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13/02/2010

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FRA TRIPLICI CINTE, FIORI DI LOTO E SVASTICHE

Clicca per Ingrandire Alcuni mesi fa, noi del Team Archeo-Speleologico “Argod” scoprimmo una nuova Triplice Cinta Sacra sulla facciata anteriore della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo. Per il gruppo si trattò della terza Triplice Cinta scoperta, dopo quella del Castello di Peschici e dell’Abbazia di Càlena. Poco tempo dopo, a una ulteriore perlustrazione effettuata all’adiacente Tomba di Rotari, Battistero dedicato a San Giovanni, una nuova e sensazionale scoperta: due svastiche incise in un punto poco visibile nel cortile esterno della struttura, vicino alle basi delle quattro colonne di granito. Non svastiche qualsiasi, ma di una ben precisa cultura: la greca! Ebbene sì, due svastiche di indiscussa tipologia greca incise in un sito ricco di simbologie rare (foto del titolo e 1 sotto; ndr).

Ma permettetemi di fare una premessa. Lo studio dei simboli percorre strade tortuose e complicate. Strade che spesso sembrano non condividere nulla, ma che inaspettatamente s’intersecano per svelare indizi sconcertanti, da cui poi si dipartono altre strade che alimentano la complessità della ricerca. Il mondo accademico affronta la simbologia con distacco e scetticismo, poiché affetta da troppe variabili, carente di documentazione, viziata da soggettive e variegate interpretazioni, ma soprattutto perché non univocamente identificabile. In pratica, ad oggi, non è stata ancora fondata una giusta metodologia scientifica per lo studio dei simboli.

E’ anche vero, però, che la forza di un simbolo sta nel fatto di rivelare non una verità, bensì un concetto, che tanto più si sveste di segretezza tanto più alto è il grado di conoscenza e consapevolezza dello studioso che tenta di decrittarlo. Una conoscenza semplice e diretta, nella sua forma, che riesce a resistere allo scorrere dei secoli molto più di qualsiasi documento scritto, monumento o reperto archeologico, ma che se studiato, contestualizzato e soprattutto capito, riesce a dare una quantità considerevole di informazioni.

Cosicché un simbolo come ad esempio la spirale, di evidente valenza archetipica, può trovarsi inciso su una zanna di Mammut di Mal’ta in Siberia del 24mila a.C. oppure come elemento decorativo su alcuni vasi di Féstos del 1800 a.C. o ancora come raffigurazione parietale nella Grotta di La Pileta nei pressi di Gibilterra del 13-10mila a. C. o come scultura dell’artista del novecento Louise Bourgeois. Un ‘continuum’ fluido e inarrestabile che parte dal lontano universo, sotto forma di giovani galassie, alle proporzioni auree della crescita delle foglie o alla logaritmica fillotassi delle margherite. Un percorso magico e meraviglioso che ci giunge anche semplicemente attraverso una spirale decorativa incisa sullo schienale in legno di una poltroncina di un pub nel centro di Bologna, mentre sorseggi una birra tra amici.

Noi di “Argod” ci stiamo fortemente specializzando nella ricerca della simbologia presente sul Gargano poiché siamo convinti che i simboli possano fornire un quadro più completo sulle nostre origini e sulla nostra cultura. Ma torniamo al centro della questione. Cos’è la Svastica? E’ un simbolo universalmente conosciuto e molto antico, se ne trova traccia in Asia, in Mongolia, in India e anche nell’America centrale. In effetti la svastica fa la sua comparsa in molte culture dell’antico e del nuovo mondo, la conoscevano i Celti, gli antichi Greci, gli Etruschi, gli Egizi, i Mesopotami e gli Aztechi.

La parola deriva dalla traslitterazione dell'omonimo termine sanscrito nell’ alfabeto devanagari. Significa genericamente “fortunato, di buon augurio” ed è utilizzato nel suo contesto linguistico per simboleggiare "persone o cose che portano fortuna". I primi consistenti reperti che fanno uso della svastica risalgono al Neolitico, anche se esistono alcuni rare testimonianze persino risalenti al tardo Paleolitico. Il simbolo è stato ritrovato in numerosi frammenti di ceramica nel Khuzestan (Iran) e persino nella scrittura utilizzata dalla Cultura Vinca nell'Europa neolitica. Altri ritrovamenti risalgono all'Età del bronzo nella zona di Sintashta in Russia e all'Età del ferro nel Caucaso settentrionale e in Azerbaijan. Una svastica appare altresì sui ruderi della sinagoga di Cafarnao accanto a una stella di David.

Diverse tipologie di svastiche, tra cui proprio quella di tipologia greca, sono state persino trovate su alcune stele funerarie e frammenti di ceramica (foto 2) della Daunia (parte settentrionale della regione pugliese comprendente il Tavoliere delle Puglie, il Gargano e il Subappennino Dauno), probabile filo conduttore fra le svastiche greche e quelle trovate a Monte Sant’Angelo. La Svastica fu persino usata per indicare la lettera G nell'alfabeto runico, utilizzato nel Nord Europa durante il Medioevo. La forma della svastica rimaneva essenzialmente la stessa, ma a seconda della cultura subiva delle piccole modifiche. Grazie a questa caratteristica possiamo dire che le svastiche scoperte nel cortile della tomba di Rotari sono di tipo greco, che rispetto alla forma classica hanno le braccia più allungate (foto 3).

