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05/08/2009

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NOTTE DI CANTI E STRANI INCONTRI

Clicca per Ingrandire “Vidë che bella lunë che belli stellë (Guarda che bella luna che belle stelle)
questë iè la nottë che cë arrubbënë li donnë (questa è la notte che si rubano le donne)
chi arrubbë li donnë non cë chiamë ladrë (chi ruba le donne non si chiama ladro)
cë chiamë giuvinottë svënturatë… (si chiama giovanotto sventurato…)”


La serata, denominata “La Notte di chi Ruba Donne”, è quella in cui a Carpino, ma anche in tutto il Gargano e in buona parte dell'Italia si gira (va) per il paese a “fare innamorare le donne alla finestra", la notte dei sonetti suonati a serenate. È questa la notte del Carpino Folk Festival in cui si dà ampio spazio alla musica popolare amata dagli studiosi, quella degli autentici interpreti, che in gergo sono definiti, “i cantori” o i “cantatori”.

È in questa serata che si realizzeranno le migliori condizioni per mettere a loro agio gli anziani non abituati alla carnalità del grande pubblico che tuttavia vuole a ogni costo vedere, toccare e salutare attraverso loro il passato e una civiltà contadina e pastorale ormai irrimediabilmente destinata a scomparire. L'augurio è che anche solo per una notte questi veicoli del passato ci facciano vivere alcuni momenti irripetibili e la loro magia ci faccia intravedere un mondo diverso e pieno di armonia.

Nei luoghi in cui sono state effettuate la maggior parte delle registrazioni etnomusicologhe che hanno coinvolto il Gargano, al ritmo di musiche lontane, perse nella memoria dei secoli e riattualizzate, si cercherà di rendere il presente in diretto contatto col passato: notte di canti e di strani incontri tra culture diverse. Quest’anno è la volta delle Marche e dell'area Vesuviana con: PETRIÒ MMIA (canti e saltarelli marchigiani) - RARECA ANTICA (canzoniere vesuviano) ma anche gli immancabili CANTORI DI CARPINO (serenate e tarantelle alla carpinese)

LETTERATURA = “Sessant’anni fa si portava la serenata con la sola chitarra battente; una ventina di anni addietro, invece, le canzoni si sposavano ai suoni indefinibili del mandolino e a quelli della chitarra battente e della francese, ed era bello, poetico, ascoltare nella calma solenne della notte, al chiarore della luna, oppure alla luce meridiana, nei giorni di Carnevale e della Pasqua, nelle strade dell’abitato o in qualche viottolo solitario delle campagne, quei canti ora patetici, ora allegri che esprimevano la dolcezza dell’amore, oppure il disprezzo dell’amante corrucciato, che cantava a disfida.” (Giovanni Tancredi - Folclore Garganico, 1938)

 Uff. Stampa “Carpino Folk Festival”

 

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