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15/09/2010

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UN ANGELO CUSTODE CI INFORMA

Clicca per Ingrandire Puntuali le “segnalazioni” del componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, Giovanni D’Agata su: decurtazione punti della patente, assistenza domiciliare a casalinghe infortunate dopo un incidente stradale, violenza sulle donne e annullata consegna della corrispondenza il sabato.


PUNTI DELLA PATENTE - Si ritiene opportuno segnalare la sentenza n° 17400 del Tar della Campania da qualche giorno depositata che, accogliendo il ricorso di un automobilista napoletano contro la revisione della patente per esaurimento dei punti ha sancito: “La comunicazione cumulativa di più decurtazioni dei punti della patente relativa a diverse violazioni nel tempo è illegittima, anche perché lede il diritto dell’automobilista di poter usufruire dei corsi per il recupero del punteggio tolto”.

In particolare l’automobilista aveva impugnato il provvedimento con cui gli veniva comunicata la decurtazione dei punti conseguenti a diverse infrazioni seriali. I giudici del gravame gli hanno dato ragione e hanno annullato il provvedimento, illegittimo “in quanto determina un sostanziale aggiramento delle norme che il Codice della strada pone a presidio non solo del diritto del privato ad usufruire dei corsi per il recupero dei punti (in modo da ripristinare l'originario punteggio della patente ed evitare il provvedimento di revisione, che è atto gravemente lesivo delle attività del cittadino), ma anche della stessa ragion d'essere dell'istituto della patente a punti, attraverso il quale si è inteso creare un meccanismo volto, mediante l'attivazione di un sistema di afflizione accessoria che può giungere fino alla sospensione della patente di guida (art. 126-bis, comma 6, d. lgs. n. 285 del 1992), a favorire l'educazione degli automobilisti al rispetto delle norme del Codice della strada.”


ASSISTENZA DOMICILIARE A CASALINGHE INFORTUNATE - Si segnala la sentenza relativa alla causa iscritta nel registro degli affari contenziosi col n. 1462/2006 della Corte d’Appello di Roma in materia di diritti delle casalinghe e comunque di tutti quei soggetti che si occupano di lavori domestici. Con il principio di seguito sinteticamente espresso sulla base della decisione della corte di merito, infatti, anche le casalinghe hanno diritto al risarcimento del cosiddetto “danno patrimoniale” se in conseguenza di un incidente abbiano subito un’invalidità permanente tale da costringerle ad assumere o a ricorrere all’assistenza di una colf.

I giudici del gravame, reinvestiti della questione a seguito del rimando della Suprema Corte che aveva cassato con rinvio la vicenda non riconoscendo alcun ristoro alla casalinga per mancanza di prove sul danno, ribaltavano la precedente decisione statuendo che “nel caso in esame, invero, il danno sussiste e consiste nella perdita della propria capacità di svolgere anche lavori domestici e, con valutazione prognostica, nella quasi sicura necessità che, in futuro, la parte danneggiata abbia la necessità di dover ricorrere a terzi per lo svolgimento di tali lavori o per integrare le carenze di cui fosse non in grado di provvedere autonomamente; basti considerare che ogni essere umano (e nella nostra società attuale, nonostante i progressi nei costumi e nelle abitudini domestiche, soprattutto le donne) ha necessità di compiere lavori di cura e assistenza domestica e familiare per quasi tutta la propria esistenza ed in caso di invalidità permanenti subisce una perdita, economicamente valutabile, che la costringe a fare a meno delle sue capacità di lavoro in ambito domestico e a dover ricorrere a terzi per l'espletamento di quel lavoro necessario che rimane comunque necessario e non diversamente sostituibile”.

