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02/05/2008

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REGOLE E CODICI ESISTONO MA NON SI RISPETTANO

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Con una inquietante cadenza quotidiana, i mezzi d’informazione diffondono notizie relative a incidenti stradali con morti e feriti gravi. Ogni giorno, poi, siamo costretti a costatare le innumerevoli infrazioni al codice della strada che si verificano sulle arterie stradali, dentro e fuori i centri abitati.
A tal proposito, l’interrogativo che immediatamente ci sentiamo di porre è questo: perché le regole stradali non vengono rispettate da tutti, evitando quindi l’insorgere di forme intollerabili d’illegalità, con tutte le conseguenze nefaste che esse comportano sul piano della vita sociale?
Da tale punto di vista, sono lodevoli le iniziative promosse dalle istituzioni (centrali e periferiche) e imperniate su campagne di comunicazione per la prevenzione degli infortuni sulla strada e per la tassativa osservanza delle regole comprese nel codice. E’ evidente che l’educazione stradale non può essere confinata ai brevi periodi d’istruzione della scuola-guida (indispensabili per il conferimento delle patenti per autoveicoli e ciclomotori), ma dev'essere rivolta all’opinione pubblica in maniera continuativa, affinché cali drasticamente sia il livello dell’infortunistica stradale (che in Italia al giorno d’oggi risulta paurosamente elevato) sia il tasso d’inosservanza delle regole di comportamento su strada (a dir poco indecoroso per un Paese civile).
Tale impegno educativo permanente deve poter indurre la coscienza intersoggettiva a riconoscere il fatto che la strada non è soltanto un bene pubblico di fondamentale importanza per il progresso sociale, economico e culturale dell’intera collettività, ma è anche luogo di democrazia (intesa come equilibrio tra soggetti portatori di pari diritti), poiché in esso deve prevalere il rispetto delle libertà di tutti senza esclusione alcuna.
L’antica ma sempre attuale massima del pensiero liberaldemocratico classico secondo cui “la mia libertà finisce dove comincia quella dell’altro”, ha senza alcun dubbio valore anche per quanto riguarda la circolazione stradale. Pertanto, non possiamo che condannare senza appello i comportamenti irresponsabili - lesivi dei diritti altrui e totalmente insensibili nei confronti dei doveri verso l’interesse pubblico -di chi provochi morti e feriti sulle strade o infranga le più elementari norme stradali, recando danno alla libertà del prossimo.
Occorre riconoscere senza mezzi termini che se un conducente di un autoveicolo o di un ciclomotore antepone il proprio particolare interesse a quello degli altri, compie un atto di prepotenza incompatibile con un ordine sociale di tipo democratico. Encomiabili quindi le politiche istituzionali dirette a favorire le attività comunicative e informative finalizzate a una continua educazione stradale.
Solo così potrà essere rafforzata l’etica della circolazione stradale, radicando nelle coscienze l’idea che sulla strada i cittadini (automobilisti, camionisti, motociclisti, ciclisti e pedoni) hanno uguali diritti e uguali doveri, e che ogni azione contraria a questo inderogabile principio costituisce un vero e proprio atto di violenza che si oppone ai valori di democrazia, libertà e uguaglianza e ad una società che vuol progredire democraticamente nel rispetto di regole e legalità. = GIANLUIGI COFANO

 Redazione

 

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