Ajətn (Gaetano), ccchjə (cocchio, coppia), mcchjə (macchia), cchjə (occhio), rcchjə (aferesi: orecchia, orecchio), scchjə (secchia, tina), spcchjə (specchio), vcchjə (vecchio). Per la lettura del gruppo cchjə, cfr Chj-, chj-. E opportuno precisare che, come desinenza, non indica alcun genere, n femminile, n maschile, ma pu appartenere indifferentemente a ciascuno dei due: ccrjə (cicoria, sf.inv), crjə (cuoio, sm, con variazione della desinenza interna per indicare il pl, crjə)

7. F, f: semplice o doppia, preceduta o seguita da vocale o da consonante, conserva sempre il suono noto in italiano: fall (fallo [sport], fall (fallire), farfll (farfalla), farfs (moccoloso), farmacjə (farmacia), fddj (affettare, fare a fette), fftt (aferesi: affittare), frbc/frffc (forbici), favz (falso), frs (tarallo [pasticceria casareccia]), frsck (fresca, agg), frdd (freddo, agg/sost), frsck (fresco), sfalt (aferesi: asfalto), sfurbcj/sfruffcj (sforbiciare, criticare, dire maldicenze)

8. G, g: valgono, in quanto applicabili, le stesse regole della C, c. Spesso, per, al posto della /c/ italiana, troviamo la semiconsonante/semivocale /j/: gamba garza gatta/o gettare giorno ecc, diventano jamm, jarż, jətt, jrn; peraltro, parole italiane con la /g/ iniziale, allinterno od alla fine di una parola, cambiano questultima in /c/: gavetta diventa cavtt, sgombro (che, per, in italiano, detto anche scombro), diventa scmmr, sigaro diventa scrjə, sega diventa sch, segare diventa sc

8.1. GG, gg: la doppia /g/ si trova sia allinizio che allinterno od alla fine delle parole: curgg (coraggio), furmgg (formaggio), gagg (tizio, tizia, ecc), GGggn (Gigino/Luigino), lgg (loggia), magg (maggio), ragg (rabbia, raggio)

8.2. gghj-: come nel caso del gruppo grafemico cchj-, il fonema di questo gruppo lo si pu apprendere solo dalla voce del parlante: gghjə (aglio), ccgghjə (colpire, far centro), cgghjə (raccogliere), cgghjə (ernia), fgghjə (verdura), gghjanl (ghianda), gghjt (bietola), gghjt (andato), gghjə (olio), scangghj (sondare), sgghjə (lesina), vgghjə (desiderio/voglia, voglio)

8.3. ggll-: grafema del fonema che si assimila alla elle-mouille (elle molle, dolce) francese [dove la elle comunque preceduta da /i/: es, fille, da leggere fijjə] od alla doppia elle spagnola [es, caballo, da leggere cabajjo]. Avremmo potuto usare la consonante greca Λ, λ [lambda] raddoppiata, ma abbiamoi preferito rimanere nel nostro ambito. Cos, scriviamo: cogglin (testicolo), magglin (maglione). uagglin (ragazzo/-a), żżabbagglin (zabaione o zabaglione), ecc.

8.4. gn-, ggn-: grafema corrispondente alla spagnola //, adottata da alcuni Autori, come /gn/ semplice o, raddoppiandola //, come /ggn/. Noi preferiamo il gruppo /gn/ o /ggn/: magn (mangio, mangi, mangia), rggn (rogna), saggn (sangue), nzggn (sugna); ggnaggnl (lamentela, petulanza), GGns (aferesi: Agnese), ggncch (gnocca, gnocco), maggn (mangiare)

9. H, h: lettera muta, di cui si gi parlato e che assume le medesime funzioni di rendere aspro, gutturale, il suono della /c/ e della /g/, quando seguita da /e, i/. Raramente si trova espressa in altri casi. Noi non la usiamo nemmeno quando risulta nelle forme verbali italiane dellausiliare avere, av: ji ĕ fatt (ho fatto), tu ă fatt (hai fatto), jss/jss ffatt (ha fatto), njə ămma fatt (abbiamo fatto), vjə ăvta fatt (avete fatto), lr ănna fatt (hanno fatto).

