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12/02/2010

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ECCO COME TI TRATTO I CENTRI STORICI

Clicca per Ingrandire Pochi giorni fa, per festeggiare la promozione dell'esame "Museologia: tecniche del restauro e della conservazione", ho deciso di portare in visita i miei compagni di corso (Università di L’Aquila; ndr) in alcuni paesi del Gargano per mostrare loro le bellezze e gli scempi (vedi cattivi esempi di restauro e conservazione) dei nostri antichi centri storici. L’itinerario previsto partiva da Vieste passando per Peschici, Vico, Rodi e Ischitella. La giornata, che a dire il vero non prometteva nulla di buono dal punto di vista meteorologico, si è svolta tra un paese e l'altro fino all'arrivo a Ischitella nel primo pomeriggio. Qui, iniziamo la nostra perlustrazione dal maestoso Palazzo Pinto e continuiamo il nostro tragitto tra una foto e l'altra, quando a un certo punto rimango (anzi rimaniamo) a bocca aperta.

Contro qualsiasi regola di PUG (piano urbanistico generale; ndr), restauro e conservazione dei centri storici, una bellissima e antica struttura ad archi è stata letteralmente dilaniata (coi pericoli che ne conseguono, lavori del genere su fabbricati così antichi potrebbero provocarne il crollo) per creare tre porte, coperte in parte ds un vistoso e stridente muro di cemento armato e blocchi in cemento (foto del titolo; ndr). Il tutto, scoprismo successivamente, autorizzato dal Comune di Ischitella, un Comune che non finisce di stupirci!

Ho seguito con un certo interesse la costante e continua discussione sul progetto off-shore deliberato “silenziosamente” dal Comune di Ischitella e sui tanti risvolti poco chiari, e anche le "balle mediatiche" che farebbero vergognare l'ultimo dei Garganici, come la pala eolica con l'ascensore per portare i turisti. Idea prospettata non "dall'ultimo dei Garganici" ma dal primo cittadino di questa località, ribattezzata anche "la bomboniera del Gargano". Sì, ma della bomboniera mi sa che, se continuiamo così, resterà ben poco. Sembra manchi "la cultura della conservazione", il senso di appartenenza al territorio e agli aspetti storico-culturali che conserva.

E i miei amici arrivati dall'Aquila? Forse gli sarà sembrato (nel piccolo) di tornare al fatidico 6 aprile 2009. Ma questa volta a sfregiare la storia, l'arte di quelle antiche arcate nel cuore esterno del centro storico, non è colpa delle calamità naturali, ma di quell'essere che spesso a torto si professa intelligente: l'UOMO. Quell'uomo rappresentato dalla mal-politica che permette interventi capaci di restituirgli la fama di essere il primo speculatore della nostra terra. E coi miei amici aquilani abbiamo provato a immaginare cosa stesse pensando in "quel" momento chi ha autorizzato questa oscenità. Tutto questo mentre provavo un'infinita vergogna per la mia terra agli occhi dei miei amici.

Loro vengono da un'altra cultura. Mi raccontavano che nei piccoli centri dell'aquilano sono le persone le prime a “conservare”, a “non permettere”, a “opporsi”, ma la stessa politica mai immaginerebbe di fare cose del genere poichè dimostrerebbe una certa pochezza. Stiamo parlando di centri tra le montagne, non di una zona turistica chiamata "Gargano". La cosa che più di ogni altra mi ha fatto male è stata l’affermazione di Eleonora: “Domenico, ora abbiamo capito perché vuoi andare via da questi posti!”

La mia non vuol essere una denuncia politica, ma sociale. Il mio messaggio non vuol toccare la sensibilità di chi non la possiede, come questi politici. Il mio, semmai, vuol essere un grido verso questa società del Gargano che permette tutto ciò, non si interessa, non rileva queste “brutte firme indelibili” sulla nostra storia. Non possiamo vivere da ignoranti destinati a rimanerlo pensando che nessuno potrà cambiare questo stato di cose. Forse siamo noi Garganici, per primi, che dobbiamo dire “no” a chiunque dimostri scelleratezza, presunzione politica o disinteresse, sebbene sia stato chiamato dagli elettori ad amministrare. Forse c’è da scrivere una nuova cultura. Forse è inutile provare a dialogare con chi non ha orecchie per sentire e cuore per il Gargano.

Continuando il nostro giro verso l’esterno, siamo passati da un altro punto che simboleggia la storia di questa “ex” Bomboniera, definito “La Porta del Rivellino”. Anche lì hanno avuto idee grandiose. In pratica è stata ricoperta la volta ad arcata di questa antica “Porta” come se fosse un supermercato. E’ stata trattata con normale intonaco, coprendo tutta la volta delle antiche pietre che la caratterizzavano. Quasi come un colpo di coda, hanno lasciato qualche buchetto per far intravedere com’era bella prima. Poi hanno messo un neon, tipo officina meccanica, e fili elettrici appesi, come nei migliori scantinati. Roberto mi ha fatto notare che saranno stati costretti a farlo per via delle pietre che di tanto in tanto cedevano. Ma chiaramente il percorso per salvaguardare sia la sicurezza sia “quelle pietre” non era certamente spalmandovi sopra del gesso.

Impariamo a coltivare “l’arte dell’ascolto” e “dell’identità”, perché è l’unica che potrebbe salvarci da questo stato di cose a dir poco imbarazzante. Sempre che non si decida di non invitare mai i vostri amici a vedere come è bella la nostra terra e come siamo capaci, noi, di abbandonarla o peggio distruggerla. Dove è finita l'attenzione per i beni culturali tanto decantata in occasione dell'inaugurazione dei reperti rinvenuti a Monte Civita?

Domenico Sergio Antonacci



 garganonews

 

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