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02/09/2010

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VIESTE GUARDA AL 2011

Clicca per Ingrandire Si stanno davvero aprendo le porte di una nuova fase politica a Vieste in vista delle amministrative del 2011? E' sicuramente in crisi un sistema che si basa sul cemento e sul mattone, sull'aggressione del territorio, sulla lesione dei diritti e delle pari opportunità, sul contrasto continuo, costante, stridente fra l'interesse pubblico e quello privato. Ma questo sistema di potere non è affatto sconfitto, è sempre vivo e vegeto, e ha goduto negli ultimi anni di ampie connivenze e di non marginali complicità nell'ambito del mondo economico, sociale, culturale, politico, anche di sinistra. Connivenze e complicità comunque, e solo a scapito dello sviluppo sostenibile di una città ricchissima di beni naturali, storici e culturali, sempre più aggrediti, feriti, nascosti, ignorati, sempre più bisognosi di tutela e protezione.

Poche voci si sono alzate concretamente quando le dequalificanti lottizzazioni di nuovi quartieri dormitori sono state votate, quando gravi problemi hanno riguardato la salute pubblica, la tutela del territorio, l’integrità delle nostre coste, la difesa dei nostri beni culturali materiali e immateriali, l'organizzazione e l'efficienza di alcuni uffici comunali, le regole comuni da rispettare, le pari opportunità, l'equità e la giustizia fiscale riguardo a tasse e tributi comunali. Restando all’ultimo punto, non sarebbe giunta l’ora di ottenere svelate, innanzitutto da consiglieri e assessori, le dichiarazioni Ici e Tarsu, in riferimento alle strutture turistiche realizzate con la Legge 3 del 1998 e, finalmente, rilanciare con il recupero fiscale di milioni di euro l’offerta, i servizi, lo sviluppo della città?

Nessuna voce si è levata a rivendicare i posti di lavoro e la promessa destagionalizzazione che l’applicazione della stessa Legge 3 sul nostro territorio promise a scapito delle nostre coste e del nostro ambiente, poiché nessuno ha voluto o potuto chiedere conto a quegli imprenditori turistici che spesso sono stati, sono diventati, sono ancora i nostri criticati e votati amministratori. E nessuna voce si alza adesso che i nostri giovani non riescono più a coprire nemmeno 78 giorni lavorativi effettivi ai fini della più misera delle indennità di disoccupazione. Saprà offrire il centro-sinistra un alternativa credibile? E’ ancora lecito chiederlo? O tutto si è già risolto con una candidatura unilaterale avanzata dal Pd, una richiesta di primarie di Sinistra e Libertà, e un “non pervenuto” dei socialisti?

Mentre, incredibilmente, le “Idee democratiche” (ottimo e ben organizzato meeting politico su ambiente, legalità, sviluppo dell’area democratica del Pd) sono volate incomprese (assenti i democratici di Vieste e i rappresentanti del centro-sinistra), basteranno le primarie chieste da Sel al Pd, finora non concesse, a ricomporre le tante divergenze che hanno riguardato non solo idee e progetti profondamente diversi, ma anche riflessioni, considerazioni, atteggiamenti nettamente contrastanti riguardanti innanzitutto l'etica nella vita pubblica? E se i partiti, com’è opinione comune e diffusa, sono ormai chiusi alla reale partecipazione e al libero confronto di idee, come faranno a favorire e garantire la possibilità di competere nelle eventuali, finora negate, primarie ai soggetti portatori di interessi diffusi non proprietari di pacchetti di tessere? E non sarebbe lecito conoscere sin d’ora quale proposta e che tipo di centro-sinistra si vuole al governo di questa città, piuttosto che nomi non condivisi?

Aver portato all'aperto una discussione che ‘de facto’ langue nei cosiddetti luoghi deputati (del tutto ignorata nel meeting di Idee democratiche), e che alcuni volevano gestire ‘ex cathedra’, a porte chiuse e finestre sbarrate, è solo un piccolo passo avanti. Ma basterà alla sinistra dei movimentisti, dei cittadini attivi, dei liberi pensatori, dei comuni elettori, che si muove borderline chiedendo e proponendo nuove idee, concetti diversi di partecipazione, metodi nuovi e innovativi di impegno politico? No! Non è quindi fra i logorati partiti e con le scontate logiche che si crea un'alternativa credibile e vincente ma, appunto, aprendo i recinti e invitando alla reale discussione, alla concreta partecipazione, alla libera circolazione delle idee.

E “aprire” significa essere preparati all’analisi dei veri fattori che muovono la nostra società senza ripiegare comodamente sui soliti interessi di caste e ceti altolocati, significa essere disponibili alla critica e all’autocritica, significa accettare che comportamenti, atteggiamenti, linee politiche del recente passato vengano messi in discussione e accantonati. Significa non continuare a rimanere chiusi e arroccati nelle stanze anguste dai finti meccanismi democratici e partecipativi e non presentarsi con dirigenti che parlano il linguaggio del potere fine a se stesso, che disattendono le tante aspirazioni e i sogni di giustizia e libertà, che non muovono le anime verso una meta comune e condivisibile.

La partecipazione e il contributo di tanti non dipende dalle primarie, un inutile quanto forzato ripiego peraltro non concesso, ma dalla capacità di costruire un centro-sinistra che sia pronto e funzionale a reagire e a opporsi alle logiche dominanti di una città che toglie diritti e aumenta privilegi, che riduce al silenzio le coscienze più libere, che non garantisce dignità al lavoro, che consuma risorse e beni naturali ad un ritmo insostenibile, che è indifferente agli aspetti economici e sociali che i cambiamenti climatici in atto comportano, che lascia senza futuro e senza speranze i giovani migliori aprendo loro le porte delle continue migrazioni, che condiziona e sacrifica tutto e tutti per salvaguardare ciecamente ristretti interessi di parte.

Non si avverte il bisogno di un centro-sinistra elitario di professionisti e di imprenditori che mirano apertamente, non avendo trovato spazio altrove, a subentrare ad altri professionisti e imprenditori per gestire con le stesse logiche lo stesso sistema con gli stessi prevedibili nefasti risultati. E’ necessario produrre un’idea nuova, un progetto di società ecologica, solidale, pacifista, sostenibile. Bisogna ridare un senso all’azione sfidando apertamente clientele, nepotismi, apparati burocratici, corruzioni, interessi illecitamente consolidati, per poter aspirare a muoversi verso un ritrovato impegno comune che non lasci a casa nessuna coscienza civile, che sappia mobilitare insieme i troppi delusi, che sappia cogliere il senso e il valore, i progetti e le idee dei giovani che si stanno organizzando nella città, escludi dai partiti e fuori dal “Palazzo”.

E’ questa la sinistra di cui Vieste ha bisogno! Quella che si chiede se è ancora possibile vincere un “vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”. I tempi passano, gli uomini anche, ma combattere privilegi e ingiustizie, tutelare l’ambiente, creare le premesse per uno sviluppo sostenibile in un mondo sempre più globalizzato, rimane il problema di fondo per chi vuole affrontare con serietà e onestà il governo delle città. Si dia a ognuno la possibilità di seguire i propri sogni o i giovani delle utopie viestane cattureranno i sogni e con essi gran parte della sinistra ideale e dei fermenti positivi in movimento.

Michele Eugenio Di Carlo


 Redazione

 

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