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09/03/2010

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RAI, CONSIGLIO DI “DISAMMINISTRAZIONE”

Clicca per Ingrandire La politica non c’entra. La par condicio neanche a parlarne. Ancor meno la garanzia del cosiddetto diritto di tribuna alle forze più modeste o senza alcuna rappresentanza parlamentare. La questione, ancora una volta, è eminentemente economica, strategica e strettamente legata agli interessi aziendali del Cavaliere. In particolare, alla salvaguardia di preziose quote di mercato pubblicitario, generate, valorizzate e influenzate dagli indici di ascolto dei relativi programmi in palinsesto.

Per la Rai, La7 e un largo ventaglio di televisioni locali, avere nelle proprie faretre frecce più o meno appuntite come Porta a Porta, Ballarò, Annozero, Ultima parola, Omnibus, Infedele, e altri programmi di approfondimento, diventa un decisivo punto di forza, per acquisire consistenti contratti pubblicitari. Soprattutto in un periodo preelettorale come l’attuale. Ancor più se la concorrenza sotto questo profilo offre il fianco scoperto, per aver fatto una scelta più votata al genere di evasione, al pettegolezzo da salotto e ai format a taglio litigioso delle fasce pomeridiane o serali che siano.

Il sistema si autoalimenta e le performance di oggi diventano indici virtuosi per tenere alte le quotazioni delle sponsorizzazioni future. Ed è proprio per questo che le decisioni del Consiglio di Amministrazione della Rai, in tema di “par condicio”, assumono caratteri da irrazionalità suicida. Cancellare programmi che fanno audience e attirano vitali risorse pubblicitarie, anziché strutturarli per un’adeguata partecipazione più allargata e più variegata, non solo fa un grosso favore alla concorrenza, ma lede interessi aziendali di non poco conto. Per cui ci si chiede se non ricorrano gli estremi per interessare la Corte dei Conti, per i riflessi generali assunti e conseguenti dalle decisioni degli organi dirigenti di un’azienda ancora pubblica come la Rai.

L’assedio al fortino da tempo è totale. Il cavallo morente, simbolo dell’azienda (foto 1 sotto; ndr), continua a soccombere non già di fronte alle nuove tecnologie, bensì sotto i colpi mancini di “quinte colonne” e “cavalli di Troia”. Per quanto azzoppata, questa Rai resta ancora l’unico baluardo per far fronte all’attacco non più tanto strisciante dei profeti del trash e del pressapochismo. Ci tocca difenderla, come il più moderno e il più virtuale dei beni comuni. E’ dura, ma bisogna stringere i denti. Ben sapendo che, prima o poi, il troppo inevitabilmente storpierà.

Antonio V. Gelormini




 Redazione

 

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