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04/04/2010

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IL FANNULLONE

Clicca per Ingrandire Fu tanto strano quanto bello.

Avevo preso l’abitudine di sedermi sulle panchine dei parchi di Torino a scrivere poemi e poesie, quando un pomeriggio sulla mia panchina si sedette lui. Non so se lo mandò Dio o il destino, ma io lo aspettavo da una vita.

Nel mio piccolo ero un gran fannullone, vivevo solo per scrivere, per la mia poetica unita alla voglia di perdizione e imprevedibilità. Il che mi rendeva un nullafacente, dato che non ricavavo denaro dalla scrittura, e quindi già prefiguravo un futuro da barbone triste. Ma lui venne da me quel giorno, a dirmi qualcosa che avrebbe cambiato ogni prospettiva.

Era ben vestito con i suoi stracci, non i capi firmati della nobiltà, tuttavia portati con uguale dignità. Aveva una barba trasandata, ma nonostante questo il suo aspetto sembrava salutare. Mi guardò fisso con i suoi occhi celesti, mi rivolse un sorriso pieno di vita e mi chiese una sigaretta. Gliela porsi immediatamente, con la gioia di poter condividere un po’ di sfortuna insieme. Accese, godendo, la sigaretta e ingollò il fumo con piacere. Mi guardò nuovamente con la stessa profondità cordiale di qualche attimo prima. Sorrise e mi ringraziò.

“Cosa fai qui, ragazzo?” chiese con un voce profonda e arsa dall’alcol.
“Mi godo la natura e scrivo poesie, signore” risposi sorridendo.
“Mica male, ragazzo. Anch’io sono uno scrittore… La cosa ti spaventa?”
“L’ignoto suscita sempre paura, e il futuro è ignoto… Non mi curo dei problemi finché essi non esistono.”
“Fai bene ragazzo, credi forse che la mia vita sia triste?” E marcò il suo dire con un sorriso ironico. “Così non è!” aggiunse poi.
“Com’è la sua vita?” chiesi, avido di sapere.
“SENZA PRETESA DI VOLER STRAFARE, IO DORMO AL GIORNO QUATTORDICI ORE. ANCHE PER QUESTO NEL MIO RIONE GODO LA FAMA DI FANNULLONE… MA NON SI SDEGNI LA BRAVA GENTE, SE NELLA VITA NON RIESCO A FAR NIENTE.”
“Ah, ah! Quanto cazzo è vero!” dissi subito.
“E dimmi, ragazzo, come occupi le tue serate?”
“Vivo la vita, signore. Arranco avventure per trarre ispirazione. A volte ciondolo per le strade e racconto le mie storie a poveri disgraziati… come lei, senza offesa.”
“Nessuna offesa, ragazzo. Siamo tutti figli disgraziati dello stesso Dio” rispose prontamente, poi aggiunse: “TU VAGHI PER LE STRADE QUASI TUTTA LA NOTTE, SOGNANDO MILLE FAVOLE DI GLORIE E DI VENDETTE. RACCONTI LE TUE STORIE A POCHI UOMINI ORMAI STANCHI, CHE RIDONO FISSANDOTI CON VUOTI SGUARDI BIANCHI. TU RECITI UNA PARTE FASTIDIOSA ALLA GENTE, FACENDO DELLA VITA UNA COMMEDIA DIVERTENTE.”

Improvvisamente ero estasiato dalla conversazione. Quell’uomo, che i più vedevano come un rifiuto dell’esistenza, era in realtà l’uomo più saggio che avessi mai incontrato. Ciò che usciva dalle sue labbra era tutto vero. La gente non approvava la mia immensa libertà proprio perché gettavo loro in faccia la vera bellezza dell’esistenza, che non deve essere per forza un cumulo di sacrifici. Quando ci si accontenta della vita, e la si apprezza per la sua semplicità, ecco che la vita diventa una commedia divertente. E lui assaporava la vita per il dono che era… proprio come me, e la cosa era rinfrancante per il mio animo giovane. Mi venne dunque spontaneo chiedergli ancora della sua vita.

“E’ palese che lei non lavora, ma mi dica… come mai?”
“HO ANCHE PROVATO A LAVORARE, SENZA RISPARMIO MI DIEDI DA FARE. MA IL SOL RISULTATO DELL’ESPERIMENTO FU DELLA FAME UN TRAGICO AUMENTO. NON SI RISENTA LA GENTE PER BENE, SE NON MI ADATTO A PORTAR LE CATENE.”

Risi nuovamente: un’altra risposta esatta. Quando capisci che l’esistenza può imprigionarti con le catene del lavoro, che logorano e spezzano la libertà facendo intristire la gente, allora si ha una maggiore consapevolezza del respiro umano.

“E’ assolutamente vero… quanto agghiacciante. Io stesso di recente ho lavorato in un famoso ristorante come lavapiatti. Giusto per guadagnare qualche quattrino e togliermi piccoli sfizi. Ma non facevo altro che pensare a quanto fosse triste il mio tempo speso in quel modo… e mi sono licenziato. Mi mancavano le stelle delle passeggiate notturne e le storie che concepivo nel buio della notte. Era come negare me stesso… Nessuno può comprare il tempo.”
“TI DIEDERO LAVORO IN UN GRANDE RISTORANTE, A LAVARE GLI AVANZI DELLA GENTE ELEGANTE. MA TU DICEVI IL CIELO È LA MIA UNICA FORTUNA, E L’ACQUA DEI PIATTI NON RISPECCHIA LA LUNA. TORNASTI A CANTAR STORIE LUNGO STRADE, DI NOTTE, SFIDANDO IL BUONUMORE DELLE TUE SCARPE ROTTE.”