10. I, i: per lo pi, si esprime come in italiano. Con laccento grave, se ha suono aperto; con laccento acuto, se ha suono chiuso.

10.1. , : cnch (cinque), cnghjə/cnchjə (cinghia), cuchgghjə (tellina), cungghjə (coniglio), Cunżgghjə (Consiglia), cunżgghjə (consiglio), fbbjə (fibbia), stgghjə (attrezzo, strumento), strgghjə (striglia).

10.2. , : Cr (Ciro), nr (nero), ts (teso, dritto), vn (vino)

10.3. In alcuni casi, la /i/ italiana diventa muta in rodiano e, quindi, segue le sorti della /e-muta/, cio non viene espressa ed sostituita da segno di elisione. Non vediamo perch, infatti, esprimere una /i/ che non si legge o sostituirla con una /e-muta=schwa/, cosa che ha ancor meno senso. Cos, p.es, Gigino diventa GGggn [per altri Autori, Geggn o GGeggn, con una /e-muta/!], Lesina diventa Lsn lesinese diventa lsnr, ecc. In altri casi, non potendosi esprimere la /i/, non essendo opportuno usare la /e-muta/, facciamo ricorso al segno /ə/ della fonetica internazionale, gi trattato: Luigino diventa Luuəggn.

13. J, j: semivocale/semiconsonante, che non si trova mai sola, in qualunque posizione della parola; il suo fonema forma suono unico con la vocale od il suono muto /ə/, sempre espresso, che la segue:

13.1: ja, j, j, ji, j, j, jo, j, j, j: jamm (gamba), jaggn, gabbiano, jammlr (divaricatore di legno usato in macelleria), jnn (andando), ji (io), j (andare), jnr (genero), jnd/jnt (entro, dentro), jndr/jntr (dentro, interiora/coratella), Marjn, piccolo Mario, joj, yo-y [giocattolo cinese], jnc, giunco, djn, digiuno

13.2; jə: Amljə/Amljə* (Amalia), Amljə/Amljə, Amelia, GGiljə/GGiljə* (Giulia, Giulio), jjə (iperbole di ji, io), jənstr (ginestra), Jənnr (Gennaro), jənnr (gennaio);

13.3: viene usata in molti casi: come eufonizzante, in presenza di altre vocali che risulterebbero cacofoniche dal loro incontro (es, a , che diventa a j [laccento, che potrebbe anche essere facoltativo, causato dalla presenza del monosillabo precedente]; per quanto meno necessaria, la usiamo anche quando seguono le altre vocali: a j, a j, a j, a j); pu essere metamorfosi della /g/, come nei casi gi sopra esemplificati [jamm ecc.]; si rende necessaria per richiamare lattenzione del lettore su un grafema che, scritto in modo diverso, potrebbe far alterare la lettura [gghjə, aglio, fgghjə, verdura/e, lgghjə, luglio, gghjə, olio, pgghjə, paglia, ragghj, ragliare, rgghjə, raglio, sgghjə, lesina cfr ghj- e gghj-; Ajətann, Gaetanino, Ajətn, Gaetano cfr /ə/; chjam, chiamare, chjmm, piombo, chjs, chiuso cfr chj-]. Rammentiamo che questi suoni palatali vanno appresi dalla voce del parlante (*: raro, ma non improbabile)

14. JJ, jj: raddoppiamento della semiconsonante/semivocale /j/: la si trova preceduta da monosillabo: stngh jjard (sto ad ardere/sto ardendo, bruciando), spcct jj (sbrigati ad andare); t!? e jj!? (tu!?... ed io!?), jss e jjss (lui e lei), jss e jjss (lei e lui), jjs (a isa/a bizzeffe)

