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17/12/2009

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IL NUCLERARE NON NUOCE ALLA SALUTE

Clicca per Ingrandire Parlando di energia abbiamo una duplice necessità: produrne quanta è necessaria allo sviluppo tenendo presente che, secondo le ultime stime, il fabbisogno mondiale aumenterà di oltre il 50 percento entro il 2030; e farlo proteggendo l’uomo e l’ambiente. Ci troviamo di fronte a tre opzioni. La prima è continuare a utilizzare l’energia che proviene da combustibile fossile (il petrolio e i suoi derivati) che è relativamente sostenibile, ha una produzione ricca, un’organizzazione distributiva collaudata, ma è fortemente inquinante e dannosa per la salute. Sappiamo infatti che molti prodotti della combustione causano il cancro e altre malattie. Inoltre c’è un pericolo dal punto di vista geopolitico: le sue sorgenti sono infatti concentrate in un piccolo numero di Paesi che possono fare dell’energia strumento di ricatto economico e politico.

La seconda opzione è l’utilizzo delle fonti rinnovabili, come quella solare, che ha grandi potenzialità nei Paesi esposti al sole, come il nostro, e va sfruttata in modo più deciso perché è pulita, inesauribile e abbondante. Tuttavia ancora non abbiamo le tecnologie che ne rendano accessibili i costi di trasformazione, e resta ancora molto da investire in ricerca tecnologica per il suo pieno sfruttamento.

La terza opzione è utilizzare altre fonti non inquinanti, come la eolica, la geotermica, le biomasse, l’idroelettrica e il nucleare, che non comportano pericoli per la salute ma hanno altre criticità. L’energia idroelettrica purtroppo è già sfruttata quasi al massimo del suo potenziale, mentre l’energia eolica è una soluzione parziale e ottenibile solo nei Paesi molto esposti ai venti, come quelli del Nord Europa. L’energia geotermica, che è inesauribile, ha processi di estrazione troppo lunghi e costosi. Le biomasse, cioè la coltivazione delle piante per produrre energia, sono interessanti e promettenti; tuttavia vanno utilizzate con raziocinio, perché dobbiamo fare i conti con le estensioni di terreno che sottraiamo all’agricoltura e di conseguenza all’alimentazione.

Tra tutte le varie fonti di energia, il nucleare - quella maggiormente utilizzata dalla natura stessa: il sole è un’immensa centrale nucleare - appare come una fonte potente, per la quale già disponiamo della tecnologia di sfruttamento. Una fonte che non comporta rischi per la salute; basta pensare che per il fatto stesso di stare sulla Terra ognuno di noi assorbe radiazioni ionizzanti (cancerogene) in quantità non indifferenti: in 70 anni di vita assorbiamo circa 70 msv (millisievert, misura degli effetti e del danno provocato dalla radiazione su un organismo; ndr), una dose 140 volte più alta di quella ricevuta dall’incidente di Chernobyl (pari a 0.5 msv). Va esclusa anche la minaccia per l’ambiente: l’International Atomic Energy, organismo promosso dall’Onu, ha dimostrato che le fonti nucleari, unite a quelle idroelettriche, hanno ridotto del 20 percento le emissioni di anidride carbonica.

Il timore più diffuso, riguardo all’energia nucleare, è quello legato agli incidenti, e infatti il grande movimento antinucleare è nato essenzialmente sulla scorta della paura dei disastri delle centrali nucleari. Va ricordato che in Italia il referendum in cui il Paese ha detto ‘no’ al nucleare, avvenne nel 1987, vale a dire un anno dopo il disastro di Chernobyl, quando l’opinione pubblica era - più che comprensibilmente - in preda al panico. Ma la centrale di Chernobyl fu progettata per scopi militari, era un impianto obsoleto e carente di sistemi di sicurezza e oltretutto l’incidente fu causato da un tragico e incredibile errore umano, che oggi non potrebbe più occorrere perché, grazie alla ricerca tecnologica, i processi sono altamente automatizzati e dunque il rischio di incidente si è molto ridotto.

Rimangono quindi due problemi: lo smaltimento delle scorie radioattive e lo smantellamento delle centrali quando diventano obsolete. Sono però punti sui quali la ricerca scientifica può essere di grande aiuto. Già oggi disponiamo di molte soluzioni e a costi accettabili. Per le scorie, ad esempio, sono state messe a punto tecniche di stoccaggio ad altissima sicurezza; vengono trattate per renderle inerti e quanto rimane viene sotterrato. In Francia, a Le Hague, c’è un deposito di scorie su cui la gente passeggia: sono ben custodite e le radiazioni non ci raggiungeranno mai.

Se dunque è vero che la fonte ottimale (in termini di produzione, efficienza, sostenibilità per l’ambiente e per l’uomo) ancora non l’abbiamo trovata, aspettando i risultati della ricerca, sembra che l’opzione nucleare sia quella da considerare concretamente e subito.

Umberto Veronesi (chirurgo oncologo)


 agienergia.it (testo e foto)

 

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