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30/05/2012

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TORNANO GLI ELFI E SONO... INCANTATORI

Clicca per Ingrandire Melodie che sanno di tempi lontani, menestrelli, Irlanda e folletti. Musica che fa pensare a boschi incantati, popolati da gnomi ed elfi... Sono i commenti più comuni fra coloro che si avvicinano per la prima volta alla musica cosiddetta “celtica”. Definizione invalsa per maggiore praticità sostituendosi alla più corretta “musiche di paesi di tradizione celtica”, figli ed eredi di Britanni, Galli, Pannoni, Celtiberi e Galati, stanziati, fino a tre secoli prima di Cristo rispettivamente nelle Isole Britanniche, nelle Gallie, in Pannonia, in Iberia e in Anatolia.

Oggi la musica celtica è un coacervo di generi musicali evoluti dalle tradizioni e dalla musica folk dei popoli celtici dell'Europa Occidentale, e può riferirsi sia alla ‘musica di tradizione’ trasmessa oralmente sia alla ‘musica popolare’ con alcune somiglianze superficiali agli stili folk dei popoli di ascendenza celtica. Può dirsi, quindi, che sia musica di popolo, profana, non scritta come la sacra o ‘colta’ ma tramandata oralmente. A questi principi si è ispirato un gruppo di amici foggiani che nell'autunno del 1999 si sono chiamati a raccolta.

“Amici da anni - si legge nel manifesto che li accompagna, - musicanti per strade diverse”. Uniti dall'amore per le antiche melodie e dall'esigenza di dare vita a una esperienza che fosse in primo luogo una zona franca per irrequiete e scomposte creatività, ha dato vita al “Charmin'Elf” (l'elfo che incanta – visiona VIDEO della settimana ripreso dal vivo; ndr)). “Il nostro punto di partenza - spiegano i componenti del gruppo musicale - fu la Musica Popolare, in particolare quella che viene definita Celtica (il folk irlandese, scozzese, bretone...)”.

Non, pertanto, la scelta di un ‘genere musicale’ ma il naturale avvicinamento a una tradizione “intrisa di quella ‘modalità’ a noi particolarmente cara e stimolante per la ricerca di un suono perduto, giacente nei recessi della nostra anima. Risonanza che non si lascia descrivere a parole e la cui origine non sappiamo collocare precisamente nel tempo e nello spazio”. A tutto ciò hanno affiancato il richiamo di musiche e strumenti provenienti da altre tradizioni (compresa la pugliese) e “la necessità creativa che, attingendo alle diverse esperienze e personalità conviventi nel gruppo, ci portò da subito alla composizione di musica e testi originali, e a una interpretazione affatto personale della musica tradizionale”.

La voce del gruppo è Mara Campobasso, soprano dal timbro limpido e cristallino, chiaro e preciso nel suo inglese perfetto. La accompagnano: Nicola Cicerale (voce, piano, ghironda, chitarra), Giovanni Mastrangelo (voce, basso, buzuki), Emanuela Lioy (voce, violino). Ai quali si aggiungono, collaborando attivamente: Giovanni Gelao (flauti, cornamuse), Antonio Cicoria (drums), Annamaria Bartoccioli (arpa celtica, bodhrán) e Fabio Trimigno (violino, viola).

Li ha ‘abbandonati’ invece, la notte fra il 12 e il 13 agosto 2011, lasciando un vuoto difficilmente colmabile nel cuore di tutti, Massimo La Zazzera (flauti, cornamuse, chitarra). “Dopo aver concesso il piacere di un’ultima suonata, riposti con la solita cura i suoi strumenti”, Massimo se n’è andato. “Il mondo intero - è l’elogio funebre di chi lo ha conosciuto, stimato, apprezzato e rispettato - potrà raccontare la sua arte sublime. E ai fortunati che l’hanno avuto vicino restano il suo sorriso, il calore e la forza della sua presenza, il suo impegno, i suoi insegnamenti”.