15. K, k: in rodiano, consonante che non viene usata nemmeno nei nomi stranieri [cfr Ch]; vi facciamo ricorso (come altri Autori garganici) solo quando il suono sibilante dolce del gruppo /sc/ si trovi a precedere una /c-aspra/: ca, co, cu, oppure /che, chi/: casc-kavdd (caciocavallo), masc-ktt (lucchetto), muscsc-k (carne a listelli vd relativo lemma), sc-kantdd (bordo di pagnotta di pane), sc-katt (crepare), sc-kattamnt (dispetto), sc-ktt (schietto) sc-kf (schifo, spicchio), sc-ktt (solo/soltanto). E un espediente per attirare lattenzione del lettore sulla opportunit di scandire la parola che, se scritta senza /k/, es: casccavdd, potrebbe causare maggiore difficolt di lettura. Altri Autori la usano nel corpo od in finale di parola, per sostituire il gruppo /ch/ [es, cacasck o, addirittura, cacaskk] che noi conserviamo cos com: bbch (buco), cacascch (cacasecco, tirchio), dch (dico), dsch (disco), fch (fico), mmachr (magari), mmacht! (sbrigati!), nnacchr (nacchera), pacch (pacco), pacchr (pacchero, tipo di pasta alimentare), rcch (ricco), scch (magro, secco). Laddove non sia necessario scrivere chlmtr, si fa uso del comune simbolo Km o km.

16. L, l: semplice o doppia, preceduta o seguita da vocale o da consonante, conserva sempre il medesimo suono che in italiano: alm (alma, anima), calm (calma, sf; calmo, agg), palm (palma; palmo), salm (salma, salmo), lm (elmo), elmtt (elmetto), plp (polipo, polpo), plp (polpa), plp (polipi, polpi). Talvolta, presente nelle parole italiane (es, aglio, olio), assume fonema diverso in rodiano, con la conseguenza che, nel relativo grafema si assimila alla /g/ o si trasforma in /g/, raddoppiandola, ed assume il suono palatale del gruppo /gghj-/, gghjə, gghjə, ecc

17. M, m: come per la precedente consonante, conserva, di massima, il suono dellitaliano. Piuttosto, ha la forza di assimilare a s eventuali altre consonanti che seguono: jamm, da ipotetica gamb (gamba), chjmm da chjmb (piombo, lat plumbum), cummtt da ipotetico cumbtt (combattere), ecc. In sua presenza, poi, la labiale /p/ tende a trasformarsi in /b/: camp (campo, sm o verbo, diventa, ma raramente, camb), camp (campare, vivere, anchesso raramente, diventa camb), cump (vocativo di cumpr/cumbr, diventa, cumb o mb: cumb Franc!, mb Pasqu!), cumparzjə/cumparzie (lessere compari, pu diventare cumbarzjə/cumbarzjə). N.B. Luso della /b/ o della /p/, a Rodi, dipende comunque dallestrazione sociale, dal grado di scolarizzazione [per il passato], nonch dal quartiere del paese in cui prevalentemente si risiede o si risieduto. Di massima, esistevano cinque quartieri: a) mmzz a chjazz (zona che si estende dal Belvedere a tutta piazza Rovelli), b) capabbssc/chepabbssc (tutta la zona al di sotto di Corso Umberto I e Piazza Rovelli); c) NNanzamptr [riportato in lapide come NNanz Samptr, ma dai rodiani sempre pronunciato in unico flatus vocis, come da noi trascritto], comprendente tutta larea compresa tra Corso Roma e le abitazioni insistenti su piazza San Pietro e vicinanze; d) vja Madnn (dal Belvedere fino al santuario ed oltre, comprendente le zone limitrofe al C.so Madonna della Libera, come DDrt i chs, u Calvrjə e la parte compresa tra NNanzamptr ed il corso stesso); e) Mmezzaddrjə, la zona ovest al di sotto del santuario, fino a Campomll. Non si poteva fare e non si faceva un taglio netto tra le zone confinanti, dove i residenti potevano tendere a parlare in un modo piuttosto che in un altro. Oggi, in tempi di globalizzazione, quelle differenze sono quasi del tutto svanite o sono in via di definitiva scomparsa.

