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30/04/2008

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KALENA... ORA GROTTA PAGLICCI: E" TEMPO DI FINIRLA!

Clicca per Ingrandire Non riusciamo a non avvicinare il Teatro Petruzzelli di Bari e l’Abazia di Kàlena di Peschici alla Grotta Paglicci di Rignano. Tutte e tre le strutture hanno un comune denominatore che li unisce nella stessa ria sorte: la proprietà privata. Ma se per il Petruzzelli si è stati in grado di sgomberare il campo dai paletti ed estrarre in tempo i bastoni dalle ruote - e a maggio se ne prevede la riapertura con uno spettacolo lirico degno delle migliori tradizioni del glorioso politeama - per l’Abazia benedettina peschiciana e adesso per il sito archeologico (di una valenza che ancora non si riesce a percepire perché le menti sono sorde) del più piccolo centro garganico, ma non per questo privo di armi dissuasive, la questione si presenta improcrastinabile e ineludibile. Cerchiamo di finirla con questi padri-padroni che ritenendosi depositari delle assolute verità fanno e disfano su loro, sì, proprietà, ma della cui provenienza devono ringraziare chissà chi per esserne entrati in possesso e pentirsene finché sono in tempo, in quanto non stanno facendo nulla per mantenere negli anni un bene che non può essere soltanto loro e finora hanno invece fatto di tutto per spedirlo alle ortiche. Cosa si dirà di loro in futuro, quando finalmente ci si renderà conto del male che hanno provocato, e di cui sono responsabili, e nascerà una nuova classe dirigente che abbia a cuore il retaggio di un passato che non può essere misconosciuto, per ovvie motivazioni, e si prenderà a cuore un problema ormai avviato in maniera incontrollabile verso il disfacimento? E cosa già si dice di loro in questi nostri giorni così volgari deprimenti insensibili mortificanti abulici insignificanti? Di tutto di più, eppure non si agisce, non si opera, non ci si muove, si delira e ci si accartoccia in pratiche burocratiche per le quali basterebbe un colpo di spugna se solo si volesse. Ecco perché non riusciamo più a trattenere un BASTA urlato nelle quattro direzioni cardinali con una violenza e durezza da giungere anche alle orecchie più sorde, meno abituate a raccogliere appelli e grida di dolore. Sì, perché vedere un’Abazia diroccarsi pietra dopo pietra e, ora, una grotta preistorica che ha in sé, e ha già dato di sé, testimonianze del nostro ieri, più vicino e più lontano, venir giù per effetto di agenti atmosferici che non guardano in faccia a nessuno ma si possono tempestivamente anticipare nel loro virulento disgregamento; veder dissipare un patrimonio artistico che milioni di individui appartenenti a questo pianeta ci rimprovererebbero di non difendere, sommandosi agli altri milioni d’individui che hanno assistito impotenti alle distruzioni dei budda afgani operate da fondamentalismi vacui e senza futuro (perché chi distrugge il passato non può avere futuro e, la storia l’ha dimostrato, non hanno neppure presente!); veder “sfarinare” in polvere il cui più infinitesimale granello porta in sé un dna di informazioni straripante di storia non scritta, non può portare a nulla di buono. BASTA, finiamola con titubanze tentennamenti tergiversazioni, nascondigli pescati dietro un dito, arrampicamenti sui vetri, assumiamoci le nostre responsabilità se ne possediamo o conosciamo il significato e restituiamo ai nostri figli - che ci rinfacceranno tutto ciò - quanto appartiene anche a loro. BASTA, BASTA, BASTA! = ADMIN

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