Testa

 Oggi :  28/01/2020

Benvenuto  nel Giornale

CERCA GLI ARTICOLI :

  

Testo scorrevole
Sx

  L'ARTICOLO

10/05/2012

Dimensione carattere normale  Ingrandisci dimensione carattere  Ingrandisci dimensione carattere

Segnala

VENTI DI GRECALE: Alla scoperta dei nuovi ambienti - 2 cap. (2)

Clicca per Ingrandire Ji dic ann tniv, ma m sndiv akkum na ġross: va dcis gi p kund mj ke mva fa monk. Pap m pġġjat da part e m parlt proprpj akkum a na ġross: Ln - j stat jiss ke kkumnzt a kjamrm akku, akkum kjamavn a Nonn: Lnucc, Lin da Ngiulin - Ln mo Mamm tuj - sanda femn! - c nj jjut. E m lasst k tanda fiġġj pcninn, ke sonn frat a te! E ji tenġ k ffa! E so jut fis o kummnd a pġġj nata mamm p tte e pi frat tuj. E all mnna arrjalt a Maricc. E tu mo m vina dic ke t n vu j tu o kummnd! E fratt? Akkuŝŝ i lass, proprj tu ke s a sura ġross?; tu kavssa snd u duir d fa a mamm o post da mamma tuj, ke n g sta kkj. Ma k anna pnz fratt e tutti krstjan d te? Kavssa pnz mamt d te? E Ggiaskrst kavssa dic: na jj ke ca dat a Mariucc p pġġjarc a Lnucc.

E ji, ke a Pap u vuliv bin e u rspttav, so rumst nu mors, ma po ditt ke : da na vann jiv kundnd ke u Ddj e Pap proprj a me avvn dat stu pnzir ġross ke ji avassst e uaun.

U ggiust m so dat nu mors d forz p dic: Ji per voġġj sta vvucin a Ges!. E Pap dopp nu viagg a Manfrdnj fatt arru a kas nu Saġrkuur d Ges ġross quand a nnomn, k naurol ġross ke faciiv luc e naltarin fatt a skalin da put mett o pizz du stanzun. Mendr ke ji nan g stiv jinda kas, sstmat tutt kund: laltarin, e sup u Kurgges - tu l vvist, no? Stann all. - Kunn so turnat,Pap m ditt: Ges u sap ke nan j giust ke tu ji ndo Jiss, e ku j mmnut Jiss nd te. Ji, kunn vist u Kurgges, m so sndut a perd pa kundndzz, ma pġġjat pur pavur pkk nan kapit subbt, jinda mezza luc du stanzun, ke laureol jiv lucnd. E kku o kummnd ji nan g pnzt kj. E Pap j kkujtt.

Avt fiġġj Pap vut da Donna Mariucc: e so nnat Roslb u dcannu, ke c kjam akkum a mamma mj, e po Taris u vndun, Ald u vndcinġ, e Ettur u vndsett.

Mo i fiġġj ġross, min ke ji, nna lasst a kas, e c n so jut pu munn a fa a vita lur: Pppin fa u medk a Frenz, e mo c spus k Gnevr, na giuvnett d ku kurt; d Gin tu u sa; Marj sta a Kort, nu pajsun avvucin a Bar: c j martt, mo fa tre ann, k Mkil, nu majestr d Kort, ke fatt u suldt a Vvest, akku vucin, e, mendr ke u faciiv, passnn e rpassnn sott u balkkun - and jess, ke manġ u sapiv, u spttav - Mkil c j nnammurt d jess: e mo tenn aggi nu fġġjul. Pur Ald e Ettur nan g stann jinda sti jurn: stann o kullgg a Fogg; ma kunn fni a skul tra kulke sttman anna turn.

* * * * *

Angela, anche se stata lei ad aiutarmi a organizzarmi, stata sicuramente guidata da Mamm Mariuccia: certamente Mamm, che ha deciso in quale stanza dovevo essere sistemata, e come! Dopo essere entrata nella casa, con molto tatto in punta di piedi e con il progressivo dare alla luce i quattro figli, lei ha preso gradatamente in mano le redini della gestione. lei che dirige la casa. Come pure la campagna, il Renazzo e Croce. La campagna a casa Laberi vissuta come un'estensione naturale della casa, l'anticamera del magazzino viveri.

