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04/09/2011

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I “NUOVI CRISTI”

Clicca per Ingrandire “O tempora, o mores!” E’ questa la celebre esclamazione di Cicerone, che criticava tempi e costumi dei suoi contemporanei. (Che tempi, diremmo oggi.) Ed è proprio tale locuzione che ha aperto il penultimo incontro della rassegna estiva nonché vernissage dell’artista senese Lidia Croce (foto del titolo; ndr), tenutosi il 3 settembre alle 19 nel Palazzo della Torre, ubicato nel suggestivo Centro Storico di Peschici. L’opera, che ha suscitato un concitato dibattito fra i visitatori, porta il titolo di “Nuova Crocifissione” ma l’autrice è pronta a trasformarlo in “Zoo umano” per il sovraffollamento delle carceri. Il quadro è crudo e tetro, esattamente come i colori che hanno tinteggiato la tela raffigurante il corpo sospeso di un suicida e la spirale umana che fregia il capo manifesta la dilaniante compassione.

L’artista così ha denunciato una problematica decisamente attuale, ovvero l’efferata vessazione subita dai detenuti nelle carceri italiane, spesso dovuta all’insufficiente gestione dei penitenziari. Ergo, sorge spontanea una domanda: ‘quis custodiet ipsos custodes’? All’interno delle carceri vi è un vero e proprio inferno. I detenuti sono sobillati continuamente, perfino dai sorveglianti stessi, e questo attiva in loro un odio reattivo (direbbe Erich Froom) che incentiva la criminalità. Nell’opera, oltre al corpo sospeso e al bianco lenzuolo dell’impiccagione, si scorgono anche i volti raggelati, mesti, sbigottiti e angosciati degli altri detenuti, l’uno ammassato sull’altro, a causa di spazi ristretti.

Un collega dell’artista, presente alla mostra, il pittore franco-vietnamita Gilles Trinh Dinh Day, ha letto metaforicamente l’opera dicendo: “Il quadro rappresenta l’ardua ascesa del mondo verso la spiritualità, perché troppo presa dal quotidiano e dal materialismo. In conclusione, come condizione spirituale, tutti siamo degli impiccati!” Una lettura che dovrebbe indurre l’uomo moderno a una profonda riflessione, anzi a una rivalutazione del proprio ‘modus vivendi’. Sono di taumaturgica considerevolezza, infine, l’estro, l’irrefutabile originalità e l’impegno profuso da Lidia Croce, poiché ogni sua opera trasuda momenti ascetici e veristici.

Matteo Pupillo

 Redazione

 

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