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07/05/2011

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“LASCIATECI VIVERE UN FUTURO MIGLIORE”!

Clicca per Ingrandire “Lasciateci vivere un futuro migliore”! Lo ha chiesto con una vocina rotta dall’emozione questa mattina, 7 maggio, una piccolina salita sul palco della manifestazione anti-trivellazioni di Termoli per lanciare il suo appello, il suo grido di dolore, la sua ansia di ereditare un mondo che stiamo rovinando. Personalmente ci ha ricordato Seven Suzuki quando il 1992 zittì per dodici minuti il mondo al “Vertice della Terra” di Rio de Janeiro. Non le mandò a dire e non la intimorì il palcoscenico composto dai delegati delle Nazioni Unite. Perché Seven era arrabbiata coi grandi, coi potenti che sputano nel piatto dove mangiano: il pianeta Terra, quel mondo in cui lei e i suoi piccoli amici avrebbero dovuto vivere e ricevere in eredità.

La dichiarazione della nostra piccolina ha fatto da contraltare e bilanciato da sola il coacervo delle dichiarazioni di tutte le istituzioni presenti. Europarlamentari, deputati, rappresentanti delle Regioni Abruzzo-Molise-Puglia, sindaci, assessori, consiglieri, responsabili di associazioni ambientaliste, si sono susseguiti sul palco eretto nel piazzale del porto termolese. “Gran cerimoniere” il peschiciano Raffaele Vigilante che, insieme al commissario dell’Azienda di Promozione Turistica di Foggia, Nicola Vascello, ha progettato la grande iniziativa contro le introspezioni petrolifere a poche miglia dalle Isole Tremiti autorizzata alla Petroceltic dal ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Vigilante-Vascello… Vascello-Vigilante. Qualcuno gioca simpaticamente sui due cognomi. Pasquale Pepe, del direttivo di “Insieme Europa Network” (Bari): «Faccio notare che i due cognomi indicati non a caso si fondono benissimo per realizzare tutti insieme una sorta di barca che deve fungere da osservatorio costante dei nostri mari e delle nostre coste adriatiche. Una barca che non si sostituisca alle Capitanerie ma le affianchi nel controllo e nella sensibilizzazione di temi ambientali informando tutti i porti dell'Adriatico, italiani ed esteri.

«Il progetto - aggiunge - che si potrebbe realizzare insieme, magari utilizzando i fondi europei MED, potrebbe chiamarsi “Il Vascello Vigilante”». E conclude: «Che ne dite, potrebbe essere una buona idea dopo l'iniziativa di Termoli, per farla continuare tutta l'estate. Autotassiamoci, sponsorizziamo tutti questo “Vascello Vigilante”. Il logo potrebbe essere la stilizzazione delle due V». “V” come volontà, come desiderio di consegnare alle generazioni future un mondo che ci è stato consegnato in prestito e non stiamo trattando con la dovuta accortezza e diligenza chieste al “bonus pater familias”.

“V” come vitalità, quella rubata ai capodogli spiaggiati nel dicembre 2009 (colpa degli air-gun) e rivisitata dall’atto simbolico ricreato sulla spiaggia di Termoli da buona parte dei tremila manifestanti (fonte della Polizia). “V” come vigore nell’avanzare proteste e proposte, progetti e programmi decisamente contrari alle disposizioni ministeriali (ora si parla di ricorrere al Tar dopo una romana “spedizione punitiva”). “V” come vivacità, la stessa con cui hanno reagito le quasi trecento associazioni di ogni tipo che si sono ritrovate a formare un fronte unico contro decisioni folli.

Lo ha stigmatizzato Lucio Dalla, intervenuto a chiudere l’incontro molisano e arrivato in gommone direttamente dalle Tremiti dove sta trascorrendo il suo tempo di vacanza-lavoro. “Non posso pensare - ha confessato, accompagnato dal sottofondo della sua ‘Com’è profondo il mar” - che si sia presa una decisione del genere, un provvedimento folle, che arriva da gente senza scrupoli e senza amore per la propria terra. Le trivellazioni rappresentano un pericolo per quel grande lago che è l’Adriatico. Sono due le cose preziose che abbiamo qui: turismo e ambiente. Se roviniamo queste, roviniamo tutto. Non avrei mai pensato, venendo qui 33 anni fa, che 33 anni dopo sarei dovuto salire su questo palco per difenderle. Dov’è finita la coscienza etica?”

Sono passate alcune ore dal meeting, dal corteo, dallo spiaggiamento, dalle dichiarazioni d’intenti, dal ritorno nei rispettivi ambiti dei partecipanti e il “gran cerimoniere vigilante” (di nome e di fatto) si lascia andare: “Sono appena rientrato a casa. Ho ancora gli occhi pieni di speranza. La speranza che recitava quella bimba dal palco di vivere un futuro migliore. I ringraziamenti li ho fatti dal palco, uno a uno, augurandomi di non aver dimenticato nessuno. Non è stato facile. Ma abbiamo dimostrato a tutti che possiamo farcela. Non molliamo!”

Piero Giannini


 Redazione (foto T.M.Rauzino)

 

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