Mamm rotondetta, di bassa statura - addirittura pi bassa di me, e questo me l'ha resa subito simpatica, appena l'ho conosciuta - ha la pelle liscia, bianca, da giovinetta, gli occhi azzurri, arguti, la bocca piccola, mobilissima, che lascia impudicamente intravedere alcuni pochi denti, sparsi, una canizie precoce che aggredisce capelli gi biondi. Veste sempre completamente di nero. Trotterella veloce per la casa a passi piccoli e rapidi, calzando pianelle tutte sgualcite in corrispondenza del calcagno. Si sforza di esprimersi con me in italiano. Lei, quando tra una trotterellata e l'altra, sta seduta, non arriva a terra con le gambe, e allora si sfila le pianelle, e appoggia i piedi su un passante della sedia. Quando poi scatta per la prossima trotterellata, scende dalla sedia, atterra sopra le pianelle e per la fretta non le infila fino al tallone. sempre arguta, ironica, talvolta amara.

Vin'akku mha detto, mttim i rrobb du fġġjul jindu stip, ke j u kkj frik d tutt a kas.

Nella sala da pranzo, lungo una parete ben spessa, mi mostra due sportelli in legno, contigui, delle dimensioni di finestre. Ne apre uno: nasconde un arco, scavato nello spessore profondo della parete, che insiste su un piano orizzontale. Sul piano poggiano una piastra in ferro, incernierata, e un secchio metallico, umido, fissato a una catena connessa per l'altro capo a una corda, a sua volta ancorata a un anello incastrato nel muro. Mamm solleva la piastra: nasconde la bocca di una cisterna; qualche goccia d'acqua, cadendo e rimbalzando sull'acqua, riecheggia, mentre un sentore di umido sale dalla cisterna. Anche le nostre voci riecheggiano.

Kustkku j bbun da biv. Kunn kjuv lkku, ke da trrazz e de lambj, carrkġġj jinda ggstern. Po o jurn Ndonj, lakku du Rnazz, a jett nu mors pur jinda gstern . Mo pu fġġiul mttim nu sikkj akku , e u jnġjim sul k kuell du Rnazz, ke j na kusa straurdnrj! S prokkupt? Ma no, Bjanġ, so tand'ann ke k l'kku du Rnazz c kren i krjatur.

Poi mi guida all'altro sportello sulla parete e lo apre: anche l un arco insiste su un piano orizzontale; sistemato per a credenza, con assi trasversali e verticali in legno. I vani sono zeppi di cestini ricolmi di barattoli, di ampolle in vetro o in ceramica, che lasciano intravedere tanti ben di Dio, sott'olio o sott'aceto: olive, pomodori, peperoni, melanzane, capperi e quant'altro. Mamm in un batter d'occhio libera alcuni vani.

Akku pu mett i kus du fġġiul; akku stann bun, po vd!

* * * * *

L'interno della casa si snoda spesso in penombra: una sola facciata, quella principale, che guarda a ponente, luminosa nel pomeriggio. La facciata opposta ha una sola finestra-balcone incassata in un vicolo stretto; le altre due sono cieche. Sia nello stanzone - la camera da letto di Pap Paolo e Mamm Mariuccia - che nella stanza di Nonn un lucernario, aperto nella volta a padiglione, prende dalla terrazza aria e luce.

Un senso? mi racconta Pola. Beh, un qualche senso tutto suo la casa ce l'ha. Pap ha nove figli, qualche genero, qualche nipote, e di questi magari se ne aspetta altri. La famiglia con il tempo aumentata tanto e mentre la famiglia aumentava anche la casa, appena ce n'era la possibilit, si ingrandiva: la casa cos cresciuta, una stanza dopo l'altra, a sprazzi, senza un disegno unitario. Pap s' allargato, fin quando ha trovato spazio, sulla roccia; poi ha continuato sui tetti dei vicini.

Pola si esprime in italiano, anche se mantiene nel parlare una qualche inflessione meridionale. Sembra divertita, mentre ricorda. Ride spesso. Anche a me diverte sentirla, e guardarla. E il ritratto al femminile di Gino: stessi occhi, stesso taglio delle labbra, stesso naso - non proprio un nasino, - stessi capelli. Non ha i baffetti! Almeno, non li ha cos folti. Veste generalmente di marrone e di grigio. serena: l'anno scorso si sposata con Nicolino Mazzella, il figlio di Bastianinu Sart, che abita proprio qui, davanti nella Piazza. Si vogliono bene e lei ha il pancione: al sesto mese. Vivono a San Remo, dove Nicolino lavora all'Olivetti. Adesso Nicolino fa avanti e dietro continuamente con Milano, e cos Pola a San Remo resta spesso sola; sicch hanno deciso per maggiore tranquillit di tutti che Pola partorisca qui a Peschici.

Quando Nonn e Nonna Angelina si sono sposati, sono venuti subito ad abitare qua. Allora nella piazza c'era gi la chiesa del Purgatorio; e le altre case erano basse basse - solo piano a livello, - incastonate nella roccia, nella roccia tutta caverne. Da un lato della piazza, verso ponente, tra un tetto e l'altro il mare. La casa all'inizio comprendeva due vani in pietra - pi o meno quelli dove adesso c' la cantina - e il vano di una caverna attigua. C'era il camino, s, quello che c' ancora adesso, in cantina; e c'era la cisterna, quella che conosci, per raccogliere l'acqua piovana. E l sono nati, e hanno vissuto, Pap e zio Luigi. La caverna faceva da magazzino per le merci.