18. N, n: per lo pi, non varia rispetto allitaliano. Talvolta, per, in determinati casi, staccandosi da una precedente parola, pu appoggiarsi a quella seguente; talvolta, si assimila alla consonante seguente: nn vl a pn pu diventare n nvl a pn oppure n vvl a pn; nn v dch! pu diventare n vv dch; talaltra, senza modificarsi, staccandosi dalla parola precedente, si piazza come proclitica davanti alla seguente, raddoppiandosi o rimanendo semplice: dn Antnjə* diventa d nnAntnjə*, dn Giuunn/Giuvnn** diventa d nGiuunn/Giuvnn [*: oppure Andnjə, ma meno frequentemente che in Ntnjə, che quasi inesorabilmente diventa Ndnjə; **: normalmente, il nome scritto con la doppia iniziale, GGiuunn/GGiuvnn, che diventa semplice, proprio per la presenza del monosillabo che precede]. Quando la /n/ incontra la labiale /m/, la prima si assimila alla seconda, sempre con il meccanismo del distacco dalla precedente parola: dn Mchl diventa d MMchl, dn Mm diventa d MMm; per, quando lincontro tra /n/ e /p/, la /n/ diventa /m/: dn Pasqul diventa d mPasqul, dn Ptr diventa d mPtr.

19. O, o: come per la /e/ e per la /i/, pu avere suono aperto o chiuso.

19.1: , : suono aperto: bbtt, botta, colpo, ccrjə, cicoria, crjə, cuoio, pelle di grande animale, cst, costa, costo - raro, Ntnjə/Ndnjə, Antonio, rtt, rotta marin; rotta agg. fem, stt, sotto avv, il sotto sm, vtt, botte;

19.2: suono chiuso: cm, come, Cm, Como, dm, calmo, domato, tranquillo, Rm, Roma, sm, soma, tm, pieno [per lo pi, ripetuto, tm tm, pieno pieno, parlando di persona ebbra]

19.3: allinterno di parole di genere maschile, si tramuta in /u/, costituendo desinenza interna del caso plurale, eventualmente passando dal suono aperto a quello chiuso, quindi cambiando laccento da grave ad acuto: crjə, cuoi, da crjə, rgnn, reni, rognoni, da rgnn, tmn, timoni, da tmn. Quando presente come desinenza di parola italiana, si trasforma in /ə/, segno che conserva inalterato come desinenza plurale, come si visto nel caso di crjə. Quando pi /o/ sono presenti in una parola, viene accentata solo quella su cui cade laccento tonico; le altre sono comunque sempre di suono aperto: dssonr, disonore, monopttn, monopattino, Onfrjə, Onofrio, onr, onore, Rodlf/Rodlf, Rodolfo

20. P, p: si legge come in italiano: padre, ptr; pepe pp; porto, prt; puro, pr, Si conserva per lo pi invariata, tranne che, come abbiamo gi visto, non sia preceduta dalla /m/: cump pu diventare cumb, ecc. Cfr M, m

21. Q, q; come in italiano, sempre seguita da /u/. Per, al contrario dellitaliano, per rafforzarla, non la facciamo precedere da /c/, ma la raddoppiamo in /qq/, come, per litaliano soqquadro [parola che, peraltro, non appartiene al vocabolario rodiano, che usa casn, casino, parapgghjə, parapiglia e sim]: aqquargghjə, acquerugiola, aqquarl, acquaiolo, qquə, acqua, daqqu, annaffiare, irrorare, nnaqqu, allungare con acqua, quaqquarn, lumaca. Caso eccezionale, per pasqua, abbiamo preferito rimanere vicino alletimo latino, pascua, ed abbiamo coniato la parola pscuə, lasciando comunque invariati i derivati, come Pasqul, Pasquale, pasqul, pasquale, Pasqun, Pasquino/a (nome assai raro in rodiano)

22. R, r: semplice o doppia, si legge come in italiano e rimane invariata in qualunque posizione si trovi nella parola: arjə, aria, aris, arioso, arrt, di nuovo, carrr, carraia, curjs/curis, curioso, d carrr, di corsa, presto, sbrigativamente, grassc, abbondanza, Marjə, Maria, Marjə, Mario, marnr, marinaio, marn, marina, mr, mare, rasl, moltitudine di piantine o di altro, runf, russare, dormire profondamente, rvl, rovo, strmml, strobilo, pigna, tracn, tracina, trbbjə, trebbia, trgghjə triglia, urgnt, urgente, vrgn, vergine, vrgnll, verginella, żżr, zero, ŻŻr, Zara.

