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03/06/2012

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“VENTI DI GRECALE”: Bianca prende contatto con la quotidianitą - 2° cap. (4)

Clicca per Ingrandire Ora al centro dello stanzone, proprio sotto il lucernario posto al culmine della volta a padiglione, ai piedi del grande letto matrimoniale, troneggia il cantaro di Papą. Papą si raccoglie la camicia da notte fin quasi alla vita, si sfila con qualche fatica i mutandoni, aiutato da ‘Mammą’, si siede sul cantaro con le spalle al letto - e al Sacro Cuore, sempre vigile dal Suo angolo - rilascia di nuovo il camicione, che scorre fino a terra: si dispone cosģ per la sua seduta, lunga, laboriosa.

«Šģ, jč lonġė u fattė pė Papą» mi confida Angela. «Jissė jč stitėkė, cė vo tembė. Ma ku tembė nn’o vo perdė. E nn’o perdė! E mendrė ke cė lavė, fatčjė. ‘U jjņutė Mammą e kuąnnė servė pņurė ‘Ndonėjė. Fatčjė ke dčicė i kąusė ke vonnė jessė fattė, prčimė dė ji o’ Kėnzorzėjė, e i dčicė a kuģllė ke fatģjėnė pė jissė ma no jind’u Kėnzorzėjė.»
«U stanząunė ke jč ‘a stanzė da lettė sņujė» aggiunge Angela divertita, «addėvčndė pņurė u kabbėnčttė sņujė! E pņurė u pondė dė kumąndė sņujė!»

Non appena Papą s’č seduto, Antonia porta un catino d'acqua calda al punto giusto, e qualche asciugamanino; ‘Mammą’ e Antonia insieme prendono la toletta con lo specchio, che sta in un angolo dello stanzone, la portano davanti a Papą, ponendogliela dinanzi, in modo che possa specchiarsi, e inferiscono il catino. Papą immerge le mani, strofinandole l'un l'altra pigramente. ‘Mammą’ lo sospinge dolcemente in avanti, e gli lava delicatamente il viso, soffermandosi con cura sugli occhi - «tčinė i skazzģllė akkuą!» si scusa - poi gli passa un po' d'acqua tra i capelli e glieli tira indietro, pettinandoli con le dita di una mano. Antonia continua a portare acqua calda, raccogliendo l'acqua usata in un secchio - sarą poi utilizzata per lavare i pavimenti, o la strada, davanti al portone di casa. - Rimossa la toletta, Antonia si accoccola ai piedi di Papą, gli sfila delicatamente le pantofole, avvicina un catino colmo d'acqua, accompagna i piedi di Papą nell'acqua, versa nell'acqua non so quali erbe spezzettate e gli massaggia i piedi con cura. Papą nel frattempo mantiene gli occhi socchiusi.

Si avverte di tanto in tanto il batacchio del portone di casa. «Uańńņł, u purtąunė! Tozzėlėnė!» avverte ogni volta ‘Mammą’. Arriva ‘Karlčin'a Vėtrčinė’, il barbiere, sempre mattiniero: i capelli lisci, tirati indietro alla Rodolfo Valentino, Carlino č simpatico, divertente, sempre allegro e chiacchierone. Appena arriva si infila con la borsa del mestiere nello stanzone; se Antonia non ha ancora finito di massaggiare i piedi di Papą, si mette ad aspettare tranquillamente e a raccontare le chiacchiere del giorno prima. Appena puņ, cavati gli attrezzi da dentro la borsa - il sapone ‘Proraso’, il vasetto per la schiuma, il pennello, il rasoio, la stringa di cuoio per l'affilatura della lama, l'allume, - insapona con lentezza consapevole il viso di Papą abbondantemente, e lo rade: e, mentre lo rade, chiacchiera, e chiacchiera, e ridono; e di tanto in tanto ride pure ‘Mammą’, che intanto trotterella vigile nei dintorni.

