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07/09/2011

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TUTTI A CALENA

Clicca per Ingrandire Domani, 8 settembre, la festa della Madonna di Calena ci sarà. Alle 18 messa in onore della Madonna in Chiesa Madre, quindi alle 19 tutti giù all'Abazia per il tradizionale rosario al seguito di una icona della Vergine. Le associazioni garganiche che si riconoscono nelle sigle Comitato Tutela del Mare e AAG (Associazionismo Attivo del Gargano) parteciperanno alla manifestazione-festa. E' infatti, quella di Calena, l’occasione per il mondo associativo e culturale di riprendere i contatti e porre in essere iniziative comuni atte ad affrontare lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio garganico. Tema di quest'anno la salute del nostro mare e di tutti noi.

Per non seppellire definitivamente una tradizione e l’omaggio a una Madonna tanto amata dai peschiciani (un tempo… e oggi?), riportiamo storia e leggende della millenaria abbazia, oggi sgarrupata, raccolte dalla viva voce degli anziani del luogo dalla professoressa Angela Campanile del Centro Studi Martella). “Fino ad una ventina di anni fa questa ricorrenza si festeggiava ancora. Non era festa grande, ma tutti, grandi e piccoli, si recavano alla spicciolata, il pomeriggio dell'8 settembre, all'abbazia di Calena, a solo un chilometro da Peschici. La gioia grande era dei maschietti che potevano finalmente sfoggiare la loro ‘ròcile’ (una rotellina applicata all'estremità di una mazza di scopa che, appoggiata alla spalla del bimbo, veniva tenuta con due mani con una mazza sistemata a forma di croce ).

“Tra schiamazzi, rumori di ròcile e qualche chiacchierata, si arrivava nella chiesa della Madonna delle Grazie, adiacente l'Abazia che, essendo di privati, per l’occasione veniva fatta trovare aperta. La chiesa, senza tetto caduto dal 1943, aveva e ha un grande fascino sia sui grandi sia sui piccoli. Sono infatti tante le leggende che si raccontano sul luogo e sui briganti che, si dice, avrebbero soggiornato qui al tempo del brigantaggio. Si visitava l’Abazia, c'era chi pregava, chi batteva un grosso sasso situato in una nicchia della navata sinistra per sentirne poi l'eco (secondo una leggenda i passi dei cavalli dei briganti), chi beveva l'acqua freschissima del pozzo più profondo di Peschici, antistante la chiesa, al centro del recinto, poi tutti nel boschetto a schiacciare noci coi sassi. La tradizione voleva che si mangiassero le noci nuove, ancora annerite perché troppo fresche.

“I bambini portavano le loro noci legate in un fazzoletto e appese al bracciolo della ròcile, gli adulti in fagotti (‘í chimmogghe’) ricavati da strofinacci tessuti al telaio. Sempre alla spicciolata, si faceva ritorno verso il tramonto, un po' incuriositi e impauriti dalle leggende, legate al luogo, che i grandi raccontavano mentre si visitava l'abbazia. Una di queste che ancora si ricorda è legata al cunicolo che, partendo dalla chiesa, arrivava sulla spiaggia dello Jalillo, ottima via di fuga in caso di pericolo. Ci si trovava direttamente in mare, dove era attraccata una barca sempre pronta. Tornando ai ricordi, tale cunicolo non è mai stato attraversato, perché lo impedirebbe una maledizione: si racconta di gente venuta da fuori per tentare l'impresa che avrebbe lasciato la vita proprio in quel cunicolo, dove ‘ci sta a bruttabestie’ (satana; ndr) che scoraggia ogni iniziativa.

“Un'altra leggenda è legata al periodo del brigantaggio: i peschiciani erano terrorizzati dalla presenza dei briganti, tanto che all'imbrunire chiudevano le due porte del paese (la Porta di Basso e la Porta del Ponte). Gli uomini, che per forza di cose dovevano recarsi necessariamente in campagna, venivano derubati dai briganti di qualunque bene, perfino del tozzo di pane, pranzo del mezzogiorno. La leggenda vuole che anche i briganti soggiornassero nel pressi di Calena. Chissà quante volte il cunicolo avrà ridato loro la libertà! Si dice che lì nascondessero il bottino delle loro razzie. Si parla di un tesoro che molti, per anni, hanno cercato senza successo.”

(Tratto da "Peschici nei ricordi" di Angela Campanile, 2° volume Collana “I luoghi della memoria” del Centro Studi Martella, Grenzi editore, Foggia, 2000, pp. 65-66)


LA SCHEDA - KALENA: CONOSCIAMOLA (di Teresa Maria Rauzino) = L'Abazia di Santa Maria di Calena, sita in agro di Peschici, è da annoverare fra le più antiche d'Italia. Sarebbe stata eretta nell'872. Probabilmente vi fu una prima presenza di monaci basiliani. Un edificio sacro esisteva nell’11° secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò «l'ecclesia deserta in loco qui vocatur C(K)àlena, cuius vocabulum est sancta Maria» all'abbazia di Tremiti, fornendo tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma.

Il 1058 il cenobio divenne una potente abazia. Via via che papi e imperatori le concedevano ricchi privilegi, i suoi beni si estendevano oltre l'area garganica fino a Campomarino e Canne. L'Abazia di Monte Sacro, presso Mattinata, era una di queste ricche dépendances ed ebbe un secolare contenzioso con la casa-madre che non voleva concederle assolutamente l'autonomia. Per rendersi conto dell'entità del prestigio di Santa Maria di Calena, basta ricordare che il 1420, quando era già in declino, i beni in suo possesso consistevano in circa trenta chiese del Gargano Nord, con relative pertinenze di mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca sul Varano e diritti feudali sulla città di Peschici e il Casale di Imbuti.

Contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, riuscì a restare indipendente fino al 1445, quando fu inglobata definitivamente a Tremiti, sotto i Canonici Lateranensi. E' certo che l'Abazia di Santa Maria di Calena accolse molti pellegrini, famosi e non, che sbarcavano sui litorali del Gargano Nord per recarsi al Monte dell'Angelo. I redditi derivanti dalle numerose donazioni dei fedeli le servirono indubbiamente per assolvere degnamente a questa funzione di ospitalità.

Giuseppe Martella, citando l'abate Benedicto Cochorella (che il 1508 scrisse una "Cronaca Istoriale di Tremiti"), afferma che l'abazia si rese importante e ricca per concessioni e privilegi di principi, papi, imperatori e fedeli. Questi, per recarsi alla miracolosa grotta dell'Arcangelo S. Michele, facevano lungo il cammino la prima tappa a Calena, dopo ai Santuari siti nella montagna garganica. I monaci benedettini coltivavano, in un esteso orto botanico, innumerevoli varietà di erbe officinali proprio per curare i pellegrini bisognosi di cure e ristoro.

La presenza di pellegrini stranieri nell'Abazia di Santa Maria di Calena è documentata dai resti delle sue fabbriche conventuali, visibili a tutti ancora oggi. Critici e storici dell'arte come Emile Bertaux hanno analizzato, nelle loro pubblicazioni, le due chiese presenti nel complesso badiale: presentano rare e interessanti tipologie di architettura pugliese, europea ed extraeuropea. Se la prima chiesa dell'abbazia si inserisce infatti nel solco di un'originale tradizione costruttiva pugliese, quella delle cupole in asse, la più recente seconda chiesa, che si addossa all'edificio più antico, fu costruita con soluzioni architettoniche di vasta circolazione europea ed extraeuropea da quelle maestranze itineranti di scalpellini, di origine borgognona, che percorrevano nei due sensi, col traffico di pellegrini e crociati verso la Terrasanta, la “Via Francigena”.

Sempre il Martella, in "Peschici illustrata", citando un documento del 1275 (un privilegio con cui Carlo I d'Angiò concede a suo fratello, il re di Francia Luigi IX, legname tagliato nei boschi garganici) rileva che soltanto due porti dell'Adriatico erano adibiti per l'imbarco di legname per la Francia: quello di Manfredonia e quello di Peschici. Questo interessante dato lo autorizza ad affermare che “a Peschici a quel tempo esistevano delle strutture portuali che evidentemente erano ben note, se non paragonabili a quelle sipontine, tuttavia valide e attrezzate per imbarchi di materiali ... Differentemente il porto di Peschici non sarebbe stato citato nel documento angioino”.

Lungo l'itinerario classico della Via Sacra dei Longobardi vi era la cella della Santissima Trinità di Monte Sacro, nei pressi di Mattinata, che appartenne all'abbazia di Calena dal 1058 fino al 1198. Secondo Adriana Pepe è proprio nel quadro dei rapporti col santuario del Monte Gargano che il possesso della Santissima Trinità di Monte Sacro assunse un particolare interesse per i monaci benedettini calenensi. Una lunga e difficile contesa nel corso del 12° secolo (1127-1198) oppose l'abazia alla sua antica cella, che di fatto si era resa indipendente (Prencipe, 1951, pp. 43-49).

Oggi Monte Sacro risulta molto decentrata, rispetto alle altre pertinenze di Santa Maria di Calena, ma un tempo non era così. La Alvisi, col sussidio della fotografia aerea, ha individuato una fitta rete di strade mulattiere che sin dall'antichità collegavano i centri abitati della costa settentrionale al porto di Siponto e il cui utilizzo dovette intensificarsi con lo sviluppo del Santuario di Monte Sant'Angelo.

Intorno a Calena, luogo-simbolo dell'immaginario collettivo di Peschici, non mancano suggestioni e leggende Dall'abbazia, un camminamento sotterraneo portava alla caletta dello Jalillo: serviva ai frati per sfuggire alle frequenti scorribande saracene. Da un'acquasantiera, posta in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore della risacca marina. Si racconta anche di un antico tesoro di Barbarossa. Forse, era l'ammiraglio turco Khair ad-Din, attendente di Solimano I, che assediò Tremiti. Una leggenda popolare narra che il Barbarossa, in cammino verso la grotta dell'Angelo, vi fece una sosta dolorosa: seppellì nella cripta la sua figlia prediletta, ammalatasi durante il viaggiom e le pose, come singolare cuscino, un vitello d'oro. Questo tesoro prezioso gli abitanti di Peschici lo hanno cercato invano, dimenticandosi che è in piena luce, sotto i loro occhi...


NB. In PERIODICI di Città Gargano il pdf della locandina.

 Redazione

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 07/09/2011 -- 22:15:43 -- Teresa

Un grazie di cuore alla Banda Musicale di Peschici che suonerà gratuitamente per la festa di Santa Maria di Kàlena. Dopo il tradizionale giro per le vie del paese, la banda scenderà (alla spicciolata) all'Abbazia per suonare lì per un'altra oretta. Come da tradizione inaugurata qualche anno fa, per impreziosire una festa la cui devozione deve rinascere nel cuore e nella mente dei Peschiciani, in attesa (si spera) del restauro delle due chiese dell'abbazia di Kàlena!

 
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