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13/03/2011

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UN CONVEGNO CHE FA RIFLETTERE

Clicca per Ingrandire Nell’auditorium “M. Del Giudice” della cittadina di Rodi Garganico, il 10 marzo, nelle ore pomeridiane ha avuto luogo un convegno su “Cittadinanza e legalità” alla presenza di un pubblico variegato, folto, attento e partecipe, che nel dibattere questioni importanti e attuali sulla Costituzione, sulla giustizia, sulle forme di oppressione e di esclusione presenti nel nostro tessuto sociale, ha fatto sentire la propria presenza con scroscianti applausi. Il convegno voluto da Nicola Maria Palmieri, dirigente scolastico I.C. “G. Falcone”, e sostenuto dal sindaco Carmine D’Anelli, ha registrato la presenza di diversi uomini di legge, sia tra i relatori, sia nel pubblico: quasi tutti gli avvocati garganici e, tra essi, gli alunni delle scuole, i docenti, i genitori, i dirigenti.

“Quello della legalità è un tema dibattuto da troppo tempo e se se ne parla è segno che le regole non sono rispettate. Il convegno è perciò benvenuto, soprattutto perché vede interlocutori gli alunni delle scuole - ha puntualizzato il giudice Russo. Meglio sarebbe, però, se gli incontri sulla legalità venissero organizzati anche per i grandi, lasciando così intuire che probabilmente il nodo problematico sia costituito proprio da essi.”

“Nella legalità è la garanzia della dignità e della libertà” ha esordito il dott. Tardio, nella veste di coordinatore, invitando, il dott. Giuseppe Agnusdei, “a partecipare cosa l’avvocatura possa fare nei confronti della legalità”. “Gli avvocati per primi - ha assicurato il presidente dell’Ordine degli avvocati - sono tenuti al rispetto della Legge: essi giurano fedeltà alla Costituzione, sono consiglieri e non ‘consigliori’ dei malviventi, si impegnano a elevare la qualità, a puntare sulla qualità deontologica e professionale per conseguire l’obiettivo della legalità”. Parla di qualità a rischio, quando si fa sinonimo di incapacità a perseguire la legalità e di “questione meridionale della legalità”.

L’avvocato Alfredo Ricucci fa una sorta di apoteosi della nostra Costituzione, un testo che è bello così come lo hanno fatto i nostri padri costituenti; una carta frutto di mediazione di differenti punti di vista, lacrime e sangue, revisioni e aggiustamenti, in modo che fossero rappresentate le diverse posizioni dei cittadini italiani. Un documento che sarebbe assurdo stravolgere in corso d’opera.

“La legalità - ha affermato il procuratore di Foggia Vincenzo Russo - è una parola complessa per il fatto che comporta diritti e doveri, richiede l’impegno sociale a difesa della democrazia; è una parola che va calata nei modelli costituzionali e nei contesti; un termine che richiede opera di educazione e persuasione. Parlare di legalità vuol dire tutelare i valori, significa considerare che l’uomo in quanto essere sociale è tenuto a saper vivere ‘con’, senza ledere i diritti degli altri, vuol dire che le istituzioni famiglia-scuola-società civile e politica devono riconoscersi, collaborare, attendere con consapevolezza ai propri compiti, significa evitare l’isolamento di individui e/o gruppo (rom, extracomunitari in particolare) che con l’emarginazione finiscono col delinquere.

“Parlare di legalità - ha proseguito - significa anche evitare comportamenti demagogici che possano indurci ad aprire le porte a tutti senza avere la possibilità di farli vivere in modo dignitoso o di chiedere qualcosa in cambio. Parlare di legalità vuol dire porsi il problema dei valori, quelli universali, nei quali tutti possano riconoscersi: della vita, dell’uguaglianza, della giustizia, dell’ambiente. Vuol dire interrogarsi se le regole sono a misura dei cittadini perché se ci si riconosce ci si sente anche orgogliosi di rispettare le regole.

La legalità chiama in causa la dignità, una parola menzionata da tutti i relatori, per il fatto che essa è alla base della Costituzione. Sulla dignità ha indugiato con passione il procuratore giudice di Lucera Domenico Seccia che è del parere che parlare di questa bella realtà garganica non vuol dire ignorare la quotidianità, la quale con i fenomeni della mafia e della corruzione, purtroppo, sovente nega la dignità umana e sociale, così tradendo questo valore della Costituzione. “La mafia - ha affermato recitando un pensiero di Camilleri - non ha forma. Come l’acqua, si adatta a ogni realtà, privando il soggetto della dignità. Mira ad affermare la propria potenza e non riconosce nessuno al di fuori di sé”.

La dignità è presente nel testo costituzionale all’art. 3, assumendo la dimensione dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; è ripresa nell’art. 54 legittimando la libera iniziativa economica privata non a fini individualistici ma perché la proprietà è utile alla società consentendole di crescere. “Una parità che per non restare formale, confinata nella carta, ha bisogno di riconoscimento e protezione, giacché - ha continuato Seccia - sei pari all’altro quando questi ti riconosce suo pari”. E a ciò soccorre anche l’articolo 36 che afferma il diritto del lavoratore a una retribuzione in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza dignitosa.

Un convegno che fa riflettere. Bene fa pertanto la scuola a organizzare incontri sulla legalità e a dotarsi di strumenti (regolamento d’istituto, patto di responsabilità con la famiglia…) per promuovere la cittadinanza e favorire comportamenti improntati alla legalità, dato che l’attività di prevenzione è decisamente più vantaggiosa di quella sanzionatoria.

Dina Crisetti

 Redazione

 

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