Poi arrivano alla spicciolata i capetti di Papą: ‘Giakumčin’u Pėskatąłrė’ per il programma dei pescherecci, ‘Giuuąnn’a Marčinė’ per il programma dei magazzini e delle carbonaie alla Marina, ‘Jangėlandņnėjė’ per i lavori in campagna, Antonio per il programma della carrozza, del calesse e del carretto. Quando entrano dal portone, salgono le scale e si fermano nell'ingresso; lģ aspettano di poter parlare, uno alla volta, con Papą. Antonia porta loro pane - una fettona - caciocavallo, e vino; quando č il loro turno, s’affacciano alla porta dello stanzone, salutano - «Patrņu, kąumė jamė?» - si avvicinano con la coppoletta in mano, e si fermano a distanza rispettosa; e riportano problemi, e discutono decisioni. Pure ‘Mammą’ discute qualche problema: sulla casa, sulla campagna, sulle ‘riserve’ disponibili, dall'acqua al magazzino viveri, all'olio, al vino, alla vigna, all'oliveto, all'agrumeto. Lei perņ decide pure, e pilota Angelantonio tra un sorriso, a metą, e una strigliata, intera.

Quando, fornite le indicazioni ai capetti, termina pure la seduta, Antonia avvicina il bidet di alluminio, che sta vicino alla toletta, lo riempie d’acqua calda, ricopre il cantaro con il coperchio, e lo porta via, chiudendosi alle spalle la porta dello stanzone: il bidet di Papą č cosa riservata, accudita al pił da ‘Mammą’. “Quante dimostrazioni d’affetto, di rispetto, di devozione per quest'uomo - mi viene fatto di pensare - e quanta naturalezza persino nella mancanza apparente di pudore!”

Papą riesce dallo stanzone poco prima delle otto, pronto per uscire per il lavoro: veste sempre gilč e giacca, con il collo della camicia aperto; dal taschino del gilč sbuca una vistosa catenella, che testimonia la presenza di un altrettanto vistoso orologio. Prende una sedia, la accosta alla radio a batteria - ne va orgoglioso, - si siede e cerca di sintonizzarsi sul canale della Eiar: tra fischi e gracchi, riesce a captare la voce, incerta e lontana, che recita il giornale radio; chinandosi allora in avanti, con una mano appoggiata su Nervino, incolla letteralmente un orecchio alla retina che ricopre la tromba dell'altoparlante, e cerca, trattenendo il respiro, di cogliere qualche notizia.

«Paulł, ke dicėnė?» chiede ‘Mammą’ senza convinzione.
«Kjakkjėrė, kjakkjėrė» le risponde Papą.

Finito il Giornale, Papą afferra le scorze di caciocavallo, resti della colazione, e si avvia. Mentre lui scende le scale, ‘Mammą’ corre al balcone; cosģ, quando lui sbuca dal portone, lei č lģ: lui alza lo sguardo verso di lei, e le sorride. Gli vanno subito incontro, scodinzolando festosi, Vega e Mizar: Papą chiama cosģ i due cagnetti - assomigliano, pur con l'immancabile codino a ricciolo, a bracchetti da caccia - ospitati da Moro nella sua stalla, che č lģ davanti casa nella stradina che fiancheggia il Purgatorio. Papą, per arrivare al consorzio, deve fare solo qualche decina di metri: la sede del consorzio č nella piazza, sul lato opposto rispetto a casa. Vega e Mizar lo accompagnano, scodinzolandogli intorno, ‘Mammą’ lo segue con gli occhi. Giunto alla porta del consorzio, lui dą una grattatina sul muso di Vega, una su quello di Mizar, distribuisce tra loro le scorze di caciocavallo, saluta ‘Mammą’ sollevando in alto Nervino; poi entra. Vega e Mizar si accucciano tranquilli sul gradino dinanzi alla porta.