23. S, s: semplice o duplice, conserva il suono delle parole italiane: asn, asino/a, bbss, bus/autobus, voce del gioco a tressette, aspr/jspr, aspro, grasp, grappolo [duva], sant, santo, scangghj, indagare, sondare, scann, scanno [raro], secca nel mare, scannatr, coltello per scannare, tavolo su cui si appoggiano le piccole bestie da macello, spr, spari, cercine, squagghj, disciogliere, squagghjrcl, squagliarsela, sparire, ssassn [aferesi di assassn], assassino, stun, stonare, sunn, sognare, vs, vaso, vzz, lumaca di scoglio [la famosa maruzzlla napoletana]. Se preceduta da /n/, si muta in /ż/ [zeta dolce, come in zaino]: nżacc, insaccare, comprimere, conficcare, nżalt, insalata, nżunn, avere in sogno.

23.1. Sc, sc: il gruppo rimane sibilante, dolce, quando seguito da /e, i, k/, poche volte ad inizio parola: scsscl, giuggiola, sct, fiato, scgn, scimmia, scim, fiume, scissc, soffia, sciussci, soffiare, sckant, paura, sobbalzo, sckantdd, sezione periferica di pagnotta [romanesco culetto], sckatl, scatola, scktt, schietto, sckf, schifo, spicchio, scktt, solamente, soltanto, sckupptt, schioppo, fucile, casckavdd, caciocavallo, frscktt, fischietto, freschetto, vrsc, morbillo o scarlattina? ; ha suono sibilante duro con /ca, co, cu, che, chi/: pscarjə, pescheria, Pschr, Pescara, scann, scanno, tascappn, tascapane, schizzofrnch [medic], schizofrenico, schizzofrenjə [medic], schizofrenia, scp, scopa, scopo, scs, scusa.

23.3. SSc, ssc: questo gruppo, con sibilante dolce, si trova per lo pi con /e, i/ oppure muta con segno di elisione, sia ad inizio parola che nel corpo od alla fine: assc, ascia, cassc, cassa, ssc, esce, jssc, esci, mssc, pennello di infiorescenze di canne per togliere polvere e ragnatele, passc, pascolare, pssc, pesce, pssc, tu orini, pesci, scsscl, giuggiola, rssc, rossa, rssc, rosso, scissc, soffio, soffi, soffia, sciussci, soffiare, sciusci [shoe-shiner, lucidatore, pulitore di scarpe].

24. T, t: dentale che, semplice, spesso si intercambia con la /d/ [vd D, d], doppia, non si modifica mai e si legge sempre come in italiano: attnt , attento, attenzin, attenzione, ctt, cotto, jatt gatta/o, matt, matto, pazzo, patt, patto, ptt, petto, rtt rotto, stt, sotto, suttn, sottana, sottano [camera interrata], suttann, corta sottoveste, piccolo sottano, tresstt, tressette [gioco di carte napoletane], vtt, botte, ecc

25. U, u: riporta laccento grafico, se coincide con quello tonico; le altre /u/ eventualmente presenti nella parola od in una parola con altre vocali sempre di suono aperto -, non vengono accentate (cucmr, cocomero, pupulr, popolare [sigaretta del XXo fascista], pupuln, persona chiassosa). Gli accenti, come per /e, i, o/, possono essere gravi, quando le /u/ hanno suono aperto: ast, agosto bbst, busto, chjmm, piombo, crstl, crostolo [dolce casareccio natalizio], ffruffr, fru fru o frufr [fruscio di vesti o interiez, ma anche un biscotto a cialde], frsckl, fuscello, rmb, rombo [pesce], rmm, rhum o rum [liquore], stmb, monco, vnchl, baccello di fava o focaccia allungata, zmb/zmp, salto; possono essere acuti: chlr, colori, dlr, dolori, djə, due, scr, sicuro, slr, siluro, vrdr, verdura, zuzzn, sozzoni, sporcaccioni.

