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21/05/2007

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ANTONIO CASSANO, LA CILIEGINA SULLA TORTA DEGLI EUROPEI DI CALCIO

Clicca per Ingrandire Caro Tonino, caro ‘u piccininne nest’, quando ho saputo la notizia, un vorticoso gioco di sinapsi mi ha magicamente cancellato dalla memoria tutte le - lasciamelo dire - “vergognose” sceneggiate e assurde umilianti (per chi ti ammirava) manfrine alle quali ti sei abbandonato sui vari campi di gioco.

Mi sono sentito come quando digiti un tasto sbagliato della consolle e ti sparisce l’intero lavoro sul quale hai faticato fino a quel momento.

E resti sbigottito e impotente davanti allo scem-pio che ti sei autonomamente procurato. Se avessi avuto davanti uno specchio, di sicuro avrei rivisto la stessa faccia con la quale accolgo, per fortuna non spesso, le mie disavventure informatiche.

Poi… ho brindato da solo: a te, alle tue follie positive, al tuo futuro vicino (ormai siamo al rush finale, finito maggio non c’è che calcio e tv) e lontano, a quello che sono certo combinerai di buono in Austroelvezia.

E così si sono andate snocciolando nella mente le immagini delle tue gambe che a un certo punto, evitando calcioni e interventi scomposti, spariscono all’occhio dell’avversario e danzano nell’aria facendo fuori due difensori mentre la palla ti rimane attaccata ai tacchetti; delle tue fantasie di immaginifico folletto che, a guardar bene e a rivederle cento volte, sono sempre le stesse ma ogni volta rimarcate con un pizzico di estrosa novità in più che spiazza gli avversari; delle tue “veroniche” che evitano il branco di tori pronto a circondarti, scatenandosi su di te e sulla tua arroganza calcistica, mentre tu ne vieni fuori con l’eleganza di un Roberto Bolle, che se sapesse giocare al calcio a livello professionistico con la stessa leggerezza con cui affronta i palcoscenici, farebbe una figuraccia accanto a te.

L’ho scritto sopra, non voglio parlare delle tue escandescenze, né giudicarle né tantomeno stigmatizzarle, ma se non riuscirai a mantenere i nervi saldi in questa Nazionale che ti ha fermamente (ri)voluto, io arrivo da te, ovunque tu sia, come una belva scatenata e mentre viaggio per raggiungerti mi autoconvinco che la più pura forma di catarsi esistenziale sia… il cannibalismo.

Sì, Tonino, ti vengo a beccare, ti cuocio a fuoco lento e mi sazio di te!

E mentre lo farò mi vendicherò della escalation di fibrillazioni cardiache che mi mandò in apnea, intanto che da centrocampo scendevi verso la rete interista dando l’impressione che non ci fosse nessuno sul campo, intorno a te, fin quando il pallone non entrò in rete.

E chi se lo scorderà più! Forse ne hai combinate di più straordinarie, non lo so - non lo so perché ti abbandonai mentalmente alla tua prima intemperanza e non volli più apprezzarti divorato dalla delusione - ma quella discesa su un prato diventato una corsia preferenziale ce l’ho ancora negli occhi.

Ne sono passati di anni, non molti è vero, e tu ne avevi appena diciassette, un bambino - posso dirlo? - che sentiva ancora il sapore del latte materno in bocca e sul corpo le ferite di una società che non ti aveva privilegiato.

Da queste ne sei venuto fuori, dall’altro - il gusto del più nutriente degli alimenti - voglio pensare che non lo ricerchi più.

Ricorda: il 12 luglio saranno 25! E a venticinque anni si è uomini. Ciao, Tonino, e… non dimenticare la mia “vendetta”. = ADMIN

 Redazione

 

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