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01/11/2011

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HALLOWEEN? LA RISPOSTA NELLE STELLE

Clicca per Ingrandire Passata indenne la notte di Halloween, almeno da noi, in altre aree meno (vedi Napoli o Roma), spieghiamoci le origini di questa “strana” ricorrenza che con le nostre tradizioni non ha nulla a che vedere. Lo facciamo con questo servizio di Andrea Grana, colonna portante di Argod, il team archeospeleologico di San Nicandro Garganico, andato alla ricerca delle sue origini.

“Tutti conoscono la famigerata notte di Halloween, la notte in cui le anime dei morti sono libere di vagare nel nostro mondo e dove creature fantastiche, come streghe e demoni, sono solite fare ‘brutti’ scherzi agli umani. Naturalmente si tratta di affascinanti leggende che nel corso dei secoli hanno subito notevoli mutazioni, collocandosi nella nostra modernità tramite una delle feste più attese dell’anno, in special modo negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni. Halloween cade alla vigilia di quella che per tutti i cristiani è conosciuta come Festa di Ognissanti, il 1° novembre, istituita per commemorare Santi e Martiri del paradiso.

“Negli ultimi anni, consumismo e globalizzazione mondiale hanno fatto sì che una festa ‘pagana’, sicuramente affascinante e dal sapore irresistibilmente ludico, s’instaurasse anche in Italia, a detta di alcuni credenti e rappresentanti della Chiesa, come una vera e propria insidia, in quella che è decisamente una festa cristiana profondamente spirituale. Ma da dove deriva la festa di Halloween e perché la festa di Ognissanti, istituita inizialmente il 13 maggio, è stata spostata proprio a ridosso di questa festa pagana?

“La festa di Ognissanti fu istituita da Papa Bonifacio 4° il 13 maggio del 610 d.C. Il “quando” sia stata spostata e da “chi”, non è ancora molto chiaro. Sembra sia stato per volere di Papa Gregorio 3°, fra il 731 e il 741 d.C., il quale la fece coincidere col 1° novembre come data dell'anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro e alle reliquie ‘dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo’. Sembra che l’iniziativa sia stata presa a seguito dell’insistente richiesta di monaci irlandesi. Ma… perché?

“Il tutto è da ricondurre a una delle più importanti festività dei Celti: Trinox Samoni, o meglio Trinuxtion Samoni, che letteralmente significa ‘le tre notti di Samonios’, l’antica festa del nuovo anno che ricadeva i primi giorni di novembre. In molti Paesi dell’Europa settentrionale si diffuse il culto di Samahin o Samain, dove si credeva che i morti sarebbero potuti ritornare nei luoghi che frequentavano in vita, e per questo si organizzavano molte celebrazioni in loro onore. L’intento della Chiesa era quello di ‘esorcizzare’ tale festività, chiaramente pagana, sostituendola con una cristiana, soprattutto in un’epoca in cui avveniva la conversione di alcuni Paesi pagani, fra cui la Germania, in cui le festività celtiche di questo tipo erano molto sentite.

“Ma qual è, dunque, la vera origine di tutto questo, perché i Celti hanno istituito la Trinox Samoni? E' possibile che la risposta sia nelle stelle? Per comprendere la vera origine di Halloween occorre conoscere un po’ più da vicino il popolo dei Celti e la loro profonda conoscenza dell’Astronomia.
I Celti, come gran parte delle popolazioni dell’Età del Ferro (9°-8° secolo a.C. in Europa), avevano fondato una società la cui economia era prevalentemente rurale. Occorreva poter misurare il tempo e sviluppare un calendario cui poter fare riferimento per i raccolti e l’allevamento del bestiame. In tale contesto, Sole e Luna, coi loro moti ciclici, risultavano di vitale importanza. La Luna permetteva di dividere il tempo in settimane, quindicine e mesi, mentre il Sole scandiva l’anno.

“Il calendario celtico era diviso in sole due stagioni: estiva e invernale. La stagione estiva comprendeva la primavera e l’estate vera e propria, mentre quella invernale era costituita dall’autunno e dall’inverno. Gli archeoastronomi hanno effettuato importanti studi a tal proposito e hanno scoperto elementi interessanti, proposti per spiegare chiaramente il perché di questa suddivisione. Sebbene i Druidi (personaggi di spicco della società celtica; ndr) già conoscessero i punti equinoziali e solstiziali, preferivano riferire l’inizio delle stagioni a due stelle in particolare: Antares (il levare eliaco indicava l’inizio della stagione invernale) e Aldebaran (il levare eliaco indicava l’inizio della stagione estiva).

“A supporto di tale ipotesi c’è l’unica testimonianza archeologica dello zodiaco dei Celti: la tavoletta d’avorio di Grand, divisa in due parti che rappresentano, appunto, il periodo estivo e l’invernale. Soprattutto salta agli occhi il fatto che i segni zodiacali in cui iniziano le stagioni siano Toro (per l’estiva) e Scorpione (per l’invernale), e le costellazioni cui appartengono: rispettivamente, Aldebaran e Antares. I cosiddetti mesi dei Celti dovevano quindi essere: Samonios, Dumannios, Riuros, Anagantios, Ogronnios, Cutios e Giamonios (mesi invernali); Giamonios, Simivisonnios, Equos, Elembius, Edrinios e Cantlos (mesi estivi).