25.1. UU, uu: quando la doppia /uu/ ricorre ad inizio parola, sulla seconda riportiamo un accento circonflesso, per indicare laccento secondario della parola che ha un accento primario: uccr, beccaio/ macellaio, ucciarjə, beccheria/macelleria, ucddn, agg di un particolare tipo di fico, uljə, desiderio, ulv, oliva, olivo, unndd, gonnella, utr, altare (alcune di queste parole, hanno la prima /u/ intercambiabile con la /v/, cosa che comunemente avveniva in latino: vuljə, vulv, vunndd, vutr, che, come si nota, fanno esimere dallusare la seconda /u/ con accento circonflesso. Da notare che alcuni Autori, invece della doppia vocale, usano /w/, bandita dal nostro vocabolario rodiano, a meno che non si debba usare come segno del linguaggio tecnico-informatico (www.., eccetera)

26. V, v: si legge sempre come in italiano. Si interscambia, talvolta, con la /u/ (come detto in 24.1.), talaltra prende il posto della /n/ (come detto in 17.).

27. W, w: come accennato sub 24.1., questa lettera bandita dal nostro vocabolario rodiano, a meno che non debba essere usata trattando di linguaggio tecnico-informatico.

28. X, x: la si utilizza, quando necessario, se la si incontra a scuola e nel gioco del totocalcio. In altri casi, occorrendo scriverla, la si trasforma nel gruppo grafemico /ics/.

29. Y, y: come le due precedenti, lettera estranea al vocabolario rodiano: la si incontra solo negli studi e la si vocalizza in jipslnn

30. Z, z; ZZ, zz: semplice o doppia, senza particolari segni ha suono aspro (anche quando, in italiano dolce [qui, la zeta dolce, per litaliano, sar sovrapposta da un puntino]; inoltre, pu corrispondere alla /s/ italiana): bbzz, bozzo/bernoccolo, cazztt, cazzotto/pugno, fazzltt, fazzoletto, Lazjə, Lazio, lazzarn, lima per affilare coltelli, marz, marzo, mazz, mazza, mazzo, nazz, pieno, pzz, pezza, toppa, pezzo, rzz, rete che avvolge lintestino, stazzin, stazione, zampggn, żampogna, zanchgghjə, fanchiglia, zann, żanna, zapp, żanna, zcchntt, zecchinetta, zcch, zecca [acaro], zpp, pezzetto di legno, zzz, mammella, seno, zncardd, żingarella, zcchl, puttana, ratto, zompafss, salta fossi, zrubbtt, sorbetto, zmp, salto, zump, saltare, zzcc, accostare, zzeccamr, accostamuro [gioco], zzm, agghindare, pettinare, zzupp, battere.

30.1. ŻŻ, żż: ha suono dolce (ma non sempre ha corrispondenza con litaliano, dove conserviamo il puntino sovrapposto): żżabbagglin, zabaione/zabaglione, żżaggghjə (ma anche zajgghjə), legaccio, fettuccia di cuoio per legare [non corrisponde allitaliano żagaglia], żżajən, żaino, żżajəntt, żainetto, żżattr, żattera, żżażżr, zazzera o żażżera, żżbr, żebra, żżnch/żżngh, żinco o zinco, contenitore cilindrino per conservare lolio, żżrl, żirlo [verso del tordo], [sorta di] lumaca, żżnżndd (ma anche znzndd), stalattite di ghiaccio [non corrispondente a quella di carbonato di calcio], żżcchl, żoccolo o zoccolo, żżucchlatr, battiscopa, żżuv, żuavo [soldato], żżul, żulu o żul, żżrr, becco [maschio della capra]

 Redazione (foto Libera Lamacchia)

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 20/07/2012 -- 18:18:36 -- vincenzo

Non ci sono parole, Camilla! Tutte le variopinte tessere sono state poste nei giusti luoghi e, fuori, venuto un mosaico di inestimabile valore. Poi, mi congratulo con me stesso, per la mia tempestivit, nell'inviarti l'ALFABETO RODIANO, che tu hai potuto saggiamente accostare a quello peschiciano. Spero proprio che la PIETRA NELLO STAGNO, sia anche stata la prima pietra per la costruzione di un castello della nostra garganicit, attraverso quel che, apparentemente dividendoci, ci accomuna: il dialetto.

 
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