In Grecia la si trova in molteplici contesti: dalle fosse delle tombe di Micene alle monete, dai ricchi gioielli a vasi ateniesi raffiguranti scene funebri e addirittura su gola e petto di dee della fertilità in alcune tombe. Tante ne furono trovate su un sarcofago dedicato ad Artemide, ma interessante è l’associazione di tale simbolo a un altro che spesso ritroviamo negli stessi luoghi dov’è incisa anche la Triplice Cinta Sacra: il Fiore di Loto (ornamento dell’abito di Afrodite, l’antica dea dell’amore), altro simbolo scoperto sempre sulla facciata di Santa Maria Maggiore di Monte Sant’Angelo, collocata di fianco alla Tomba di Rotari. In Grecia, quindi, la svastica rappresentava l’idea della vita e della fertilità.

Naturalmente c’è da chiedersi il perché siano state incise due svastiche greche in un punto nemmeno così tanto visibile, in un sito di una cittadina garganica. Di fatto esistono, sempre a Monte Sant’Angelo, delle decorazioni costituite da svastiche greche risalenti al massimo al Medio Evo, le quali sono state utilizzate molto probabilmente solo a uso estetico-ornamentale. Ma perché quelle incisioni così decentrate e quasi impossibili da notare? Curiosa la loro vicinanza a un luogo che si è rivelato sede di una Triplice Cinta Sacra e del Fiore di Loto. Un caso? Può darsi. Ma credo sia opportuno fornire qualche altra informazione al riguardo.

Come detto, nella cultura greca la svastica era spesso associata al fiore di loto, simbolo ritrovato molto di sovente a Monte, come a Pulsano, nella Grotta dell’Arcangelo Michele e al Castello. Inoltre Monte è sede di un altro simbolo, ancora più raro della Triplice Cinta Sacra: il Nodo di Salomone (foto 4, scoperto sulla Torre dei Giganti della fortezza) che, guarda caso, stilisticamente non è altro che una variante della svastica. Insomma, simboli come Fiore di Loto, Nodo di Salomone, Triplice Cinta Sacra e Svastica sembrano condividere una trama. Una trama che si ripresenta sempre più spesso qui sul Gargano. Ma per concludere questa affascinante carrellata sulla simbologia misteriosa di Monte Sant’Angelo, ecco un altro possibile legame tra la figura della svastica e la Triplice Cinta Sacra.

Volgendo lo sguardo verso il Nord Italia c’imbattiamo nella cosiddetta Rosa Camuna, una delle più famose Incisioni rupestri della Val Camonica risalente a una civiltà, i Camuni, che vissero nella valle durante l'età del Ferro. E’ una croce ansata associata a nove coppelle (foto 5, con alcuni schemi geometrici effettuati su di essa). Il simbolo è stato ritrovato 92 volte fra le 300mila incisioni rupestri della Val Camonica (primo sito italiano tutelato dall'Unesco come patrimonio dell'umanità). La Rosa Camuna è spesso associata a guerrieri che sembrano danzarle intorno e difenderla dall'aggressione di nemici armati, ma il suo significato è tuttora fonte di dibattito. Simboli analoghi sono stati ritrovati in Mesopotamia e hanno portato gli studiosi a pensare che la Rosa sia stata diffusa da questa terra, attraverso il contatto fra popolazioni, fino ad arrivare in Val Camonica. Ritrovamenti di simili incisioni sono avvenuti anche in Portogallo, Svezia e Gran Bretagna e fanno pensare a un simbolo usato dai guerrieri preistorici.

Tralasciando in questa sede l’aspetto archeoastronomico sia della Svastica sia della Rosa Camuna, da affrontare prossimamente in altro articolo, voglio citare un’ipotesi affascinante avanzata da alcuni studiosi della Rosa Camuna, tra cui Giuseppe Brunod che, mostrando un modello geometrico di costruzione di una “rosa” quadrilobata con 17 coppelle, ipotizza: “La forma proposta assomiglia al modello, anche questo frequentemente inciso sulle rocce, del gioco del filetto. Non si esclude l’origine astronomica di questo gioco” (foto 6, infatti congiungendo le coppelle si ottiene una sorta di Triplice Cinta). E il gioco del filetto altro non è che la Triplice Cinta Sacra! Così il mistero s’infittisce e probabilmente restano più domande che risposte, ma di sicuro si può affermare una cosa: i simboli, o almeno parte di essi, non sono stati incisi per caso, considerando il sempre più alto numero di elementi comuni che lega tra loro incisioni e raffigurazioni ormai ridondanti su alcuni dei siti più sacri del nostro Promontorio.

La svastica è un simbolo carico di significati e molto antico. Diverse le ipotesi sulla sua origine, e sempre più crescente è il sospetto che possa avere anche forti riferimenti astronomici. Il nostro compito è capire quale sia il suo ruolo qui sul Gargano. Soprattutto cercheremo di svelare la trama che la lega ad altri simboli rari e misteriosi finora scoperti. Rimando ulteriori approfondimenti al prossimo articolo su tale simbolo, in cui verranno annunciate altre importanti scoperte. La storia continua…

Andrea Grana

 argod.it

 

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