Il 2004, dicembre, costituisce per la band l’anno della svolta con l’album “Mattino”, cd della Ethnoworld. Pur conservando l’amore per la musica di popolo, il lavoro va al di là del folk revival proponendo materiale originale (svincolato da ogni etichetta commerciale, anche da quella stessa della ‘world music’), con predilezione per la forma canzone e l’uso di strumenti acustici di varie tradizioni. Dodici brani, dieci canzoni e due strumentali, registrati e mixati assolutamente in analogico (senza l’ombra di computers!) e con un chiaro approccio ‘live’, a sottolineare l’interesse dell’ensemble verso una musica che vada oltre le mode effimere del momento, a partire da quelle dettate dal mercato delle tecnologie musicali.

Le liriche di Mara Campobasso e Giovanni Mastrangelo offrono a chi ha la fortuna di ascoltarli (e i loro concerti sono tanti e sempre coinvolgenti) contenuti differenti: si va dai ‘canti di insofferenza’ ai ‘modi’ della società attuale (“The Charmin’Elf”, “Restless Flame” - il brano del VIDEO, - “[I’m Not] The Prodigal Son”) alle canzoni di argomento pseudo-amoroso (“The Ring of Fortune”, “About You”, “Pictures of Spring”), dalla favola morale (“Marianne”, “Lilium”) fino a momenti più intimistici (“Lullaby”, “Slowly Falls The Snow”).

Per chi volesse saperne di più sulla band se ne può visitare il sito (http://www.charminelf.com) o contattarla all’e-mail: info@charminelf.com. Per maggiori approfondimenti ne riportiamo di seguito la rassegna stampa riferita ai periodi immediatamente successivo all’uscita dell’album “Mattino” e subito dopo le prime apparizioni sulla scena musicale italiana.


WORLD MUSIC MAGAZINE (n. 75, novembre-dicembre 2005) = Amore senza remore, passione per gli impianti modali della musica della cosiddetta frangia celtica, ma anche della musica antica e barocca (che è nel loro percorso parallelo), animano questa band della Daunia, al suo disco ufficiale d’esordio. Scelgono di scrivere musica e liriche (in inglese) utilizzando anche timbriche e impianti sonori provenienti da altre tradizioni: dalla Puglia agli Stati Uniti. Niente furore danzereccio, né spericolate velocità d’esecuzione, piuttosto lavorano sulla melodia, sulle combinazioni armoniche, producendo atmosfere calde e sognanti. Hanno assorbito tanto materiale musicale che, inevitabilmente, richiami, influenze, ricalchi sonori trapelano qua e là. Ma che male c’è? (Ciro De Rosa)

L’ISOLA CHE NON C’È (maggio-giugno 2005) = Potrebbero apparire come epigono di gruppi provenienti dalle Isole Ebridi, dalla terra di Smeraldo oppure dalla Scozia di Braveheart, invece sono di Foggia e amano cantare e suonare nello stile musicale della cultura celtica. “Mattino” è il primo lavoro dei The Charmin’ Elf, gruppo che ha, nelle sue trame, la capacità di intuire quali sono i percorsi ottimali e coerenti sui quali impostare i propri passi artistici per il futuro. Dodici brani capaci di suscitare la giusta attenzione all’ascoltare. Questa passione, che traspare evidente nelle musiche e nelle liriche (tutte originali) del gruppo, è un segno di quell’amore che molti gruppi italiani hanno per la musica del nord Europa e che persiste nonostante le mode effimere lascino spesso il passo ad altre espressioni musicali e generazionali.