La sentenza in esame prende certamente spunto da una precedente decisione della Corte di Cassazione Suprema, in particolare la n. 2639 del 2005, che aveva sostenuto che "la casalinga, pur non percependo reddito monetizzato, svolge un'attività suscettibile di valutazione economica, che non si esaurisce nell'espletamento delle sole faccende domestiche, ma si estende al coordinamento della vita familiare, per cui costituisce danno patrimoniale, come tale risarcibile autonomamente rispetto al danno biologico, quello che la predetta subisca in conseguenza della riduzione della propria capacità lavorativa".


VIOLENZA SULLE DONNE - Di fronte all’aumento esponenziale su tutto il territorio nazionale di atti di violenza e abusi sulle donne, occorrerebbe rilanciare il progetto del generale Luciano Garofano - il noto ex comandante del Ris dei Carabinieri di Parma - che da diverso tempo ha elaborato una proposta per arginare la criminalità per il tramite dell’istituzione di una Banca Dati del dna. Esiste già in Parlamento un disegno di legge trasversale presentato nel corso della precedente legislatura il cui iter legislativo ha subito uno stop per i problemi connessi alla tutela della privacy e della libertà che un archivio di dati personali potrebbe comportare. Infatti, dopo averne approvato la legge nel 2009, a oggi non ha ancora ricevuto il via libera per la sua applicazione coi decreti attuativi. Pertanto, mentre in Inghilterra e Usa la banca dati del dna è un efficientissimo strumento contro il crimine, in Italia è tutto fermo.

Ma in presenza di una spirale così odiosa di delinquenza nei confronti delle donne - che in alcune città è divenuto un vero e proprio problema di ordine pubblico - occorrerebbe una poderosa accelerata all’iter legislativo per la creazione di questo importante contenitore di informazioni genetiche che conservi l'impronta genetica quantomeno di tutti coloro che si sono resi colpevoli di reati gravi e in particolare di “violenza sessuale”, che scoraggerebbe chiunque a mettere in atto forme di violenza di tale stregua, permettendo alla magistratura e alle forze dell'ordine di svolgere indagini più rapide, efficaci e meno dispendiose. Per non parlare dell’efficacia di una simile banca dati nelle indagini sui reati connessi al terrorismo, alle associazioni mafiose, agli omicidi e alla pedofilia. Ritenendo che l’idea del generale Luciano Garofano possa contemperare l’esigenze di tutela della Privacy e della libertà con quelle della pubblica sicurezza e della tutela della persona, in particolar modo delle donne e dei bambini, tutti diritti costituzionalmente garantiti, si perorerà presso tutte le sedi competenti un rapido compimento dell’iter legislativo.


CONSEGNA POSTA IL SABATO - Se, come si legge da qualche tempo sui media, l’accordo sottoscritto da Poste Italiane e sindacati sul passaggio di 3.300 postini al cosiddetto “mercato privati” - ossia Bancoposta e assicurazioni provocherà la sospensione del servizio di consegna del week-end, è intenzione di provvedere a intraprendere tutte le iniziative utili affinché tale nefasta pensata sia immediatamente “messa nel cassetto”. Ci si chiede infatti se il governo sia a conoscenza di questa trovata di Poste Italiane che penalizzerà ogni fascia della cittadinanza: da chi quotidianamente aspetta il proprio giornale-quotidiano in abbonamento o agli studi professionali, ai semplici cittadini danneggiati in quello che può essere definito, non a torto, servizio pubblico.

Non è tollerabile, così come hanno tenuto a sottolineare numerosi articoli di giornale, che per la prima volta nella storia della nascita dei servizi postali si decida solo in virtù di un accordo di natura lavoristica di congelare la continuità delle consegne che neppure i due grandi conflitti mondiali ed eventi ben più traumatici avevano interrotto senza che l’attuale Governo abbia mosso un solo passo. Pur rispettando, infatti, i diritti dei lavoratori di Poste Italiane che hanno evidentemente le loro giuste e legittime ragioni, riteniamo che comunque l’azienda debba farsi carico di garantire, almeno in tutti i giorni feriali la prosecuzione del servizio, stante la sua natura di evidenza pubblicistica.

Giovanni D’Agata



 Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore”

 

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