‘Mammą’ tira su un sospirone, si ritira dal balcone, trotterella fino in cucina, e si getta stancamente sulla sedia dietro la finestra che dą sulla piazzola. Di lģ giungono sempre voci di persone, e versi di animali; e dalla Piazza arrivano di tanto in tanto gli inviti di venditori di cose, di prodotti della terra, e di servizi: lei, ‘Mammą’, con gli occhi chiusi, le braccia conserte, i piedi liberi dalle pianelle appoggiati sul passante della sedia, si fa ondeggiare lentamente avanti e indietro, e non vista ascolta silenziosa nel crepitio del focolare.

* * * * *

Non ha molto tempo ‘Mammą’ la mattina per rilassarsi. Ben presto Antonio recapita viveri freschi per il pranzo, che arrivano dalla campagna, o dalla marina: verdura, frutta, talvolta galline vive - legate fra loro per le zampe a testa in gił, in un grappolo starnazzante - o, se il mare lo consente, pesce azzurro, o cozze. E ‘Mammą’ inizia la preparazione, chilometrica, meticolosa, del pranzo. Antonio cura anche il rifornimento dell'acqua: col contenuto di una mezza dozzina di barilotti, riempiti al pozzo del Renazzo, rimbocca il livello delle scorte di casa: dapprima il secchio dedicato a Paolo, poi le vasche dei due bagni, infine, con quel che resta, la cisterna. Prima o poi compare ‘Nonnņ’: lui - Antonia gli sta attorno - fa colazione da solo; poi si dedica alla sua ‘seduta’ personale; infine inizia con molta calma la sua giornata attiva: la mattinata la passa un po' seduto vicino alla radio accesa, un po’ sul balcone, a chiacchierare con chi sta e con chi passa, sovrintendendo con superiore distacco ai due eventi centrali della mattinata: il rifornimento dell'acqua e l'eliminazione dei rifiuti; oltre che naturalmente alle previsioni meteorologiche.

Prima o poi ricompare pure Angela: lei ha gią seguito la messa dell'alba, ha fatto la comunione, ha rassettato le sacrestie di Sant'Elia e del Purgatorio, ha portato parole di conforto a qualche infermo. Appena a casa, Angela cambia la carta moschicida, appesa nei pressi delle lampade a petrolio, in cucina e in sala da pranzo: «Včidė, Bėjanġł, akkąumė so’ rraddłttė i kartė acceidamņskė dė jąirė.» I nastri sono neri, brulicanti di mosche incollate. Angela poi si mette ad aiutare ‘Mammą’.

L'eliminazione dei rifiuti č compito di Antonia. Il carretto dei rifiuti, trainato da un mulo guidato da Nardino - ‘Nardčin'a Kravąttė’ - fa sosta a metą mattinata nel mezzo di Piazza Balilla; Nardino si fa accompagnare da due dei suoi figlioli: «C’anna mbarą a fatėją» dice. Il carretto č diviso in due scomparti da una paratia in legno: quattro o cinque cantari enormi, coi loro coperchi, sono affiancati in uno dei due scomparti; rifiuti solidi vengono ammassati nell'altro scomparto. Un secondo mulo, carico di due sacchi di iuta sui due fianchi, segue docile, legato alla parete posteriore del carretto: i due sacchi sono anch'essi disponibili per raccogliere rifiuti.

Antonia, dopo aver verificato che tutti i pitali di casa siano stati versati nei cantari, issa i cantari, uno alla volta, sulla testa, e li porta fino al carretto di Nardino, presso il quale li deposita; alla fine porta pure il bidone dei rifiuti solidi della casa. Altri vicini di zona fanno, nel frattempo, quel che fa Antonia. Nardino e i figlioli versano i cantari privati nei cantari pubblici del carretto; e ammassano i rifiuti solidi. Ultimata la raccolta nella Piazza, Nardino si muove in direzione del Castello verso altre tappe del percorso; di tanto in tanto i figli raccattano qualcosa per strada.