Quando le condizioni economiche sono migliorate - Pap aveva cominciato a lavorare con Nonn - stato possibile edificare, sopra i vani a livello strada, un secondo livello. Sicch quando Pap prima, e zio Luigi dopo, si sono sposati, Nonn ha potuto suddividere la casa in due parti: una per Pap, l'altra per zio Luigi: la casa madre allora ha partorito due case, proprio come Nonna Angelina ha partorito due figli. I nonni sono rimasti nella casa di Pap, che figlio maggiore, e aveva allora possibilit maggiori di zio Luigi.

Casa nostra a quel tempo aveva al secondo livello tre stanze, due sopra il vano originario - con un bel balcone sulla strada, con vista in direzione di Monte Pucci - una, molto grande, una cinquantina di metri quadrati - lo stanzone - sullo spuntone roccioso retrostante, incastonata fra roccia e abitazioni di vicini, senza possibilit di prendere luce se non da un lucernario aperto nella volta a padiglione. Le volte a padiglione - lo hai notato, no? - sono una delle fissazioni di Pap: le stanze della casa hanno tutte volte a padiglione, sono altissime. Molto, ma molto pi alte delle stanze alle quali tu sei abituata in citt.

Delle stanze col balcone una serviva da cucina e da tinello, l'altra era riservata ai nonni; lo stanzone - lo chiamiamo proprio cos: u stanzun - era per il resto della famiglia. All'inizio ci stavano in quattro: Pap, Mamm, Peppino e Angela; poi siamo arrivati pure Giggino, Maria e io. Il vano a pianterreno, quello della casa originaria, era utilizzato come magazzino per il lavoro di Pap. Una scala esterna - quella attuale, ma allora era all'aperto - portava direttamente ai vani del secondo livello; i due livelli erano anche collegati - lo sono ancora - internamente da una scala in legno.

Pi figli arrivavano, e pi i figli crescevano, pi lo stanzone diventava piccolo: e Pap aveva intenzione di espandere ancora la casa. Ma non era facile: la casa era circondata. Dal lato della casa di zio Luigi non c'era nessuna possibilit; dagli altri lati c'erano il tetto dell'osteria di z Rokk, il terrazzo di Giuannin'u Ġazzttin, il giornalaio, e il tetto della casa di Mattjcc a Kukkjr - lo hai conosciuto, quello che fa ciotole e mestoli, intagliando ciocchi di pino. Per espandere la casa, era necessario avere il consenso di tutti e tre. Ma Giovannino non voleva proprio sentir ragioni: anche lui sul suo terrazzo voleva edificare un altro livello.

Per poi Giovannino s' ammalato, e la casa passata a Mariuccio, il figlio, e hanno avuto bisogno, e hanno ceduto una parte della terrazza - met - a Pap; e Giovannino anche sul letto di morte non ha voluto rinunciare al suo sogno, quello che la sua famiglia potesse edificare un altro livello, sulla parte di terrazza che le rimaneva, e si fatto promettere da Pap che lui non avrebbe mai aperto finestre sulla parete della casa che guarda sulla terrazza di Mariuccio; e Pap ha promesso; e la casa nostra dalla parte della terrazza di Giovannino non tiene finestre. Un peccato, perch da quella parte la casa resta sempre in ombra! E di l si vedrebbe tanto mare! Convincere z Rokk e Mattjcc non stato poi cos difficile: sono bastati per un qualche tempo sacchi di farina, cosci di prosciutto e non so cos'altro.

La casa cos ha potuto crescere ancora. Prima sul tetto dell'osteria di z Rokk e sul terrazzo di Mariuccio, poi sul tetto di Matteo, che per era un bel po' pi alto: il piano di calpestio non era dappertutto allo stesso livello. Cos tra le stanze ci sta, quando serve, qualche scalino. La casa adesso era arrivata fino al vicolo sul retro. I Nonni si sono spostati nella nuova stanza, che d sul vicoletto, con il balconcino: e quella da allora la chiamiamo a stanz d Nonn. I figli maschi, Peppino e Gino, hanno potuto avere una stanza tutta loro: quella vicino allo stanzone, illuminata, per la promessa fatta a Giovannino, non con finestre ma con il lucernario. Nella stanza lasciata libera dai Nonni stato fatto finalmente - lo volevano tutti! - il salotto. Nel vano sopra l'osteria di z Rokk stata trasferita la cucina; e Pap ha voluto un focolare ampio e profondo a cmnir - e il tinello stato convertito in sala da pranzo.

