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10/04/2010

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COME È DOLCE NAUFRAGARE IN QUESTO MARE...

Clicca per Ingrandire Dal presidente del Comitato per la tutela del mare del Gargano, Michele Eugenio Di Carlo, riceviamo e pubblichiamo le decisioni prese in apposita riunione.

In merito alle ultime notizie circa la nuova richiesta di autorizzazione per la ricerca di petrolio al largo delle Isole Tremiti da parte della società irlandese Petroceltic, riguardo alla quale la Regione Puglia ha già espresso parere negativo non vincolante e su cui a breve si pronuncerà il Ministero dell'Ambiente, ultimata la procedura per la valutazione di impatto ambientale, si comunica che nell'ultima seduta il COMITATO PER LA TUTELA DEL MARE DEL GARGANO ha espresso all'unanimità il proprio parere contrario.

L’area interessata comprenderebbe il tratto di mare compreso tra i laghi di Lesina e di Varano e le Isole Tremiti per una superficie di 528 chilometri quadrati con un'attività iniziale di studi geologici esplorativi del sottosuolo minerario attraverso prospezioni sismiche che generando onde sonore potrebbero, peraltro, essere la vera causa dello spiaggiamento dei sette capodogli proprio sulla costa antistantele Isole Tremiti.

Gli eventuali esiti positivi delle prospezioni sismiche darebbero il via alla perforazione del fondo marino fino a 4mila metri di profondità con la costruzione di infrastrutture petrolifere lungo le linee costiere pugliesi con gravi danni per l'ambiente, la fauna e la flora marina e gravi ripercussioni per l'economia turistica e per lo sviluppo sostenibile del territorio; fattori negativi che motivano il fermo no del Comitato per la tutela del mare del Gargano.


COMUNICATO PD = “Le istituzioni della Capitanata, a partire da Provincia e Parco del Gargano, devono formalmente opporsi ad ogni ipotesi di trivellazione del fondo marino di fronte alle nostre coste, a maggior ragione ai confini della preziosa riserva marina delle Isole Tremiti”. E’ l’appello lanciato da Enzo Rizzi, responsabile del dipartimento Ambiente della segreteria provinciale del Pd, “a sostegno delle iniziative tempestivamente e opportunamente assunte dalla Regione Puglia e dall’Amministrazione comunale dell’arcipelago tremitese”.

Sono diverse le motivazioni che “devono indurre le istituzioni locali a non tacere o, peggio, a far prevalere le ragioni di appartenenza politica rispetto agli interessi della comunità”. Il petrolio del basso Adriatico è di pessima qualità, perché bituminoso, con un alto grado di idrocarburi pesanti e ricco di zolfo; dunque ha un valore commerciale ridotto. Inoltre, la produzione di petrolio in mare produce il 45 percento dell’inquinamento marino tra estrazione, trasporto, carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche.

La trivellazione necessita dell’utilizzo di ‘fluidi e fanghi perforanti’ tossici e difficili da smaltire, che disperdono nell’ambiente marino tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame rintracciabili nei corpi del pesce che mangiamo. Estrazione e raffinazione del petrolio comportano, inoltre, un notevole dispendio di acqua che sarà prelevata dall’acquedotto pubblico a discapito dei già difficoltosi approvvigionamenti domestici. A tutto questo va aggiunto il rischio subsidenza, che è l’abbassamento del terreno a causa delle estrazioni di idrocarburi, talvolta accompagnato da micro sismi e dissesti geologici.

“La costruzione di piattaforme petrolifere nel mare foggiano e pugliese produrrà vantaggi a pochi industriali - riprende Enzo Rizzi - e impedirà a un’intera comunità di mettere a frutto una tra le principali risorse economiche e sociali che possiede: l’ambiente. Il nostro auspicio è che il Governo nazionale e quelli locali sappiano valutare con attenzione e scegliere con lungimiranza tra i marginali ritorni economici dell’estrazione off-shore di petrolio di scarsissima qualità e quelli ben più rilevanti e sani, anche in termini occupazionali, garantiti dell’industria turistica e da quella ittica - conclude il responsabile Ambiente del Pd di Capitanata - che potrebbero essere irreversibilmente danneggiati dalla costruzione di piattaforme petrolifere”.

 Redazione

 

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