«Ą vėdč, Bėjanġł, akkąumė sduakė Nardčinė u trajčinė!» m'ha raccontato ‘Mammą’. «Kua stretėlė ke Nardčinė piġġjė portė o’ Kastčllė, andņ na volėtė stąivė dė kasė u Barąunė; e u Kastčllė stą proprėjė mbondė a’ marė! Allą ‘a murgė fa nu zumbė drittė jind’a marė dė kuasė cendė mąitrė! Nardčinė va mbondė a’ murgė e sduąkė i kandėrė a marė. Po’ jissė e i fiġġjė ka palė jettėnė a marė i kąusė ġrossė. E pņurė l’avėtė krėstėjanė, ke i kąusė ląurė nan gi dannė a Nardčinė, sembė allą ‘i vannė a jėttą, a marė. Jind’a marė? Bč, a marė o prčimė o doppė tutt’i kąusė arrģvėnė. Nan tė dčikė kuąnnė mąinė u učndė! Mo ke va pė marė ą vėdč ke spėttąkulė: ‘a murgė a tutt’i vannė jč bbėjanġė fąurė ke ‘llą sott’u Kastčllė, andņ cė sduąkė, o’ skalandrąunė. ‘A kjamėnė ‘a kravąttė. ‘A kravąttė jč proprjė na fėtėnzejė!»

* * * * *

Gran parte della mattinata č dedicata alla cucina: pulizia di verdure, di galline, di pesci, di cozze, attizzare di legna, di carboni, sferragliare di padelle, di pentole, di pentolini, confezione di ripieni, di sughi, di sughetti. Ogni tanto ‘Mammą’ s’affaccia alla finestra della cucina per fare due chiacchiere con la gente della piazzola: si raccontano cosa stanno preparando, si scambiano consigli, spezie, impressioni. ‘Mammą’ e Angela si muovono a memoria, sono intercambiabili. In tutto, tranne che nell'esecuzione degli animali condannati a morte. Angela non esegue condanne a morte! Esegue solo ‘Mammą’, con determinazione e maestria. Se si tratta di gallina, afferra la malcapitata per il collo, le apre a forza il becco, e le infila un paio di forbici nel gargarozzo, trinciando con freddezza sotto lo sguardo atterrito delle altre galline in attesa. Se si tratta di maialino, stando seduta, afferra il malcapitato per le zampe anteriori, lo rovescia supino con la pancia in alto, gli cinge il corpo con un braccio sotto le zampe anteriori e, mentre il povero emette grida terrorizzate dal suono umano, lo sgozza con decisione, raccogliendo con cura in un recipiente, mentre le grida gradatamente si smorzano, il sangue che sgorga a fiotti.

Il pranzo č il pasto principale della giornata: si fa a mezzogiorno in sala da pranzo. Il tavolo rettangolare ha dimensioni variabili, adeguate alla numerositą dei commensali. La tovaglia bianca ha i bordi ricamati, come pure i tovaglioli; i bicchieri in vetro pesante sono capaci. Una credenza ostenta dietro le vetrine vasellame vario. Papą torna a casa qualche minuto prima, si dą una sciacquata, e si siede a capotavola. Vuole trovare tutti a tavola. E tutti sono a tavola. ‘Mammą’ siede alla sinistra di Papą; che adesso alla sua destra desidera la culla di Paolo. Il pranzo č abbondante - primo, secondo, contorni vari, formaggi, insaccati, frutta - il vino scorre in buona quantitą, vino della vigna del Renazzo, rosso scuro, quasi nero, corposo, con una spuntatura di asprigno. Davvero non si avverte sulla tavola di casa Laberi l'effetto della guerra e della carta annonaria.

