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07/02/2011

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A PESCHICI SI FA CULTURA

Clicca per Ingrandire Dallo scorso primo febbraio Peschici paese in cui assai poco si scorgono segni tangibili di cultura - se si escludono le iniziative dell’Associazione Punto di Stella - ha una nuova associazione culturale: “L’Accademia del Trabucco”. Il nome può trarre in inganno, qualcuno leggendo distrattamente solo queste prime righe potrebbe pensare che sia una nuova associazione per la tutela dei trabucchi dopo l’esempio inconcepibile di Vieste, che ne ha costituita un’altra poche settimane fa. Ma di trabucchi non si tratta, bensì di dialetto.

É una iniziativa di Paolo Labombarda, ingegnere e docente universitario alla romana Tor Vergata ma di natali peschiciani, che ha scritto “Venti di Grecale - Peschici negli anni 40” e al quale si affiancano, fra gli altri, Maria Saveria Iacaruso e Angelo Piemontese, fiduciari di ITT e Liceo Scientifico, Leonardo Di Miscia (assessore alla Cultura del Comune di Peschici) e Piero Giannini direttore editoriale della suddetta associazione e dell’omonima testata on-line “newpuntodistella.it”.

Con l’Accademia è nato un primo progetto denominato “Tatëtàtë”, sinonimo di nonno in dialetto peschiciano, con l’obiettivo di esaltare il clima culturale nel Comune di Peschici, rafforzare l’identità del cittadino e lo spirito di cittadinanza peschiciano, e con l’attiva partecipazione degli studenti del Liceo e dell’ITT locali. Scopo principale: mettere in ordine l’alfabeto, la grammatica e un vero e proprio dizionario del dialetto peschiciano. Chiaro e forte il messaggio di Giannini che, proprio attraverso il suo sito, dà la notizia.

“Il peschiciano - scrive - è la nostra lingua attraverso cui esprimiamo i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri stati d’attimo. E’ il mezzo che ci unisce nel confronto, nel dialogo, nello scambio di idee. Nel dialetto – continua - troviamo molti francesismi, termini di chiara origine spagnola (l’aver fatto parte del Regno delle Due Sicilie è significativo), ma anche parole di chiara origine slava (non dimentichiamo che l’antica ‘Pesclizo’ era una colonia slava)”.

Ponendo l’attenzione sull’importanza che il dialetto ancora ricopre nelle nostre piccole roccaforti di cupole orientaleggianti e baracche abusive (rigorosamente su suolo comunale), “il dialetto inteso come lingua - puntualizza Giannini - è il mezzo che identifica tutto: soprannomi, rioni, località. Il dialetto dà nuova forma alle parole, riesce a rendere l’idea prima ancona di ridurla in termini precisi, a volte armonizza e a volte indurisce. Il dialetto è l’espressione di un popolo, è come un abito fatto su misura, è come una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e ne restituisce fatti, episodi, luoghi, persone con profilo e identità precisi - conclude - ma soprattutto con un’anima e, nel nostro caso, con la nostra anima peschiciana”.

Oltre che essere patrimonio immateriale inestimabile, il dialetto è anche il filo conduttore di tutta la storia remota della cittadina garganica fin dalle sue origini. Sono molte, infatti, le correlazioni e i termini dialettali ancora vivi che hanno lo stesso significato in Croazia e altri paesi delle coste balcaniche. Il nome stesso di Peschici è di origine Slava. La parola è composta di due vocaboli slavi “Pesk” e “Cist”, che significano sabbia fine. Secondo lo storico Pompeo Sarnelli, le origini del paese risalgono all’anno 970 d.C. quando il duce degli Slavi, Sueripolo, col suo esercito scacciò i Saraceni dal promontorio del Gargano e vi stabilì due colonie, una a Peschici e un’altra a Devia, nei pressi di Lesina, con l’approvazione dell’imperatore Ottone I.

Inoltre il primo Dizionario Latino-Italiano-Croato, iniziato nel 1636 a Roma e pubblicato nel 1651 definitivamente ad Ancona, necessario ai gesuiti attivi nei Balcani per l’opera di evangelizzazione, è stato scritto da Jacopo Micaglia, un gesuita a cui Peschici ha dato i natali (egli stesso si definiva slavo di lingua, italiano di nazionalità) che contemporaneamente decise di dare alle stampe anche una Grammatica che facesse da supporto al dizionario.

Dalla fine del Quattrocento numerose famiglie illiriche espatriarono sul Promontorio del Gargano per sfuggire alla dominazione turca. Peschici e Vieste stabilirono rapporti diplomatici con Ragusa (l’attuale Dubrovnick) dove furono istituiti dei Consolati che mantennero i collegamenti fra le comunità slave e la loro patria con un deciso incremento dei rapporti commerciali fra le due sponde. Che la prima lingua parlata a Peschici sia stata la slava è confermato da indecifrabili documenti battesimali, databili intorno al 1500, presenti nella chiesa Madre.

Oggi, oltre che nelle Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze, un’altra copia del dizionario si trova in quella Civica di Trieste, e magari, un domani, una copia, la vedremo tornare nella culla dove fu originata e dove potrà essere gelosamente custodita dai figli slavi di Peschici.

Domenico Ottaviano jr


 l’Attacco (foto Giuseppe Marino)

 

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  Commenti dei Lettori:

-- 07/02/2011 -- 19:19:50 -- Paolo

Tu sai dire le cose, Domenico. Grande! Paolo

 
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