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09/04/2010

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ACQUA PUBBLICA O ACQUA PRIVATA?

Clicca per Ingrandire Adolfo Spaziani è il direttore generale di Federutility, la federazione che riunisce le aziende di servizi pubblici locali operanti nei settori Energia Elettrica, Gas e Acqua. Dal 1947, senza soluzione di continuità ma con denominazioni differenti ed evoluzioni organizzative, Federutility esercita la rappresentanza nazionale di questi comparti.

Alle proprie associate la federazione offre servizi di assistenza e informazione, un calendario composito di corsi di formazione, attività di consulenza su aspetti gestionali e legali, e tutela presso le sedi politiche e legali. Le aziende associate a Federutility forniscono acqua attualmente a circa il 76 percento della popolazione, distribuiscono gas a oltre il 35 percento degli abitanti ed energia elettrica a circa il 20 percento della popolazione italiana.

Nell'intervista concessa al giornalista Edoardo Massimi, Spaziani allarga il raggio delle sue risposte anche alla privatizzazione dell'acqua e ai successi dell'Acquedotto Pugliese.

DOMANDA - Il processo delle aggregazioni è completato?
RISPOSTA - Nel settore delle utilities dell’energia l’aggregazione tra imprese è stato senza dubbio il processo che ha registrato più merger rispetto ad altri settori. È evidente che adesso si è arrivati a livelli dimensionali che rendono più complessi ulteriori processi aggregativi. Ma non si può ritenere finito, in quanto potrebbe portare a nuove operazioni. Specie nel settore della distribuzione del gas, relativamente alla problematica delle gare. Una revisione del processo delle modalità con cui si indicono le gare sarà da stimolo sotto il profilo delle aggregazioni.

D.- Quanto pesa sulle municipalizzate italiane l’ingresso di grossi gestori stranieri?
R. - Operatori tipo Edison, Edf, Gdf, E.On, hanno avuto un impatto forte nel settore “mercato” dell’energia, quindi sulla parte di produzione e vendita. Mentre sulle reti è stato meno rilevante. Il livello di competizione rende molto più problematica la presenza sul mercato e porterà a fare ogni sforzo per poter contrastare e mantenere le proprie quote di mercato. Le imprese italiane non hanno nessuna voglia di lasciare quote di mercato a questi operatori: ognuna farà la sua battaglia.

D. - Ci sono altre municipalizzate che entreranno in Borsa?
R. - Sì, ma è evidente che il contesto in questo momento di mercato non aiuta. Soprattutto per la presenza di una crisi economica, una vera e propria recessione, che si misura in termini di consumi. Attualmente ci sono molte utilities che stanno pensando di quotarsi in Borsa, ma nessuna di queste ha sviluppato situazioni che a breve possano essere chiuse. Appena il quadro economico si riposiziona alcune imprese andranno in questa direzione, per esempio in Toscana e in Lombardia: ripeto, il problema è che il contesto attuale non è quello più adatto.

D.- Qual è il rapporto delle imprese rappresentate da Federutility con il territorio?
R. - La storia ci insegna che il valore aggiunto delle imprese municipali è proprio il legame con il territorio. Un legame che le nostre aziende non vogliono perdere, anzi ne fanno un punto di forza. Le nostre associate sono tra le poche utilities che continuano a mantenere aperti gli sportelli sul territorio e un livello di attività molto forte. Man mano poi che ci sono problematiche di grosse infrastrutture questo valore aggiunto diventa una cosa positiva perché si vede che i cittadini si fidano di quella azienda. È un elemento positivo, ma naturalmente più crescono le dimensioni di queste imprese e più la presenza del Comune come azionista di riferimento viene meno, quindi le logiche diventano diverse. Ma il legame è un punto di forza delle imprese.

D.- Qual è la posizione di Federutility sulla privatizzazione dell’acqua?
R. - Il tema della privatizzazione è un tema che sta assumendo dei connotati un po’ assurdi. L’acqua è un bene pubblico, è un bene sotto il controllo pubblico in ogni suo aspetto, dalla protezione delle sorgenti all’erogazione dell’acqua in rubinetto ai controlli sugli scarichi di depurazione. Quindi la formula della privatizzazione è sbagliata. Ci sembra che la formula del partenariato pubblico-privato che si sta affermando in Europa, nell’acqua è una formula particolarmente vincente. Ribadiamo che in questi anni nell’acqua gli investimenti sono cresciuti in modo molto consistente o perché erano società gestite ed erano quotate, o perché erano partenariati. Accanto, naturalmente, a delle società interamente pubbliche – la Smat di Torino o l’Acquedotto Pugliese – che hanno fatto cose brillanti.

D.- A proposito di Acquedotto Pugliese, c’è bisogno di investimenti infrastrutturali?
R. - Di recente l’Acquedotto ha adottato un piano che ha avuto un successo notevole in termini di quantità di investimenti. Ma questi devono avere il concorso della componente tariffaria. Dato che la bolletta dell’acqua incide sulla spesa delle famiglie veramente in modo ridotto rispetto, per esempio, alle spese telefoniche, credo che una priorità nella destinazione delle risorse della bolletta familiare debba essere scelta da parte delle istituzioni dei regolatori. Non si possono fare investimenti senza acqua. Se si vuole, e si può, avere una forte riduzione delle perdite idriche lungo gli acquedotti bisogna investire a fare manutenzioni ordinarie e straordinarie e quindi bisogna andare a modificare le tariffe per finanziare. Ma si tratta di cifre insignificanti rispetto a quelle delle bollette telefoniche o delle tariffe autostradali. Del resto, un Paese deve poter scegliere se preservare una risorsa preziosa come l’acqua o far finta di niente.

Edoardo Massimi

 agienergia

 

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