La famiglia resta riunita per un'ora e mezza o due; si chiacchiera tanto, di tanto; si ascolta per quanto possibile la radio. Č palpabile, anche nell'atmosfera di una certa agiatezza, un grande rispetto per tutto quanto puņ considerarsi cibo: sprecare o buttare č delitto. ‘Mammą’ spazzola tutto, anche cose - teste di pesce, occhi di agnello, culi di gallina - che non tutti riescono ad apprezzare: raccoglie le cose nel suo piatto e rumina inesorabile il tutto, dietro la bocca mobilissima, aiutandosi volentieri con le mani. Dopo il pranzo nella casa c'č un periodo - un'oretta, un'oretta e mezza - di grande tranquillitą: Papą riposa sdraiato, vestito, sul letto; ‘Mammą’ pure; ‘Nonnņ’ pure; Angela legge libri di preghiere; le sorelle spariscono, chi nella propria stanza, chi in terrazza; Antonia senza fretta lava piatti e rassetta.

* * * * *

La casa si risveglia verso le tre e mezza. Papą esce di nuovo: il pomeriggio lo passa fra il consorzio e il bar del Corso, fra un incontro con compari in affari e una chiacchiera. Anche ‘Nonnņ’ esce: lui va diritto al bar a giocare a carte, a bere un bicchiere di vino e a scambiarsi battutelle con i compari. Angela va all'Azione Cattolica. ‘Mammą’ si dedica alle chiacchiere: talvolta, affacciata alla finestra della cucina, con la gente della piazzola, talvolta sul balcone del salotto, con la gente della Piazza e la gente di passaggio - sento distintamente i loro discorsi anche dalla finestra-balcone della mia stanza, - talvolta nella piazzola, seduta con le comari; ma, pure mentre chiacchiera, non butta via il tempo: se non sbuccia piselli, o fave, o non pela patate, rattoppa o sferruzza. Finché viene l'ora del rosario.

Verso le cinque e mezza Angela, di ritorno dall'Azione Cattolica, raccoglie innanzi al focolare tutti quelli che trova: ‘Mammą’, Pola, Rosalba e adesso quasi sempre anche me; Teresa e qualche comare della piazzola ogni tanto. Anche qui a casa il rosario si recita nel latino locale, non sempre uguale a quello che hanno tentato di insegnarmi in collegio. Mentre si prega, si prepara la cena: l'impegno ora non č gravoso come quello profuso per la preparazione del pranzo: si tende infatti a consumare quanto, preparato per il pranzo, non č stato ancora consumato. Se questo dovesse risultare non sufficiente, si prepara in un batter d'occhio la 'akkuasąlė’: pane duro, cipolle e verdure, bolliti con sale, conditi con olio crudo, formaggio, origano, basilico.

* * * * *

La cena inizia alle sette e mezza nella luce del crepuscolo. Si cena in cucina: il fuoco č vivo; la lampada a petrolio non viene accesa sempre. Papą anche a cena vuole trovare tutti a tavola. Si cena pigramente senza nessun rapporto col tempo. Si sparecchia pigramente. Papą si volta verso il focolare e allunga le gambe, appoggiando i piedi sulla pedata; tutti, ciascuno portando la propria sedia, si raccolgono intorno al focolare. Si spegne, se accesa, la lampada; si resta nella luce languente della fiamma. Non si parla molto: le ragazze chiacchierano un po' di pił. Angela in un lampo si addormenta, la testa appoggiata a uno stipite del focolare. ‘Nonnņ’ nel volgere di una decina di minuti si accascia: si lascia allora accompagnare volentieri da Pola verso la sua camera. Papą si rilassa ancora un po', poi va a dormire anche lui. Prima di varcare la porta dello stanzone, raccomanda: «Marėjł, mčinė u katčllė!» Ci ritiriamo tutti alla spicciolata. ‘Mammą’, dopo aver verificato la chiusura del chiavistello del portone, chiude la ritirata. Alle dieci la casa praticamente dorme.

(4.5 cont.)


NB. Per seguire meglio la narrazione, elenchiamo di seguito i link delle puntate precedenti.

Cap.1
(1) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5363
(2) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5369
(3) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5410
(4) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5435

CAP. 2
(1) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5487
(2) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5523
(3) http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5559

 Redazione

 

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