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01/06/2008

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Interessante indagine al Liceo di Cagnano sui giochi della tradizione garganica

Clicca per Ingrandire Abbiamo sottoposto un questionario a 168 adulti e anziani. Abbiamo poi raggruppato le risposte per campione: Maschi Anziani, M. Adulti, Femmine Anziane e F. Adulte. Quindi abbiamo rappresentato le risposte nei vari grafici indicando i valori di percentuale. In seguito abbiamo classificato le risposte riconducendole a tre gruppi: giochi essenzialmente femminili, giochi essenzialmente maschili e giochi più o meno equamente svolti da maschi e femmine.

Ne è scaturito quanto segue individuando eventuali cambiamenti dalla generazione dei nonni a quella dei genitori per coglierne trasformazioni:

a) giochi prevalentemente femminili del passato: alla pupa (99%), alla sarta (96%), alla mamma (93%), con la carrozzella (91%), a regina reginella (85%), a girotondo (85 %), Quarandanna (83%), al negoziante (81%), alla a cummà te la vu pigghjà (80%), a nave navédde (75%), del cerchio (74 %); giochi quali: gatta malata, altalena, costruzioni, campana, palla di pezza, das, plastilina o creta, rosa rosella, castelli di sabbia, con l’acqua assumono valori tra il 61 e il 70 %;

b) giochi prevalentemente maschili: al pescatore (96%), coi soldatini (96%), al pastore (94%), a sparà (alla guerra) 93%, a ngappà músckere (92%), a briganti e carabinieri (90%), con le macchinine, gru e camion (89%), alla cuccagna (87%), a lu carrugge (83%), a guardia e ladri (82%), a cane a corre (77%), a mazze e ccippe (76%), corsa nei sacchi (78%), a curle (73%), a bocce (73 %), della secchia (72%); a prète, alla ràreca, a scàreca la bbotta, a nuce, raggiungono valori tra il 60 e il 70%;

c) giochi svolti sia da maschi sia da femmine in percentuali pressoché simili: a zzoca, a péde pedagne, alla piedina, a llu muite, a vola lu ciucce, a vetture, a lambe e llambe, a lu pinghe, a sόlete, a mmucciabbone, a tutte-ngule-lu-cuccucciare, a cavadducce, con la bici, a carte, a pallone, con la creta, dell’orologio, basket, pallavolo, a palline, a ciocche-li-jatte, a correre, allo scivolo.

COSA CAMBIA: giochi in calo

L’indagine diacronica (studio e valutazione di un fatto secondo il divenire nel tempo) ci offre invece i seguenti risultati:

a) scende la percentuale delle bambine che giocano a fare le comari, passando dal 48 al 44 %), alla Quarandanna (dal 55 al 28%), a cummà te la vu pigghià (dal 60 al 20%), con la palla di pezza (dal 36 al 30), a rosa rosella (da 40 al 30%), a mazze-e-ccippe (da 18 a 8%), alla ràreca (dal 27 all’11%);

b) scende il numero dei maschi che giocano alla ràreca, passando dal 42 al 20%, a mazze-e-ccippe (dal 41 al 36%), alla secchia (dal 50 al 16%), al muto (dal 42 al 16), alla cuccagna (dal 54 al 33%), a bottoni (dal 27 al 17%), a noci (dal 37 al 23%), a ciocche li jatte (da 32 a 18%), a tutte-ngule-lu-cuccucciare (dal 33 al 22%), al pastore (dal 51 al 43 %) e al pescatore (dal 16 all’11%).

COSA CAMBIA: giochi in crescita

a) cresce la percentuale delle bambine che giocano a fare la mamma, passando dal 41 al 52%, come pure quelle che giocano alle pupe (dal 46 al 53%), a cullare la bambina (dal 30 al 45%), a scarica la botte (dall’11 al 20%), all’altalena (dal 27 al 36%), a gatta mbalata (dal 23 al 45%), con das e plastilina (dal 9 al 60%), con le parole (dal 29 al 38&), con le carrozzelle (dal 28 al 63%), a fare castelli di sabbia (dal 2 al 50%), alla negoziante (dal 22 al 46%); a fare la sarta (dal 38 al 58%)

b) aumenta il numero dei ragazzini che giocano a pietre (dal 32 al 36%), a cane a corre (da 34 a 43%), ad acchiappare lucertole (dal 42 al 50%), alla piedina (dal 17 al 30%), alla guerra (dal 43 al 50%), con i soldatini (dal 37 al 59%), delle costruzioni (dal 9 al 31%),

c) più maschietti e più femminucce vanno in bici, giocano a carte, a pallone, a girotondo, con il cerchio, all’orologio, con l’acqua, a basket, a pallavolo, a palline, allo scivolo, a correre, a bocce.

