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30/05/2008

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LA TESTIMONIANZA DELLO ZIO DEL NEONATO CHE COMBATTE CON LA MORTE

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Il dott. De Palo, direttore dell’unità che ha in cura Davide, sprizza ottimismo. Intervistato da Studio Aperto, dice che si tratta solo di attendere che il bimbo cresca, per fargli un bel trapianto di reni. Non è attestato un solo caso di bimbo affetto da sindrome di Potter che sia vissuto fino al trapianto, ma questi sono dettagli, dati di fatto cui non è il caso di dare troppa importanza. Di fatti si muore. Abbiamo bisogno di immergere la nostra vita nella speranza, nel mistero, nella grazia. Nell’imprevisto, nel miracolo. Così tutto diventa più bello, più colorato. Più commovente. Pare già di vederlo, Davide, bello grande, con il suo rene in prestito. Davide che esce con la fidanzatina, Davide che gioca al pallone, Davide che va a trovare il dottor De Palo e gli dice grazie, grazie di aver sperato.

Lunedì scorso l’ho incontrato di sfuggita, il dottor De Palo. Ha detto che voleva parlare con me, perché questi sono problemi di cui i medici devono parlare con i filosofi. I medici, i filosofi.

Una volta - scrive Foucault nella sua Storia della sessualità (volume I: La volontà di sapere), il potere aveva il diritto di prendere: di afferrare ricchezze, beni, tempo e, al limite, la vita. Il potere condannava a morte. Uccideva. A partire dall’età classica, nota ancora Foucault, il potere ha subito però una trasformazione. Non è più soltanto un potere che sottrae, che toglie; è un potere che dà, che gestisce, che regola. Il vecchio potere toglieva la vita, il nuovo potere la dà. Una volta il potere faceva morire, oggi fa vivere. Questo potere, che Foucault chiama biopolitica, ha due forme: l’anatomo-politica, ossia il controllo e l’addomesticamento del corpo umano, e la bio-politica della popolazione, che regola la vita, la salute, la longevità eccetera di una intera popolazione. “E’ ora sulla vita e lungo tutto il suo svolgimento che il potere stabilisce la sua presa; la morte ne è il limite, il momento che gli sfugge; diventa il punto più segreto dell’esistenza, il più ‘privato’”*. Il punto più segreto. Una zona d’ombra che sfugge al potere; un angolo di mondo non illuminato dalla ragione.
Una carogna, la morte: oggi più che mai. La lotta di un medico contro la morte è segnata anch’essa, oggi, dalla biopolitica. E’ lotta del potere contro ciò che ostinatamente resiste ad esso. Un ulteriore cambiamento, legato alla nascita della biopolitica, è per Foucault il passaggio dalla legge alla norma. La legge punisce: chi la trasgredisce paga, al limite, con la vita. La norma non può essere armata. La biopolitica amministra la vita, non minaccia la morte. Ed ecco allora la norma, che non condanna, ma regola, amministra, misura; “l’istituzione giuridica s’integra sempre di più ad un continuum di apparati (medici, amministrativi, ecc.) le cui funzioni sono soprattutto regolatrici”.** Un continuum di apparati. Il giudice, il medico. Non il filosofo, probabilmente.

Un bimbo nasce con una malattia mortale. Senza scampo. In tempi di potere, lo avrebbero lasciato crepare in pace. In tempi di biopolitica, la morte va combattuta, la vita amministrata. Anche quella di quel bambino. Anche se si sa bene che non ha speranze. Che nessuno si metta in testa di morire senza autorizzazione. Di sfuggire al potere. Il medico è l’agente del biopotere incaricato di amministrare la vita del bimbo. Se incontra ostacoli, ricorre al giudice. Anche il giudice amministra la vita. Fa parte dello stesso apparato di biopotere. Un continuum, dice Foucault. Non c’è da meravigliarsi che agisca con tanta sicurezza. Quasi con sdegno, si direbbe. Chi osa ostacolare l’amministrazione della vita? C’è davvero qualcuno così folle da desiderare che la morte sia semplicemente la morte?

Il provvedimento con il quale il Tribunale per i Minori di Bari ha tolto la patria potestà ai genitori di Davide è un atto di esecrazione. Il che non vuol dire, soltanto, che è una gravissima umiliazione. Vuol dire che pone i suoi destinatari al di fuori della sfera del sacro. La madre di Davide ha voluto fortemente il figlio, anche a costo di grandi sacrifici; lo ha portato in grembo per otto mesi, lo ha partorito a rischio della sua stessa vita. Il senso comune riconosce nel legame tra la madre e il figlio qualcosa di prezioso, di poetico, di misterioso, anche. Di sacro. Ora quel legame viene spezzato con un atto politico. E’ intervenuta una colpa, che rende la madre indegna. E questa colpa, questa ybris è l’esitazione nel riconoscere alla biopolitica la presa sulla vita umana. Non è possibile alcuna discussione, su questo punto. Nessuno può mettere in dubbio il diritto dei medici e dei giudici - il continuum della biopolitica - di amministrare la vita umana. Essi sono i difensori della sacralità della vita. La vita è sacra nella misura in cui sta nella campana di vetro della biopolitica. E’ sacra fin dal concepimento, come assicura il prete (che è anche lui parte del continuum). Chi lo nega - o esita - sta al di fuori del sacro. E’ esecrabile. Ed esecrato. Così Welby, così i genitori di Davide.

Antonio Vigilante

PS: Secondo il Corriere della Sera io ho dichiarato che i genitori di Davide “avrebbero voluto lasciarlo a Foggia, dargli cure compassionevoli, ma sono stati ignorati”. Sono sicuro di non aver mai detto nulla del genere. Soprattutto non ho mai parlato di cure compassionevoli, espressione che non mi appartiene. Ma tant’è.



 http://minimokarma.blogsome.com/2008/05/29/davide-e-la-biopolitica/

 

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