Improvvisamente, da bravo scrittore qual era, aveva captato il mio animo e l’aveva riflesso in versi. Un vero genio. Bramavo di poter ricambiare il favore.

“E mi dica… com’è essere lei? Da quel che dice non le pesano gli sguardi della gente”.
“NON SONO POI QUEL CAGNACCIO MALVAGIO, SENZA MORALE, STRACCIONE E RANDAGIO, CHE SI ACCONTENTA DI UN OSSO BUCATO, CON AFFETTUOSO DISPREZZO GETTATO.”

E certo. Solo per qualche stupido cliché quell’uomo poteva essere considerato randagio. Lui viveva la sua vita come tutti. Mangiava, dormiva, cagava e scopava. Ora bramavo porgli l’ultima domanda. Mi ero reso conto che con la vita che conducevo non riuscivo ad avere un rapporto duraturo con nessuna donna. Al fannullone sa battere il cuore / il cane randagio ha trovato il suo amore?

“E mi dica … l’amore è possibile per quelli come noi?”
“Per me lo è stato ragazzo. Avevo più o meno la tua età e i miei sogni erano meno disillusi di ora. Lei piombò nella mia vita in maniera inaspettata. La sua voglia di libertà e il suo culo a mandolino mi fecero girare la testa. Non le importava della vita che facevo, viveva anche lei una concezione di semplicità assoluta, e quindi vivemmo di passione. Era vero amore, era l’unica cosa di cui m’importasse oltre ai miei sogni… forse perché lei era il sogno più bello. Ma dopo qualche anno la mia tristezza inconscia si abbatté anche su di lei, e da un giorno all’altro lei volle qualcosa di più, qualcosa che io non potevo darle. Non la vidi per anni, ma tornò da me una notte d’estate, mi baciò e mi raccontò le sue avventure. Nel suo girovagare da un letto all’altro mi disse che si era resa conto di parlare delle sue tristezze a uomini facoltosi ma ormai spenti. E mi disse che il nostro amore privo di ogni bene materiale era la cosa più bella che avesse mai vissuto. Facemmo l’amore sotto la luna quella notte, e fu l’amore più bello che mai facemmo.”

“Caspita! Da mozzare il fiato. Quindi ha qualcuno che l’aspetta a casa… ammesso che lei abbia una casa.”
“Ho una casa, piccola e diroccata. Un palazzo abbandonato che temo mi crolli sulla testa da un momento all’altro… ma lei non c’è più. I suoi bronchi ammalati me l’hanno portata via.”
“Oh… mi spiace!”
“Non dispiacertene ragazzo, ha vissuto una bellissima vita… e ha abbandonato questo mondo con il sorriso sulle labbra.”

Rimasi in silenzio qualche secondo, assorto nei miei pensieri. Concepii bene quel che dovevo dire e lo dissi: “PENSASTI AL MATRIMONIO COME AL GIRO DI UNA DANZA, AMASTI LA TUA DONNA COME UN GIORNO DI VACANZA. HAI PRESO LA TUA CASA PER RIFUGIO ALLA TUA FIACCA, BELL’ATTACCAPANNI A CUI APPENDERE LA GIACCA. / E LA TUA DOLCE SPOSA CONSOLÒ LA SUA TRISTEZZA, CERCANDO TRA LA GENTE CHI LE OFFRISSE TENEREZZA. / È ANDATA VIA SENZA FARE RUMORE … FORSE CANTANDO UNA STORIA D’AMORE … LA RACCONTAVA AD UN MONDO ORMAI STANCO, CHE CAMMINAVA DISTRATTO AL SUO FIANCO. / LEI TORNERÀ IN UNA NOTTE D’ESTATE, L’APPLAUDIRANNO LE STELLE INCANTATE. RISCHIARERANNO DALL’ALTO I LAMPIONI, LA STRANA DANZA DI DUE FANNULLONI. / LA LUNA AVRÀ DELL’ARGENTO IL COLORE, SOPRA LA SCHIENA DEI GATTI IN AMORE.”

Detto questo, me ne sentii fiero, e gli regalai un sorriso.

“Bravo ragazzo!” Gettò il mozzicone in terra e si alzò dalla panchina. “Riprendo la mia strada come tu riprenderai la tua. Non ti fare abbattere, ricordati che la morte vince sempre, ma la vita si può battere! Piegarsi alla tristezza equivale a perdere… e tu mi sembri un vincente. Buona vita ragazzo.”

Sorrise a sua volta e riprese il cammino della felicità.

Solo quando sparì alla mia vista, svanendo nell’aria, capii chi era quell’uomo: il fantasma di Fabrizio De Andrè!

Michele Marino


“NON SI SDEGNI LA BRAVA GENTE, SE IL FANNULLONE LA GUARDA CON ARIA INDIFFERENTE!”

 Redazione

 

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