Ascolto Pola incantata: mi fa avvertire la casa come una grande, gigantesca madre, palpitante, previdente, ansiosa per il benessere dei figli, che custodisce nel proprio grembo; una madre che per amore dei figli assume forme e dimensioni qualunque, che a essi pi convengano, dilatandosi come un'ameba in tutte le direzioni che le opportunit le consentono.

Qualche anno pi tardi, dopo che sono nate prima Rosalba e poi Teresa, Pap ha ricominciato a smaniare; ch voleva ingrandire ancora la casa. L'unica possibilit ormai era sopraelevare. Ha costruito allora sopra l'ingresso e la cucina: una scala in pietra stata ricavata in un angolo della cucina, e alla fine di questa un pianerottolino, con le due stanzette al terzo livello, una appresso all'altra, con un bel balcone con vista anche qui verso Monte Pucci - senza venir meno anche qui alla promessa a Giovannino. S, la prima stanzetta quella dove adesso stai tu con Paolo. Perch Mamm destina sempre quelle due stanzette agli abitanti di casa che ritiene di dover curare maggiormente: e adesso ci state in una tu e Paolo, u fġġiul d Nonn, nell'altra Ettore, il figlio pi piccolo.

successa poi un'altra cosa, che ha influito sul senso, come lo chiami tu, della casa. Era intorno al 25, che io avevo poco meno di dieci anni: dal balcone di casa sulla piazza si poteva vedere, tra la chiesa del Purgatorio e i tetti delle case, il promontorio di Monte Pucci; e Pap di questo, del panorama, come lo chiamiamo, era orgoglioso! Quando venuto a sapere che di fronte a casa, nella piazza, Biasino Fisichella, il medico, aveva intenzione di sopraelevare, andato su tutte le furie: Mo j! U medk! Pa Majll! urlava. Mannj o medk! Quello vuole fare un altro piano! E non ci far pi vedere il panorama nostro!

Sai, Bianc, qui la gente se la prende spesso con la Maiella; perch, a parte le assonanze con il nome della Madonna, una figura familiare: quando il grecale rende nitida l'aria, la sagoma della montagna si intravede lontana oltre Capo Jale. Comunque tanto si dato da fare Pap, che riuscito a sopraelevare un tantinello di pi del medico, un tantinello prima di lui. Ha edificato due altri livelli, non allineati con il terzo livello: il quarto livello con tre stanze, una appresso all'altra, il bel balcone sempre verso Monte Pucci con la vista libera, e il bagno grande, e l'accesso alla terrazza, enorme, che sale fin sul tetto; e di l si domina tutta Peschici e dintorni.

Dopo la nascita di Aldo e di Ettore la famiglia non cresciuta pi. E anche la casa allora ha smesso di crescere. Pap per ha continuato a sbizzarrirsi con i ripostigli: altra fissazione sua! Nel vano a livello strada ha organizzato, in una parte la cantina - due botti enormi in radica di noce, alte un paio di metri, disposte in verticale, per il vino; un orcio in ceramica, alto circa un metro, per l'olio; - in un'altra parte la legnaia; in un'altra parte ancora la rimessa per la carrozza e il calesse: il vano con il pavimento in calce battuta tutto impregnato di odore aspro di vino. Al secondo livello della casa una parte della stanza di Nonn, che pure molto grande, usata come magazzino viveri ricolmo di sacchi di farina, di cereali, di prosciutti appesi a travoni, e di quant'altro; un altro vano, nel sottoscala che parte dalla cucina, usato come legnaia di supporto per il focolare. Sulla terrazza poi ha costruito casotti-ripostiglio in quantit. E l'anno passato ha voluto ricoprire la scala d'ingresso alla casa, che prima era all'aperto, e ci ha messo un portone, con la scritta PL, Paolo Laberi, e 1939, l'anno.

Vieni, vieni sulla terrazza: cos bello l!


(2.5 cont.)


NB. La prima puntata del 2 Cap. al link http://www.puntodistella.it/news.asp?id=5487

 Redazione

 

Dimensione carattere normale  Ingrandisci dimensione carattere  Ingrandisci dimensione carattere

Segnala

 

 
 

  Commenti dei Lettori:

 
Dx
 

ACCESSO AREA UTENTI

 

 Username

Password

 

Area Privata

Logout >>

 

     IL SONDAGGIO

 
 

VIDEO DELLA SETTIMANA

ESTATE E SANITA

 

STATISTICHE .....

Utenti on line: 2696

 
 
Inferiore

powered by Elia Tavaglione

Copyright 2008 new PUNTO DI STELLA Registrazione Tribunale n. 137 del 27/11/2008.

Tutti i diritti riservati.