CONSIDERAZIONI E VALUTAZIONI

In sintesi, tenuto conto che sono stati possibili alcuni errori nel condurre l’indagine, senza avere la pretesa di assolutizzare, pensiamo di poter affermare che:

a) attraverso i giochi tradizionali si perpetuava la differenza di genere. C’erano, infatti lavori soprattutto maschili, in genere aggressivi, di movimento, di forza e abilità fisica (come attestano i valori raggiunti dai giochi coi soldatini (96%), a sparà (alla guerra) 93%, a ngappà músckere (92%), a briganti e carabinieri (90%), alla cuccagna (87%), a lu carrugge (83%), a guardia e ladri (82%), a cane a ccorre (77%), a mazze e ccippe (76%), corsa nei sacchi (78%), a curle (73%), e giuochi prevalentemente di genere femminile volti in genere ad insegnare alle bambine “a prendersi cura di …”, come dimostrano i valori registrati nei giochi incentrati sulla figura materna e sulle occupazioni quotidiane, che riguardavano la condizione femminile (Quarandanna, 83%), la cura della casa (Regina Reginella, 85%), e soprattutto quella dei figli (alla pupa, 99%, alla mamma, 93%, con la carrozzella, 91%, a girotondo, 85 %);

b)i giochi tradizionali svolgevano anche la funzione di addestramento, una sorta di pre-esercizio per insegnare ai bambini e alle bambine a svolgere un mestiere, non a caso ai vertici dei giochi maschili troviamo i giochi del pastore (94%) e del pescatore (96%), le attività più diffuse a Cagnano, e quelli femminili la sarta (96%);

c) i materiali dei giocattoli erano soprattutto autoctoni: pietre (di cui erano disseminate le strade o reperibili in riva al lago o al torrente “la sciumara”), corda (facile da trovare in casa dei pescatori, ricavata anche intrecciando fibre vegetali), rami per costruire mazze e cippe, frecce e fionde, per ricavare trottoline (li curle), bucce d’arancia (per giocare a vettune), schegge di mattoni forati e, prima ancora, di tufo (estratto dalla cava in zona Bagno di Varano), che diventavano li pinghe utili per giocare alla cambana, le noci (che si potevano raccogliere nei boschi), pale di fico d’india reperibili intorno all’abitato, utilizzato per delimitare le proprietà, che si trasformavano in barchette, culle, carretti, cavallucci e qualsiasi altro prodotto della fantasia, stoffe ( di vecchi vestiti o stracci di lenzuola consumati) per confezionare pupe, abiti, palle di pezza, cassa del pesce che diventava una barca, bastoni delle scope che si trasformavano in remi, capretti e agnellini veri di cui prendersi cura e aperta campagna, per giocare al pastore, barattoli raccolti nei cumuli di immondizie raccolte qua e là nelle strade, o vicino la Saleria, fabbrica di conservazione del pesce, per fare i trenini, o telefoni senza filo, e, persino piccole “bombe” pericolose;

d) quando arrivano i giocattolo tecnologici i maschi utilizzano veicoli riconducibili ai mestieri (con le macchinine, gru e camion), le bambine casette, bamboline e utensili da usare in cucina;

e) le mamme più delle nonne fanno i giochi sportivi (a pallavolo dal 3 al 49%, a bocce dal 4 al 38%);

f) se le nonne sembrano impegnate a insegnare a prendersi cura del vicinato (molte di esse, infatti, giocano alle comari), le mamme sembrano mettere in primo piano la figura materna (più mamme giocano a fare la mamma, con la pupa, a cullare la bambina);

g) i giochi verbali e linguistici vedono impegnati in primo luogo le donne, sia nonne, sia mamme;

h) il gioco del negoziante, contrariamente a quanto si possa pensare, è svolto soprattutto dalle donne-mamme;

i) le donne fanno anche giochi di abilità e forza (alla ràreca, mazze e ccippe);

j) le tipologie di gioco più variegate, in ogni caso, sono riconducibili ai maschi.

 Blog di Dina Crisetti

 

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