FOGGIA & FOGGIA (1° luglio 2005) = Credevate che Foggia partorisse solo gruppi rock, melodici o heavy-metal? Ebbene, la band Charmin' elf (folletto fascinoso, ndr), con il cd autoprodotto 'Mattino', è pronta a darvi una sonora smentita. Nata nel 1999, trae la sua ispirazione dal folk irlandese, scozzese, bretone e gallese, ossia da quella che per semplificare chiamiamo 'musica celtica'. Evoca elfi, streghe, boschi e brughiere, ma anche danze sfrenate su tavoli di birrerie, tra goliardate e gonne svolazzanti. “Celtico però è un aggettivo improprio” puntualizza Nicola Cicerale, uno dei componenti del gruppo. “Il nostro folk é fortemente intriso di cultura mediterranea, di musica araba, ad esempio”, e appare, come i folletti, bizzarro e sorprendente, ma senza troppi grilli per la testa.

“A noi fare politica non interessa. Ci occupiamo di musica e non amiamo i concerti utilizzati come comizi”. Variano gli argomenti dei testi: “Si passa - continua Cicerale - da antiche favole con una morale, come 'Marianne', che parla di una donna che vive nei boschi e per la sua condotta anticonformista é bollata come strega dai suoi concittadini, a canzoni d'amore come 'About you', o di rivolta contro certe convenzioni sociali, come 'Restless flame'. In genere della stesura dei testi si occupa Gianni Mastrangelo, ma talvolta anche io e Mara Campobasso li scriviamo". Influenze? "Gruppi folk irlandesi anni '70, ma anche cantautori italiani, francesi e americani". (Oriana Fidanza)

VIVEUR (4 febbraio 2005) = “Il lavoro dei Charmin’Elf è un composito mosaico di suoni in cui strumenti moderni, quali basso elettrico, chitarra e piano, insieme alle corde di strumenti propri di altre culture, come il buzuki greco, l’arpa celtica e l’antica ghironda cara ai leggendari menestrelli, danno vita ad atmosfere sognanti a metà strada fra la piazza e il bosco, arricchiti da violini, percussioni, flauti e cornamuse. Animati da una coralità basilare, sostenuta dal soprano Mara Campobasso e dalle voci dei due polistrumentisti Nicola Cicerale e Giovanni Mastrangelo, The Charmin’Elf si configura come un progetto personalissimo.

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (29 gennaio 2005) = “E' la musica che fa pensare a boschi incantati, popolati da gnomi e da elfi...”

VIVEUR (30 marzo 2001) = Un ensemble davvero elegante quello dei Charmin’Elf, che va alla riscoperta delle tradizioni musicali dei popoli Celti, non tralasciando tuttavia le proprie origini. In un viaggio immaginario ai confini della mitologia nordica, ci siamo imbattuti in uno dei leggendari spiritelli che arricchiscono la storia di terre lontane che furono in passato la casa dei Celti (Irlanda, Scozia, Galles, Bretagna, Galizia...). Questo spiritello dall’animo libero e scherzoso, fra echi e suoni della sua madre terra ci ha guidati lungo un percorso musicale che approda prepotentemente fino ai giorni nostri, influenzando con le sue sonorità eleganti e sinuose, band come i Charmin’Elf che dalla deep-Daunia si sono culturalmente spostati fino al nord Europa. Una ricerca (quella dei Charmin) dettata dalla facilità ad assimilare certe sonorità e trovare anche punti di unione fra la nostra cultura musicale e quella nordica, sottolineati dagli arrangiamenti apportati ai brani della tradizione folk irlandese e scozzese che il gruppo propone. Del loro primo cd dal titolo omonimo “The Charmin’Elf”, abbiamo apprezzato (oltre alle notevoli capacità esecutive dei componenti della band) la coerenza di stile e la perfetta linea guida che non subisce mai cadute di stile.

MO’ L’ESTATE (agosto 2000) = “L’Elfo torna a giocare con la musica, per viaggiare nel tempo e nello spazio, e coniugare come per magia suoni e ritmi diversi fra loro. La ricerca musicale del gruppo, lontana dalle logiche di mercato, è tutta improntata all’amore per la musica folk e le tradizioni popolari incluse quelle italiane.

Piero Giannini

 Redazione (foto: Antonio Altilia - autunno 2004 - e Elena De Bellis)

 

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