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27/06/2012

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PIATTO TERAPEUTICO

Clicca per Ingrandire Un giorno la mamma mi disse di sentirsi poco bene. Avevo sette anni. La mia nonna mi teneva stretti i polsi e immobili le calcagna. Mi diceva che non le potevo stare vicino altrimenti mi avrebbe fatto male. La mia zietta, lisciandomi ogni tanto le guance, frugava con la cognata fra le bianche lenzuola del lettone di casa mia. La mamma era vestita di una bianca veste, viso pallido, fronte sudata, capelli sciolti. Guardava mio padre con occhi desiderosi, lui inghiottiva saliva. E intanto le zie spandevano, tiravano e gonfiavano le bianche lenzuola a terra.

Mio nonno posizionava alcune sedie intorno, calcolando le giuste misure. Mi sentii le prese sciolte nonostante il mio corpicino non volesse pił muoversi. Nonna aiutņ la mamma a stendersi sulle candide lenzuola e le zie la coprirono con un velo ricamato, rosso. Tutti i maschi, dopo il cenno del nonno, si misero comodi sulle sedie coi loro strumenti. Davano vita a una melodia. Il babbo s'inginocchiņ vicino alla mamma, il volto coperto da uno strano piatto fondo di legno, pelle e sonagli. Lo schiaffeggiava ininterrottamente e il corpo della mamma vibrava, rotolava, ruotava.

La nonna accompagnata dalla nuora si avvicinņ dov'erano le lenzuola e iniziņ a saltellare. La mia zietta, sorridendomi, mi porse le mani per seguirla. E la mamma, a terra, tremava e ruotava. Affannata si alzņ e sventolando il velo iniziņ a volteggiare come una trottola. Saltellava, girava e nello spazio del ritmo si dimenava. Quel piatto magico l'aveva guarita. Dopo averla vista danzare col babbo, non ricordo pił niente. Le gambe mi avevano preso, la melodia rapita.

“Sunavėnė, Sunavėnė na melodčjė dovėcia dovėcė ki strumendė dė l'omėnė dė kasė.
Mammė nan cė sėndąivė bbąunė.
Zianėmė spannevėnė i lėnzoulė bianġė nderrė e l'avevėna fattė stėrnėką allą.
Tatė saupė i dėnukkjė c’ammucciavė a kapė draitė nu pėjattė dė leńė, ġrossė e ffunnė pi sunarellė.
U škaffėtėjavė sembė e mammė cė mušėlėjavė nderrė.
Doppė nu morsė cė jąivė javėzatė e cė jiaivė missė a ggėrą akkaumė nu strummėlė.
E po tutt’a famiġġjė cė jčmmė missė a zumbą.”


Erika De Noia


NB. Per una migliore lettura della parte idiomatica, si consiglia il supporto dell’alfabeto peschiciano scaricabile da www.puntodistella.it/public/file/periodici/alfabeto_pds.doc




 Redazione

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 27/06/2012 -- 20:59:15 -- vincenzo

Brava, Erika! Non sappiamo quel che capitņ alla mamma, ma quello che capiterą a te possiamo ben prevederlo: sarai una brava narratrice!

-- 01/07/2012 -- 01:46:41 -- Paolo

grande, Erika! Credo di essere riuscito a leggere e a interpretare il tuo scritto in dialetto peschiciano.

-- 01/07/2012 -- 10:28:57 -- Paolo

Temo di non essermi spiegato. Quando scrivo 'Grande, Erika', intendo dire che sono bastate alcune poche tue righe per dare plasticitą e vivacitą intense a uno squarcio di vita antica.

-- 02/07/2012 -- 16:23:53 -- vincenzo

Chi Paolo sei? Quello che conosco? Cioč, P.L.? Non lo hai capito solo tu il dialetto di Erika; l'ho capito anch'io, che non sono peschiciano! Non bastava associarti al mio pensiero, al mio giudizio? Hai dovuto esporre in due riprese il tuo pensiero? Qui, non interessa il fatto esposto, ma come lo ha esposto! Ed Erika lo ha esposto in modo magistrale! Cosa su cui, in realtą, entrambi conveniamo! O no?

-- 05/07/2012 -- 15:19:32 -- Erika

Mi fa piacere che abbiate apprezzato la mia scrittura, grazie!

-- 23/07/2012 -- 17:25:17 -- Teresa

Il racconto č ben scritto e di piacevole lettura. Un dubbio: la trovata del piatto terapeutico e della danza č frutto di fantasia o fa riferimento a una tradizione attestata? E se č cosģ, si tratta di una usanza strettamente peschiciana o pił ampiamente pugliese (salentina, per esempio)? Se fosse un'invenzione narrativa avrebbe lo stesso fascino. Vargas Llosa la chiama "la realtą delle menzogne" che fa grande la letteratura.

-- 24/07/2012 -- 16:18:12 -- Erika

Attimi descritti da una bambina (ormai divenuta anziana) nel vedere la propria madre tarantata, un racconto di pura fantasia che rievoca la tradizione folkloristisca pugliese e non solo. Purtroppo pare che Peschici non sia stata "pizzicata" quanto i paesi vicini. La ringrazio!

 
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