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12/08/2009

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“IL SALENTO PIZZICA, IL GARGANO MOCCECA”

Clicca per Ingrandire La serata di martedì 11 agosto ha visto in scena due gruppi che si sono quasi sfidati per contrapporre alla musica popolare del Gargano quella del Salento. Dopo i ringraziamenti agli sponsor e la sigla del Festival, salgono sul palco i “Festa Farina e Folk” (foto del titolo; ndr). Il nome del gruppo si ispira principalmente al detto che i Borboni usavano per sottomettere il popolo, ossia “Festa farina e forca”, sostituendo forca con folk. L’affermazione ha tuttavia anche un altro significato. Vuole infatti ricordare le vecchie feste del grano, quindi della farina, in cui avvenivano grandi scambi culturali tra i paesi circostanti.

“Il Salento pizzica, il Gargano mocceca”. Questa la frase stampata sulle maglie dei componenti del gruppo durante l’esibizione. “Non vuole essere una sfida, ma è solo per affermare e dimostrare, attraverso la nostra musica, che il Gargano c’è. Che la Puglia è ricchissima di cultura, non solo nel Salento, ma anche sul Gargano”. L’idea di creare questo gruppo nasce per contraddire un’affermazione di Pier Paolo Pasolini, il quale dichiarò che di popolare sul Gargano c’è poco o niente.

“Noi volevamo dimostrare che si sbagliava e che le sue affermazioni derivavano solo da scarsa conoscenza del territorio” ha spiegato un componente del gruppo. Il fattore che ha tuttavia ispirato da subito il gruppo è stato il lavoro di un cittadino di Monte Sant’Angelo, Francesco Nasuti, con il cd “ngingialà”. Un ringraziamento dunque va anche all’ex assessore alla Cultura del Comune di Monte Sant’Angelo.

Cambio palco e cambio cultura quando intervengono i “Mascarimirì” (foto 1 sotto) a rappresentare le arti e le tradizioni del Salento. Si tratta di un gruppo che svolge un lavoro di ricerca su pizzica, canti di lotta, d'amore e di lavoro, caratterizzati soprattutto da un'apertura alle contaminazioni sonore partendo dalle terre più vicine per sonorità fino a quelle più distanti. “La musica passa un po’ in secondo piano - dice Claudio, – ma se non c'è contaminazione i canti popolari sono destinati a sparire, quindi è importante conoscere bene la tradizione, studiarla, ma anche continuare a scrivere pezzi e ricercarne di vecchi”.

Il pubblico più affezionato, composto principalmente da giovani non solo salentini, ha accompagnato il gruppo nelle varie tappe e scaldato le piazze cantando e ballando con loro. “Cavallo”, altro componente del gruppo, ci spiega che con la loro musica vogliono far sapere alle gente che il Salento esiste, che si tratta più che altro di un'identificazione culturale, una musica di territorio, non un messaggio politico. Ottima la partecipazione del pubblico anche nella seconda serata del Festival di Musica Etnica, dove è stato registrato un picco di sei mila presenze tra la prima e la seconda parte dell’esibizione.


 Ufficio Stampa “Storie di Musica Popolare”

 

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