La ragione per cui i Druidi preferissero riferirsi più alle levate eliache (periodo in cui l’astro è visibile al mattino poco prima del Sole) delle due stelle, anziché ai punti equinoziali e solstiziali, era di pura natura pratica. Tenendo presente un altro reperto archeologico, il Calendario di Coligny (calendario celtico - foto 1), si nota il netto contrasto fra la durata della stagione invernale e quella estiva: 208 contro 157 giorni. Ciò si accordava ottimamente col ciclo climatico annuale tipico delle latitudini centro e nord europee, dimostrando che la scelta dei Druidi sulla base delle levate eliache fosse estremamente razionale e incentrata su una elevata efficienza in termini di pianificazione agricola. Ma torniamo alla festività.

“Sulla base di numerosi reperti archeologici, è noto che il calendario dei Celti fu colmo di festività, alcune delle quali vengono ancora oggi celebrate in varie zone dell’Europa settentrionale, come Bretagna e Irlanda. Fra tutte le festività, ve ne erano quattro che rivestivano un particolare significato, sia in solennità che in ritualità. In ordine cronologico:
- Trinox Samoni
- Imbolc
- Beltane
- Lughnasa.

“Trinox Samoni corrispondeva all’inizio dell’anno celtico. La festa inaugurava il periodo in cui era la notte a prevalere sul giorno, il buio che vinceva la luce, ed era il periodo in cui gli animali venivano radunati e chiusi in recinti per svernare. Veniva celebrato grosso modo all’inizio di novembre, col mese celtico denominato Samonios, con la Luna al primo quarto, dopo che era stata osservata la levata eliaca di Antares (foro 2), stella rossa di prima grandezza, la più luminosa della costellazione dello Scorpione.

“Imbolc era dedicata alla dea Brigh, conosciuta anche come Belisama, ispiratrice delle arti e dei mestieri. In celtico il suo significato era ‘luminosa’, mentre presso i Britanni era denominata Brigantia, ‘altissima’. Imbolc segnava l’allentamento della morsa invernale, periodo in cui nascevano gli agnellini e le pecore avevano il latte. Gli antichi la descrivevano in modo ambiguo, col volto per metà bellissimo e metà orrendo, capace di suscitare e guarire le malattie. La stella che sorgeva in questa periodo era Capella (foto 3), una stella di colore giallo (il giallo era il colore delle messi mature a cui la dea Brigh era simbolicamente legata), molto luminosa, poco meno di Sirio (in effetti è la dea che in ordine di importanza era seconda solo al dio Lugh, a cui invece era associata proprio Sirio - foto 4).

“Beltane era dedicata al dio Belenus, conosciuto anche come Borvo e Grannos, cui venivano attribuite capacità mediche. In questo periodo le mandrie erano condotte nei pascoli estivi, gli ultimi freddi erano terminati e si poteva fare ingrassare il bestiame. E’ noto che la festa di Beltane era una celebrazione in cui il fuoco occupava un ruolo determinante. Durante questa festa avveniva la levata eliaca di Aldebaran(foto 5), stella che osservata a occhio nudo, appare spiccatamente di colore rosso, quindi facilmente associabile all’elemento fuoco.

“Lughnasa era ritenuta la più importante di tutte le feste, poiché veniva celebrato Lug, chiamato anche Lugus, considerato la maggiore divinità venerata dai Celti, come testimoniato dalle centinaia di reperti archeologici e toponimi scovati in almeno ventisette città europee. Il termine gallico ‘Lug’ significa ‘brillante’ o anche ‘luminoso’. Ad esso erano attribuiti competenze in ambito militare, artigianale e sacerdotale. La festa si svolgeva durante l’estate, a metà strada fra il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno. Era il periodo in cui si concludevano i contratti matrimoniali. La stella associata era Sirio, la stella più luminosa del cielo, di un bianco brillante, elemento principale della costellazione del Cane Maggiore.

“Dai calcoli astronomici, riferiti all’ Età del Ferro, le date di levata eliaca dovevano essere queste: Antares sorgeva col Sole il 16 novembre, Aldebaran il 7 giugno, Capella il 18 marzo e Sirio il 25 luglio. L’origine di Halloween, dunque, sembra essere fortemente legato allo studio dei fenomeni astronomici, che per il popolo celtico rappresentava una vera e propria forma di ‘sopravvivenza’. Sebbene siano stati proprio i Celti a far nascere alcune leggende che ancora oggi rappresentano gli ingredienti salienti della notte di Halloween, le motivazioni che portarono alla sua nascita erano più di ordine pratico che ‘scenografiche’ e misteriose. Del resto, nemmeno la Chiesa l’ha mai completamente debellata, visto e considerato che il 2 novembre, giorno successivo a Ognissanti, si commemorano i defunti.”

Andrea Grana

 argod.it

 

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